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domenica 9 marzo 2008

Ti amo o T9?

ven. 22 agosto 2003 Ti amo o T9?

Non so se cani e porci abbiano il loro T9 per comunicare in modo banale fra di loro; i telefonini umani lo hanno. Per chi non lo sapesse T9 è il linguaggio che i telefonini recenti usano per agevolare la scrittura di messaggini (SMS) con la loro scomoda e povera tastiera.

Semplificando, si tratta di un sistema che cerca d'indovinare la parola che l'utente intende scrivere suggerendola fra un repertorio, ampliabile, di parole che sa dalla nascita. Poiché tutti i fabbricanti di telefonini sperano di vendere i loro prodotti in tutto il modo, ogni telefonino contiene un lessico specifico per ciascuna delle lingue, compreso l'italiano, in cui vivono potenziali acquirenti. Il mio attuale contiene gli strumenti per: italiano, inglese, francese, tedesco, olandese, turco e arabo.

Il tutto è piuttosto ingombrante e la dimensione della memoria disponibile per questa e le altre funzioni multilingue (menu, aiuti, ecc.), impone dei drastici tagli e, in definitiva, un lessico piuttosto modesto, limitato ai termini d'uso più diffusi per una comunicazione a distanza elementare. Normalmente l'elenco delle parole non è accessibile né modificabile direttamente, probabilmente perché i termini sono memorizzati in forma tokenizzata secondo un algoritmo di compressione efficiente. Il risultato è che si possono aggiungere (scomodamente) nuovi termini all'elenco di base e basta.

Come ne esce la comunicazione fondata sul T9? Meno peggio di quanto le severe limitazioni tecniche, che abbiamo cercato di descrivere sommariamente, lascerebbero pensare, a patto che ci si limiti ad una comunicazione stringatissima di situazioni di circostanza: assenso, dissenso, auguri, scuse, inviti, stati d'animo basilari affettivi, di piacere, di dolore e poco d'altro.

Se usati bene, gli SMS composti con il T9 consentono di comunicare senza equivoci con un interlocutore remoto non raggiungibile, per qualche ragione, con strumenti di comunicazione più efficaci e raffinati, quali il telefono, i messaggi istantanei e la posta elettronica su INTERNET.

In altre parole, non sostituisce nulla, ma si aggiunge alle altre forme di comunicazione esistenti e le integra presentandosi come un'ulteriore strumento: rozzo, ma efficace. La diatriba che ha trovato spazio su quotidiani, sulla presunta capacità del linguaggio usato negli SMS d'influire su altre forme di comunicazione più ricche e raffinate, pertanto, mi sembra poco realistica. Linguisticamente si tratta di una sobria carriola e come tale è molto utile e apprezzabile, ma nessuna regina penserà di usarla al posto della sua lussuosa carrozza per attraversare in parata la capitale fra ali di sudditi plaudenti né alcuno di noi di adoperarla come normale mezzo di trasporto quotidiano. Disponiamo di ben altro, per fortuna, anche per giocare con il linguaggio alfabetico.

Molto interessante, invece, mi parrebbe un traduttore che traslasse le parole scritte in forma alfabetica nella lingua nativa di ciascun interlocutore in un sistema ideografico internazionale per superare la babele delle diverse lingue.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 22 agosto 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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