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martedì 11 marzo 2008

... com'è? matura o marcia?

lun. 02 giugno 2003 ... com'è? matura o marcia?

  • ... è matura o marcia?
  • la distinzione si fonda sulla posizione che occupi al banco: lato vendita o lato acquisti
  • Giusto. Questo lo capisco. Se stai ancora provando a venderla, prima di deciderti a buttrla via nel bidone, è per forza matura o, al massimo, molto matura. Ma poniamo che tu la tiri fuori dal tuo frigo per metterla in tavola
  • Allora dipende dall'appetito e dalle possibili scelte alternative. Ma prima di continuare, dimmi: stiamo facendo una discussione astratta o vuoi sapere se stasera ti toccherà della frutta marcia, quando verrai a cena da noi.
  • filosofia, pura filosofia. Stasera la frutta la porto io.
  • e com'è matura o marcia?
  • acerbina, direi, bella croccante. Tornando alla polpa del discorso, allora, secondo te, non ci sono criteri di distinzione ragionevolmente accettabili da molti; bada che non ho parlato di criteri oggettivi.
  • e hai fatto proprio bene, secondo me. "Accettabili da molti", dici? Sì, se i molti sono molto omogenei, il contrario di un "campione" statistico di popolazione.
  • Fammi un esempio di cosa intendi per gruppo omogeneo.
  • I deportati di un lager nazista
  • Capisco, e non ci sarebbe qualcosa di meno agghiacciante?
  • Be' tutti i gruppi in cui, per ragioni varie, le possibilità di manifestazione delle preferenze personali sono represse. Vedi un po' tu quali sono i meno agghiaccianti; la scelta è vasta, se prendi in considerazione come fattori coercenti la miseria, l'ignoranza, la stupidità e simili e tutte le possibili combinazioni di ciascuna con tutte le altre.
  • Speravo che convenissi con me che almeno su distinzioni così grossolane come maturo o marcio, un'educazione comune potesse essere una solida base per raggiungere un sentire comune e criteri di giudizio condivisibili.
  • Stai pensando a Eaton e ai rampolli dell'aristocrazia, o mi sbaglio?
  • No, più banalmente alla nostra provincialissima generazione, nata e cresciuta nella stessa città da famiglie che si conoscevano e i cui menbri, per generazioni, hanno frequentato le stesse scuole e...
  • Guarda che di quelli lì ce ne saranno rimasti in circolazione altri tre o quattro oltre a noi due, sembra che tu stia parlando di un mondo. Facciamo cento in tutta la città e campagne, per stare larghi.
  • Dici?
  • Sono tutti morti quelli che hai in mente tu e noi stiamo per raggiungerli, ma non è una buona ragione per mangiare frutta marcia e altre porcherie. Su questo credo proprio che abbiamo un radicatissimo sentire comune.
  • Meno male, credevo che mi volessi proprio angustiare.
  • Ci mancherebbe; piuttosto vieni prestino stasera che così, prima di sederci a tavola, facciamo in tempo a bere un bicchiere o due di pignoletto bello fresco, in giardino, sotto i tigli fioriti, o ti disturba il profumo?
  • Scherzerai, è il profumo della fine delle scuole! Vengo alle sette e mezzo, allora, e alle otto a tavola, cascasse il mondo.
  • Benissimo! Se hai molta sete, invece, vieni un po' prima. Non vorrei che ci strangozzassimo a bere in fretta

Montepastore - Appennino bolognese



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun. 02 giugno 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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