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domenica 13 aprile 2008

Pausa pranzo

dom. 13 aprile 2008 Pausa pranzo

  • bicchieriScrivere una lettera che preannunci l'intervista
  • Chiarire bene che lo scopo è fare un'indagine
  • Un intervistatore solo. L'altro, eventuale, assiste in rigoroso silenzio
  • Cominciare l'intervista a registratore spento e assicurare
    l'anonimato prima di accenderlo
  • 45-75 min. NO MORE

La pizza, bella al momento dell'atterraggio sul tavolo, era stata deludente; sopraffatta dal gusto di un prosciutto anemico e mal disposto restava a ingombrare metà del piatto. Sboconcellata, fredda, quasi repellente. Ci sarebbe voluto un ragazzo in gita scolastica per arrivarci in fondo.
Dietro la grande vetrina di plexiglass con le fiamminghe di melanzane, pomidoro gratin e asparagi fuori stagione galleggia la nuova barista fra bottiglie e bicchieri appesi a testa in giù come sulle navi. Si muove come una sirena a mezzobusto, asciugando e lucidando con un tovagliolo verde i bicchieri. Quello del nocino, sul tavolo, è ormai vuoto. E' quasi efebica, ma femminile nelle movenze. Sorride fra sé. A cosa pensa? E' giovanissima, pallida, con i capelli troppo neri. L'ombelico, a tratti scoperto dalla maglietta bianca, sottile e scollata, distrae lo sguardo dai piccoli seni aggressivi. Il flou dei vetri di plastica che la separano dalla sala non giova ai suoi lineamenti giovanili. Quasi sommersa dal brusio degli avventori, una radio lontana parla fra rumori spaziali o da flipper. L'ascolta solo lei, forse.
Al tavolo di fronte, bancari in uniforme grigia si attardano in pettegolezzi di lavoro sovrastati da pennacchi vegetali dai colori improbabili a lambire il soffitto e da altrettanto improbabili trofei di pesca fra anticaglie da rigattiere che ostentano una polvere secolare. "La quattrostagioni? Buon appetito." Il cameriere sardo in camicia bianca, magro oltre ogni moda, fruscia fra i tavoli al rimorchio di una cravatta nera di lutti dimenticati.
I due fratelli gestori rimpallano con alterna disinvoltura la loro euforica pinguedine napoletana fra gli angusti passaggi. Una fontanella a fungo perpetua la sua cascata sghemba sui pesciolini rossi, indifferenti al tesoro di monetine portafortuna sul fondo della vasca.
La pipa tira bene. Fuori dai vetri una mandria di motorini allineati al freddo attende il ritorno del padrone. Sintomi e cascami del Natale incombente assediano ogni angolo risparmiato dal traffico. Baracche invereconde sotto ogni arco di portico di fronte alle vetrine più eleganti scoraggiano qualsiasi velleità di passeggiata. "Post prandium, lento pede...", ma non è proprio il caso. E' troppo presto per rincasare e sfuggire al calpestio incessante dei compratori di doni e al ruggito rauco degli autobus.
Non resta che riparare di nuovo al secondo piano nell'ufficio vuoto e quasi buio dove veglia il computer in attesa. Un colpetto sul mouse e lo schermo si rianima dalla pausa-pranzo: "Defrag completato".



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom. 13 aprile 2008 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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