In questo sito appare una selezione di blogspot gia' apparsi sul mio blog personale
prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.

Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


Mie foto su Flickriver

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sabato 25 giugno 2016

Due in uno

Asus transformer t300



Dopo lunga assenza, scrivo questo breve post per testare le funzioni di Dreamweaver e dello strumento di creazione del mio blog che è ancora in fase sperimentale, dopo che ho dovuto rinunciare al mio computer preferito che improvvisamente ha smesso di funzionare e non si può riparare. Ora sto scrivendo su un piccolo computer velocissimo che ho dovuto comprare e addomesticare al mio uso: l'Asus transformer T300. Lo si può usare come ultrabook o come tablet e ha tutta l'aria di essere il formato dei PC del futuro prossimo, c'è da scommetterci.
Mi sembra un buon attrezzo e spero che non mi pianti in asso troppo presto.

martedì 27 ottobre 2015

sabato 16 maggio 2015

Scalzi


scalzi

"Ci sono le scarpe pesanti da pioggia e quelle leggere da sole o, se ci vuoi mettere sale e pepe, quelle da palude e quelle da deserto. Ma non è di questo che volevo parlare".
"Di cosa volevi parlare, invece? Dei pedi scalzi, robusti e callosi dei ragazzi che smontano dai barconi o di quelli eleganti e delicati della belle gioie da spiaggia?"
"Argomento sicuramente molto più interessante. Ma neanche di questo ti volevo parlare".
"Di cosa, allora?"
"D'altro"
"Argomento vasto".
"Fin troppo. Mangiamo, piuttosto che la minestra è calda."
"Un bel tacer..."
"...non fu mai scritto".
"Buon appetito".

lunedì 30 marzo 2015

Le déjeuner sur l'herbe

Ieri i bolognesi hanno festeggiato la prima domenica di primavera sparpagliandosi allegramente per i giardini Margherita, a piedi o in bici. Il tempo era bellissimo, non ancora troppo caldo e il pratone dove si giocava a polo quando ero bambino li ha accolti confortevolmente.

 
Le Déjeuner sur l'herbe


Ho scattato la foto con il telefonino alle 14 e 57 di ieri, primo giorno di ora legale del 2015.

mercoledì 11 febbraio 2015

Dama di compagnia






... Nettuno, ma cosa hai detto alla bellagioia per stupirla tanto? o le è bastato guardarti?

Ho scattato la foto con il telefonino alle 17 e 09 di oggi

martedì 10 febbraio 2015

Nettuno sorge dalla neve


mar 10 febbraio 2015  
Netuno neve

Anche quest'anno a Bologna la nevicata più abbondante è venuta in febbraio
Ho scattato la foto con il telefonino alle 14 e 20 di oggi

martedì 18 novembre 2014

FACTOTUM

dissuasoreIn via Clavature, nel quadrilatero romano che ospita il mercato vecchio, si trova una robusta colonnetta di metallo capace di scomparire a comando nella pavimentazione di porfido. Lo scopo del marchingegno chiamato "dissuasore mobile" è quello di impedire, quando sporge dal terreno, il transito degli autoveicoli comuni del popolo di dio, pur consentendolo ai pochi privilegiati che ne abbiano dimostrato la necessità o la pubblica utilità.
Di solito si tratta dei furgoni commerciali destinati al rifornimento dei negozi e dei banchi della zona che, con un'apposita tessera, persuadono il dissuasore a sparire momentaneamente sotto terra per lasciarli passare.
Al loro primo apparire, le colonnette a scomparsa destarono una certa curiosità non solo nei bambini e c'era sempre qualche spettatore che assisteva alla sparizione e ricomparsa del cilindro di acciaio con lucette sfolgoranti. 
Dopo anni di servizio, il dissuasore si è ormai guadagnato l'indifferenza generale e anche la mia, ma oggi per la prima volta ho notato una piccola etichetta in fondo al cartello segnaletico di pericolo. C'è sempre stata? o è una recente aggiunta?
La natura della scritta latino-americana "FUCKTOTUM", cioè "FOTTITUTTO" fa pensare ad uno scherzo, ma chi può dirlo (kilpoldir?)? Che sia un incitamento multilinguistico nelle due lingue universali del presente e del passato alla distruzione del tutto?
Uno sberleffo irriverente ad una nuova fastidiosa trovata tecnologica, che sfrutta l'omofonia con il comune termine FACTOTUM, o altro ancora?
Se qualche cortese lettore conosce la spiegazione del piccolo enigma me lo scriva PLEASEQUAESO.
Indagate fratres.


sabato 18 ottobre 2014

Un chilo e due di carta



Oggi La repubblica pesa 1220 grammi, stando alla bilancia di cucina. Inutile dire che ben più di mezzo kg, forse fra i due terzi e i tre quarti del peso totale, è pubblicità esplicita e smaccata prevalentemente di moda, alla quale va aggiunta quella più subdola, ma neanche troppo coperta, che i cosiddetti articoli contengono. Va bene così? non credo proprio.
La repubblica

Mia moglie ed io eravamo presenti alla conferenza che Eugenio Scalfari tenne a Bologna per presentare il giornale che stava per lanciare in concorrenza con il Corriere, la Stampa e, nella nostra città, il Carlino: re della cronaca locale.
Sarebbe stato un giornale agile, indipendente, senza sport e senza cronaca nera: poca carta, molte idee contro-corrente. Un giornale d'opinione, non fazioso, per un pubblico insoddisfatto del panorama stagnate e conformista dei quotidiani nazionali a grande tiratura.
Cosa sia diventato, con il passare degli anni, questo gioiellino pretenzioso è sotto gli occhi di tutti: un obeso veicolo pubblicitario.
Che ne dici caro Eugenio del tuo bel progetto? Era proprio inevitabile questo degrado sconfortante che ha tradito in pieno il tuo progetto e noi affezionati lettori dei primi numeri che avevamo creduto alle tue promesse?

giovedì 9 ottobre 2014

Se non a Bologna... dove?



"Se non a Bologna... dove?
Anche in questo fine-settimana il centro di Bologna si è popolato delle ormai abituali pagodine bianche. Questa volta sono piene di mortadelle e sono disposte a schiera lungo il "crescentone" di piazza Maggiore e sotto lo sguardo incuriosito del Nettuno, stanco di pesce-sempre-pesce.

fiera della mortadella

E' in corso, infatti, MORTADELLABO', una specie di sagra dell'insaccato rosa, celebre nel mondo e per questo anche malamente imitato e contraffatto. Al simpatico motto: "chi la fa l'affetti" i produttori della vera mortadella di Bologna, protetta dal marchio europeo IGP (indicazione geografica protetta) offrono all'assaggio e all'acquisto il loro prodotto pregiato in un'atmosfera festosa e paesana. Non mancano vino e piadine, naturalmente, abituali compagni di baldoria delle profumate fette lardellate.
Se non si fosse capito bene, a me piace la mortadella e, pensandoci bene, non conosco nessuno a cui non piaccia, a memoria d'uomo.

venerdì 3 ottobre 2014

Chiuso per preghiera



Oggi, venerdì, giorno feriale di mercato in piazzola per i bolognesi, festivo per i pachistani e assolutamente indifferente per i cinesi, abbiamo trovato parcheggio alla Bolognina verso l'una di fronte ad un fruttivendolo stranamente chiuso.
Il vecchio quartiere della Bolognina, costruito a Nord dei binari della stazione centrale, era noto come quartiere dei ferrovieri e dei cinesi, presenti già da molto tempo con le loro attività commerciali e manifatturiere. Oggi la situazione è cambiata e la zona si è popolata di altre etnie, un tempo del tutto sconosciute e assenti. Fra queste ci sono i pachistani che, da musulmani ferventi, conducono negozi di frutta o piccole botteghe generiche di alimentari, ma niente carne, meno che mai quella di maiale, centrale, invece, nell'alimentazione tradizionale emiliana.
Queste botteghe sono sempre aperte, stando ai cartelli esposti che dichiarano spesso degli orari impensabili qui da noi: tutti i giorni dalle 8 alle 23, domeniche comprese, ma è meglio non contarci troppo.
Volendo comprare un grappolo d'uva o il latte dimenticato nel fare la spesa generale, mi sono ritrovato, infatti, con un pugno di mosche di fronte ad un cartello "Torno subito" che può valere anche ore. Mi ricorda il "Just roud the corner" che a Dublino può equivalere anche a tre kilometri. Paese che vai...

fruttivendolo

Per la prima volta oggi all'una, sulla vetrina di un fruttivendolo non-stop, inspiegabilmente chiuso, ho visto, invece, un cartello più preciso: "chiuso per preghiera apro alle 15:00" .
Basta saperlo.

Telefonum sum



Dopo molti anni di onorato servizio ed un lungo declino senile, abbiamo deciso di sostituire il telefono principale senza fili che ospita la segreteria telefonica. Ultimamente si spegneva a suo piacere. Benché la sostituzione comportasse la perdita della rubrica interna, costruita di malavoglia con una procedura astrusa e disagevole nel corso di anni, la decisione è stata presa senza dubbiosi tentennamenti.
A detta del rivenditore, il nuovo aggeggio è dotato di un software più umano del precedente, ma se si vuole personalizzarlo, richiede pur sempre un po' di pazienza. La segreteria telefonica standard, ad esempio, sembra la prima cosa da modificare. Ha l'aria di essere pensata più per un negozio che per un privato cittadino, giustamente orgoglioso della sua libertà di movimento.
"Siamo momentaneamente assenti... richiameremo appena possibile...", ma quando mai! Da casa mia vado e vengo quando mi pare e sto fuori casa quanto mi piace. Ci mancherebbe che dovessi giustificarmi con uno sconosciuto che ha letto il mio numero sull'elenco telefonico, non mi ha mai neppure incontrato per la strada e non si vergogna di disturbarmi per sapere se ci sono appartamenti in vendita nel mio palazzo.
Oltretutto, ho sempre un telefonino in tasca che serve egregiamente ai pochi parenti e amici che ne conoscono il numero e mi sono sempre graditi.
Insomma la prima mossa da fare era registrare un nuovo testo per la segreteria telefonica. Uno provvisorio, magari, in attesa di ispirazione. Uno dei più spettacolari dei tempi andati fu quello registrato depo la elezione di papa Wojtyla. Da un 33 giri avevo preso le campane di San Pietro per aprire e chiudere sfumando il messaggio. Il parlato che stava in mezzo allo scampanio festoso lo avevo ottenuto imitando il polacco del papa. Per ottenere l'effetto eco di piazza San Pietro avevo parlato dentro la pentola a pressione più grande, ma era il testo che suscitava le risate maggiori. Più o meno, diceva: "Fraaaateeeelo, soreeela, lascia un mesaggggio, Lui ti ascolta!".
Il solo che registrò non una semplice risata sonora, ma una risposta all'altezza, fu Carletto: un moroso di quei tempi di mia figlia. Cominciava così: "Sono San Carlo..."
Quando mia figlia andò a studiare in America e, all'epoca, le telefonate intercontinentali costavano un occhio, dovetti sostituirlo con un nudo testo super-breve da nove secondi, scialbissimo.

homer

In epoche più recenti avevo adottato un testo breve che scoraggiava blandamente l'incauto telefonista dal lasciare messaggi: "Risponde la segreteria telefonica di Candeli. SE LO DESIDERA, può lasciare un messaggio BREVE, dopo il bip"
Spacchettato il telefono nuovo, fu proprio questo il messaggio che, in piedi, in cucina tentai di registrare. Niente da fare. La segreteria non funzionava. Rimandai il tentativo di venire a capo del mal funzionamento e lasciai, momentaneamente, campo libero alla vocetta melensa pre-registrata: "Siamo momenteneamente assenti, la preghiamo..."
Quando ricominciai per la seconda volta la procedura di registrazione di un messaggio personale tutto funzionò bene, ma il primo testo di prova che uscì dalla mia voce fu: "Sono (lunga pausa) fritto" seguito dalla risata di mia moglie che stava distrattamente seguendo le operazioni. Con il nuovo testo la segreteria funzionava perfettamente, perché cambiarlo, allora? Lo abbiamo tenuto per un paio di mesi, con il brillante risultato che nessuno ha lasciato messaggi articolati e comprensibili; solo borbottii sorpresi, finché una mattina al risveglio ho pensato di sostituirlo con uno nuovo che tuttora risponde in nostra assenza.
E' questo: "Vale. Telefonum sum, quis sis, quod vis?" che in romanesco più recente suonerebbe: "Sarve, so' er telefono. Chissei? Chevvoi?".
Vedremo se ci sarà qualcuno che registrerà un messaggio a tono, come il San Carlo di tanti anni fa.

martedì 30 settembre 2014

Sincronizzazione



Pare che al Quirinale ci siano più di mille orologi che un orologiaio a tempo pieno mantiene carichi e "in forma", non occupandosi di niente altro. A casa mia la situazione è più semplice perché gli orologi meccanici sono finiti tutti in un cassetto, eccetto quello a pendolo di mio nonno che continuo a caricare e regolare settimanalmente, ma in modo rilassato, senza bisogno di particolari attenzioni o cure. 
Quello che guardo più spesso di giorno è lo swatch da polso che non tolgo mai, neppure quando faccio un bagno nell'acqua salata del mare o in quella calda e spumosa della vasca da bagno. 
Di notte, invece, guardo l'ora a sinistra su di un display a cifre rosse appollaiato su di una pila di libri oppure a destra sulle grandi cifre proiettate sul muro da un Oregon radio-controllato che fornisce anche la temperatura ambiente. In caso di black-out si spengono entrambi, ma quando torna la luce solo quest'ultimo riprende a funzionare ricordando l'ora giusta, mentre il primo si riaccende, ma ha dimenticato l'ora e bisogna imprecare un po' e schiacciare molte volte scomodi bottoncini per rimetterlo al passo con l'altro: il sapientone.

castello di Carpi

Dopo un black-out va riaggiustato anche l'orologio del forno a microonde, ma questo dispone di comandi a rotazione, comodi quasi quanto la corona di un vecchio orologio meccanico. Il pendolo del nonno, da vecchio saggio, non si scompone per una sciocchezza come l'interruzione della corrente elettrica, diavoleria del tutto assente nella sua prima casa, quando era giovane. Ci vuol altro, per fermarlo. 
Della stessa tempra, insensibile ai capricci della rete elettrica, è l'ultimo arrivato: l'orologio del telefonino, a patto di alimentarlo ogni notte con una flebo che lo ricarichi e gli dia lo sprint per affrontare un intero giorno di veglia e di lavoro.
L'ho regolato in modo che suoni ad ogni ora, come il pendolo. Allo scoccar dell'ora si fa vivo con un bel campanello squillante che coglie di sorpresa gl'ignari presenti. Se mi trovo in un luogo pubblico dove la presenza di un vecchio orologio da muro è poco più probabile di quella di un asino parlante è spassoso vedere gli sguardi dei presenti scannerizzare le pareti alla ricerca di un orologio da muro e, alla fine, desistere delusi dalla ricerca.
Prima d'istallare la campanella oraria con il suo singolo suono squillante, avevo attivato una divertente applicazione che riproduceva il carillon più celebre del mondo: quello della torre di Elisabetta nel palazzo di Westminster, sede del parlamento inglese, comunemente detto Big Ben. Sentire uscire dal taschino l'intera tiritera del carillon di Westminter ad ogni ora del giorno, però, era troppo perfino per me: il trisnipote del costruttore dell'orologio ottocentesco della torre del castello di Carpi che vedi nella foto.

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