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martedì 11 marzo 2008

... non ci sarebbe un corsetto, ma che sia facile, molto facile, mi raccomando.


Fare poche domande e accontentarsi di pochissime risposte e per il resto, arrangiarsi.
Era l'età del fil di ferro e dello spago, prima dell'avvento del polietilene, dello scothc, dell'attack.
Un film rappresentativo? "Ladri di biciclette".
Per imparare non si frequentavano corsi, si guardava uno più grande o più esperto e si cercava d'imitarlo. Se c'era confidenza, si poteva chiedere qualche consiglio, ma senza esagerare.
Seguendo questo metodo s'imparava a parlare, a camminare e a correre, a nuotare, ad andare in bici, in moto e in macchina, a mangiare, a fare l'amore, a giocare a carte, a scacchi, a biliardo, a cucire e aricamare e tutti i mestieri.
S'imparava a campare, insomma.
La scuola, come luogo ufficiale dove s'imparava da maestri patentati per mezzo dei libri, era importante, più importante di oggi, ma aveva un raggio d'azione limitato e chiaro: leggere, scrivere e far di conto in modo sempre più raffinato con il procedere degli studi.
Nessun genitore si sarebbe mai sognato di pretendere che ai suoi figli venissero impartite lezioni sull'educazione stradale, sessuale, civica, tecnologica... poi è cominciata l'era dei corsi, ed è cominciato il declino dell'insegnamento di base.
Ch'insegna ai ragazzi "l'educazione-e-basta", oggi?
Accanto alla scuola, legata sempre alla tecnologia deformante del libro di testo, che allargava il suo raggio d'azione, mentre perdeva prestigio ed una chiara connotazione, sono sorte le scuole guida, di nuoto, di sci, di judo, di ballo e di moltissime discipline o subdiscipline più o meno esotiche o cervellotiche: tango; salsa y merengue; l'acquagym...
Con il pretesto di recuperare alla scuola le attività extra-scolastiche e rincorrere "il nuovo che avanza" sono stati introdotti nelle scuole corsi per gl'insegnanti, dapprima con il più effimero orizzonte di "aggiornamento", poi con quello più stabile di formazione in servizio con l'opzione implicita di trasformarsi in formazione permanente.
Tutto si può insegnare, anche a divertirsi. Il sottoprodotto più eclatante di questo atteggiamento sono gli animatori da villaggio di vacanze che, con ritmi soffocanti, insegnano "a divertirsi" ai poveri disgraziati che si lasciano trascinare passivamente in attività demenziali, dall'alba a notte fonda.
Il riflesso condizionato derivato da questo nuovo costume è l'attesa o addirittura la pretesa di ottenere corsi su qualsiasi argomento: dal ludico al professionale, ma che siano rapidi
e, soprattutto, semplici.
Imparare in fretta e senza fatica, questa è la generale pretesa. Nessun truffatore è ancora riuscito a vendere la bacchetta magica, ma ci si è avvicinati abbastanza con i corsi registrati su nastro da ascoltare durante il sonno. Con lo slogan: "imparate le lingue mentre dormite" c'è stato chi si è arricchito, quando tutti sanno che da secoli i ragazzi che dormono a scuola non imparano un accidente.
L'apprendistato lungo e faticoso a cui si sono sottoposti Michelangelo e Leonardo è fuori moda. Meglio l'e-learning che consente comode presenze virtuali, accompagnate da autentiche assenze reali.
In mancanza di un istantaneo trasferimento subliminale di conoscenze e competenze, come quello a cui si sottopone la protagonista femminile del film "Matrix" per imparare a pilotare istantaneamente un elicottero, "... non ci sarebbe un corsetto, ma che sia facile, molto facile, mi raccomando."



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 30 maggio 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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