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venerdì 25 maggio 2012

Nonni stagionali

Nonni stagionali
Oggi pomeriggio, tornando a casa dalla biblioteca a piedi, come al solito, mi è saltato addosso il caldo. Sporadiche ed inconcludenti avvisaglie dell’estate c’erano già state, ma era troppo presto perché fossero credibili. Oggi, invece, alla fine di maggio la faccenda sembra diversa. Per fortuna, mi tocca dire, pensando ai miei conterranei più sfortunati che ancora dormono in macchina o nelle tende, sloggiati di casa da questo maledetto terremoto che non finisce ancora.
Per me che ho la fortuna di vivere alla periferia del sisma non è che cambi molto, per ora, ma la stagione di bici, braghe corte, maglietta e nipotini in casa al mare si avvicina.
In questi ultimi anni, da quando è iniziata anche la mia stagione finale, sono diventato un nonno stagionale. Come gli africani, che arrivano qui per raccogliere la frutta quando viene il caldo, anche io cambio paese e occupazione. Dalla grande casa vuota di città dove ormai viviamo solo noi due vecchi gatti, ci si trasferisce nella casa al mare dove arrivano i nipotini da badare. Quest’anno saranno le due bimbe che vivono a Parigi durante l’anno scolastico.
Anche per loro  l’arrivo dell’estate è una rivoluzione: passare dall’appartamento al quinto piano nel Marais alla villetta con giardino e piscina, a pochi passi dal mare Adriatico – il più domestico e bonaccione dei mari – è un salto fantastico. Non da meno è il passare dalla gestione dei genitori a quella dei nonni, liberi dai quotidiani obblighi e ritmi scolastici. Una vita senza sveglia, insomma, che mi ricorda come vivevo io la fine della scuola da bambino.

Occhiobello

Anche per loro spero che il passaggio sia vissuto con la stessa gioia e impazienza che avevo io, quando prendevo il primo treno utile dopo la campanella della lectio brevis che annunciava la fine dell’anno scolastico. Allora il viaggio da Roma. dove abitavo, a Carpi, base di partenza delle lunghe vacanze estive di campagna, mare e montagna, durava quasi sei ore che volavano, in attesa di vedere finalmente, dopo le lunghe gallerie buie nella pancia dell’Appennino, la placida pianura senza orizzonte che consideravo casa mia.
Il passaggio dall’elettrotreno - il “direttissimo” che proseguiva per Milano - alla locomotiva a vapore che, sbuffando ritmicamente sul quarto binario, attendeva i quattro gatti che proseguivano per Carpi-Suzzara-Mantova era sempre un’emozione, stemperata dall’annuncio “Per Caarpisussaramantova si cambia” pronunciato con quella modenese lentezza strascicata, inevitabilmente comica, per un bambino che aveva ancora nell’orecchio il romanesco dei compagni di scuola.
Anche dal punto di vista linguistico, il tuffo nel nostro mare in compagnia dei nonni italiani, deve essere notevole per le due bimbe francesine, bilingue la maggiore e ancora infante la piccola. Chissà se, da adulte, ricorderanno con affetto le estati italiane con i nonni, come io ricordo le mie con la zia. Purtroppo temo di arrivare fuori tempo massimo per saperlo.

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