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mercoledì 5 marzo 2008

Trentadue pezzi

mer. 19 maggio 2004 Trentadue pezzi

- Lo sai che sei solo?
- Solo cosa? Sei in vena d'insulti, recriminazioni e roba del genere, ancor prima di aver cominciato a giocare?
- No, solo e basta. Solo al mondo, insomma.
- E tu?
- Oh, anch'io, naturalmente.
- Ma se siamo in due, come facciamo ad essere soli?
- Si può essere soli anche in mille.
- Un esercito di soli, allora. Musicalmente c'è una bella differenza fra coro e solista.
- Lo so e il solista è tenuto im maggior considerazione di un corista, ma io parlo d'altro.
- Avevo capito, ma tentavo di deragliarti dalle tue paturnie. Secondo te cosa ci guadagniamo a sapere che siamo tutti soli al mondo?
- Be' è meglio sapere come stanno le cose senza illudersi.
- E chi l'ha detto? Tutti sappiamo di essere condannati a morire, presto o tardi, ma coltiviamo tenacemente l'illusione di avere ancora molti anni da campare davanti a noi, anche da vecchi, a volte.
- Insomma sostieni che un'illusione menzognera è meglio della verità nuda e cruda?
- Intanto smettila di parlare come un fotoromanzo; dico solo che non bisogna crogiolarsi in pensieri malinconici, anche se non privi di qualche fondamento. Metti a posto i tuoi pezzi, nel frattempo.
- Mi pare che il bianco tocchi a me, oggi. Ma come facciamo ad essere amici da tutta la vita, se siamo così diversi?
- Perché ci piace stare in compagnia, e stiamo meglio insieme che da soli, perfino quando fai dell'esistenzialismo a buon mercato. Bada che hai messo l'alfiere al posto del cavallo.
- Solo per questo?
- E ti par poco? Io credo che ci sia anche affetto e stima reciproca, e poi ce la siamo spassata in mille occasioni o te ne sei dimenticato?
- No, è tutto vero, ma stamattina quando mi sono svegliato la casa era vuota e aprendo gli occhi vedevo delle macchie nere sul muro bianco che si muovevano come mosche, ma mi sono accorto che sono dentro all'occhio, non fuori.
- Tutto qui? Fai un controllo dall'oculista che ti dirà che prima o poi ti passeranno, probabilmente. Sei SOLO affetto da floaters che, di solito, se ne vanno da soli e nel frattempo ti lasciano campare come hai sempre fatto e adesso, visto che hai tenuto il bianco, muovi. Cominciamo, tocca a te e cerca di non farti mangiare la regina subito, che poi non mi diverto più.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer. 19 maggio 2004 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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