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venerdì 3 ottobre 2014

Telefonum sum



Dopo molti anni di onorato servizio ed un lungo declino senile, abbiamo deciso di sostituire il telefono principale senza fili che ospita la segreteria telefonica. Ultimamente si spegneva a suo piacere. Benché la sostituzione comportasse la perdita della rubrica interna, costruita di malavoglia con una procedura astrusa e disagevole nel corso di anni, la decisione è stata presa senza dubbiosi tentennamenti.
A detta del rivenditore, il nuovo aggeggio è dotato di un software più umano del precedente, ma se si vuole personalizzarlo, richiede pur sempre un po' di pazienza. La segreteria telefonica standard, ad esempio, sembra la prima cosa da modificare. Ha l'aria di essere pensata più per un negozio che per un privato cittadino, giustamente orgoglioso della sua libertà di movimento.
"Siamo momentaneamente assenti... richiameremo appena possibile...", ma quando mai! Da casa mia vado e vengo quando mi pare e sto fuori casa quanto mi piace. Ci mancherebbe che dovessi giustificarmi con uno sconosciuto che ha letto il mio numero sull'elenco telefonico, non mi ha mai neppure incontrato per la strada e non si vergogna di disturbarmi per sapere se ci sono appartamenti in vendita nel mio palazzo.
Oltretutto, ho sempre un telefonino in tasca che serve egregiamente ai pochi parenti e amici che ne conoscono il numero e mi sono sempre graditi.
Insomma la prima mossa da fare era registrare un nuovo testo per la segreteria telefonica. Uno provvisorio, magari, in attesa di ispirazione. Uno dei più spettacolari dei tempi andati fu quello registrato depo la elezione di papa Wojtyla. Da un 33 giri avevo preso le campane di San Pietro per aprire e chiudere sfumando il messaggio. Il parlato che stava in mezzo allo scampanio festoso lo avevo ottenuto imitando il polacco del papa. Per ottenere l'effetto eco di piazza San Pietro avevo parlato dentro la pentola a pressione più grande, ma era il testo che suscitava le risate maggiori. Più o meno, diceva: "Fraaaateeeelo, soreeela, lascia un mesaggggio, Lui ti ascolta!".
Il solo che registrò non una semplice risata sonora, ma una risposta all'altezza, fu Carletto: un moroso di quei tempi di mia figlia. Cominciava così: "Sono San Carlo..."
Quando mia figlia andò a studiare in America e, all'epoca, le telefonate intercontinentali costavano un occhio, dovetti sostituirlo con un nudo testo super-breve da nove secondi, scialbissimo.

homer

In epoche più recenti avevo adottato un testo breve che scoraggiava blandamente l'incauto telefonista dal lasciare messaggi: "Risponde la segreteria telefonica di Candeli. SE LO DESIDERA, può lasciare un messaggio BREVE, dopo il bip"
Spacchettato il telefono nuovo, fu proprio questo il messaggio che, in piedi, in cucina tentai di registrare. Niente da fare. La segreteria non funzionava. Rimandai il tentativo di venire a capo del mal funzionamento e lasciai, momentaneamente, campo libero alla vocetta melensa pre-registrata: "Siamo momenteneamente assenti, la preghiamo..."
Quando ricominciai per la seconda volta la procedura di registrazione di un messaggio personale tutto funzionò bene, ma il primo testo di prova che uscì dalla mia voce fu: "Sono (lunga pausa) fritto" seguito dalla risata di mia moglie che stava distrattamente seguendo le operazioni. Con il nuovo testo la segreteria funzionava perfettamente, perché cambiarlo, allora? Lo abbiamo tenuto per un paio di mesi, con il brillante risultato che nessuno ha lasciato messaggi articolati e comprensibili; solo borbottii sorpresi, finché una mattina al risveglio ho pensato di sostituirlo con uno nuovo che tuttora risponde in nostra assenza.
E' questo: "Vale. Telefonum sum, quis sis, quod vis?" che in romanesco più recente suonerebbe: "Sarve, so' er telefono. Chissei? Chevvoi?".
Vedremo se ci sarà qualcuno che registrerà un messaggio a tono, come il San Carlo di tanti anni fa.

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