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domenica 9 marzo 2008

Ignobel per la pace

gio. 09 ottobre 2003 Ignobel per la pace

Fra i vari premi annuali Ig-Nobel 2003 assegnati lo scorso 4 ottobre ( http://www.improbable.com/ig/ig-pastwinners.html ) mi sembra tristemente spassoso il premio per la pace vinto da Lal Bihari: un signore indiano dello stato di Uttar Pradesh, tristemente famoso per la grande povertà e la fiorente delinquenza a buon mercato, che ha impiegato diciotto anni di vita intensa, attiva e trasgressiva per farsi riconoscere dai solerti burocrati della sua città come vivo anziché deceduto.
Il suo non è neppure un caso isolato, al punto che ha potuto fondare, da morto, un'associazione dei morti cioè di suoi compatrioti vivi e vegeti che, come lui, risultano morti nei registri anagrafici dei loro paesi.

Andando all'osso, tutta la faccenda si riduce ad ordinari casi di corruzione a buon mercato di impiegati anagrafici che accettano di registrare come morto il possessore di un piccolo, ma ambitissimo poderetto. I parenti famelici vanno all'ufficio anagrafico, sganciano una modesta mazzetta (da 1 a 50 Euro) all'impiegato che ammazza all'istante sui suoi registri il disgraziato possessore di un fazzoletto di terra. Nessuno si sporca le mani di sangue, ma la morte burocratica è tale a tutti gli effetti, basti pensare che il signor Lal Bihari ha impiegato 18 anni, durante i quali ne ha fatte di tutti colori, per farsi resuscitare e tornare in possesso dei suoi miseri beni.
I premi IGnobel vengono assegnati da 13 anni a ricerche inutili che "prima fanno sorridere, poi pensare". Chi volesse vederne l'elenco, con le motivazioni (in inglese) e tutto il resto vada su: http://www.improbable.com/ig/ig-pastwinners.html
Fra gli altri, interessante l'ignobel per la chimica attribuito quest'anno ad un giapponese che ha indagato sulle ragioni per cui una statua di bronzo della sua città appariva meno bersagliata dai piccioni di altre della stessa nobile lega.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio. 09 ottobre 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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