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prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.

Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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lunedì 15 luglio 2019

Il gelsomino

Il gelsomino

Gelsomino

Non sono un botanico come mio padre e tutto quello che so sul mondo vegetale l'ho imparato da lui da bambino è più tardi da documentari naturalistici, a volte bellissimi, che guardo sempre con molto interesse.
Il mio affetto non va tanto ai fiori meravigliosi quanto ai tigli fioriti che hanno sempre significato per me la fine delle scuole e l'inizio delle vacanze, e soprattutto ai miei fratelli pioppi.
Quando ero bambino, mio padre piantò un filare di pioppi canadesi (ibrido 714) lungo un canale che costituiva il confine orientale del nostro podere e io li guardavo crescere, anno dopo anno, come fossero dei bambini che stavano sviluppandosi insieme a me. Diventarono alberi meravigliosi che per qualche anno riuscivo a stringere fra le mani, poi ad abbracciare fin quando diventarono troppo grandi per le mie braccia che si allungavano, ma non abbastanza.


Pioppi


L'affetto più costante e duraturo, però, l'ho sempre avuto per le piante rampicanti, in particolare per il gelsomino bianco, il glicine e il caprifoglio, mentre non ho mai amato molto l'edera e la vite americana per il loro eccessivo rigoglio infestante e la mancanza di profumo.
L'eroica fioritura del decrepito gelsomino a spalliera sul balcone non ha più la forza di rallegrare la casa con il suo profumo all'arrivo della stagione primaverile, quando si possono lasciare aperte le finestre, ma per fortuna, lungo il percorso delle mie passeggiate pomeridiane prosperano ancora meravigliose siepi lussureggianti di gelsomino che s'imbiancano di fiori.
Profumano il mio cammino e mi ricordano che anche per me è passata un'altra stagione.

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domenica 14 luglio 2019

Al sulfaner

Al sulfaner



E' appena passato davanti al cancello del giardino della casa al mare un venditore di materassi con il suo furgoncino vociferante, ormai una vera rarità.
A cosa sia dovuta la quasi totale scomparsa della pubblicità vocale itinerante credo sia difficile da dire in due parole. Resta il fatto che ormai sentire passare auto attrezzate con altoparlanti che reclamizzano una prodotto o un evento o un luogo di ritrovo è ormai una autentica rarità anche in posti di mare dove la gente si rifugia d'estate per sfuggire la calura delle città ormai tropicalizzate e soffocate dal traffico.
Ricordo che da bambino, nell'immediato dopoguerra quando nella città semidistrutta si abitava, adattandosi , nelle case rimaste in piedi, la mattina venivo svegliato dal passaggio del solfanaio.
Condividevamo, in subaffitto, con due anziani fratelli, parte di un appartamento principesco che si affacciava su via Guerrazzi quasi di fronte a palazzo Carrati, sede della seicentesca Accademia Filarmonica nella quale anche il giovane Mozart ottenne nel 1770 l'ambita patente di Maestro compositore.
Io dormivo in una stanza che era stata uno studiolo dalle pareti ricoperte di damasco dorato che si affacciava sulla strada al primo piano dove i rumori del portico e della strada giungevano ben distinti.
Spesso, fra questi, arrivava il suono delle trombetta del "solfanaio" che si annunciava agli abitanti mattinieri con il suo urlo cantilenante: "Solfanaio... naio, a je al sulfaner" seguito da qualche colpo della sua corta trombetta curva di ottone. Era niente di meno dello straccivendolo di zona che raccattava tutte le cianfrusaglie di cui ci si voleva liberare pagandole non in monete ma in "sulfanen": gli zolfanelli con cui accendere il fuoco. Questi antenati dei fiammiferi da cucina, usati come moneta, erano proprio bastoncini con una capocchia di zolfo giallo e lucente. A volte il solfanaio esemplificava con ironia cosa era disposto a raccogliere: "Straz, oss, cavi" (stracci ossa, capelli) sperando in ben altro, naturalmente.


Meno frequenti erano i richiami dell'arrotino e dell'ombrellaio. In un'epoca stentata di cappotti rivoltati e di scarpe risuolate, in cui non si buttava niente. L'arrotino con una piccola mola azionata a pedali su di una bici modificata ridava lucentezza e filo a vecchie forbici, coltelli da cucina e alla preziosissima "coltellina": il lungo tranciante a punta quadrata con cui si tagliava la sfoglia, ricavandone tagliatelle, tagliatelline da brodo, quadretti, maltagliati e lasagne quadrate.
Veniva religiosamente adoperato dalla sola "resdora" e solo per questo scopo; spesso era custodito in una fodera su misura cucita in casa e noi bambini non dovevamo neanche guardarla.



Meno tecnologica era l'attrezzatura dell'ombrellaio a cui bastava un angolo di portico dove appoggiare i sui modesti attrezzi con cui sostituiva le stecche, il manico o rappezzava la cupola di vecchi ombrelli invalidi che colpi di vento o un uso eccessivo e malaccorto avevano reso inutilizzabili.


Il ciabattino itinerante, invece, non c'era ormai più in città quando ero bambino. Resisteva solo durante la fiera di Santa Lucia, sotto i portici di Santa Maria dei Servi in forma di statuina per il presepe insieme agli altrettanto illustri scomparsi: il vasaio e la mistocchinaia con il suo fornelletto a carbone.


Decenni più tardi durante il periodo estivo quando lasciavamo, come ora, la casa di città per quella al mare ricominciava in forma diversa e molto più fastidiosa e insistente la rumba della pubblicità vociferante. I più molesti reclamizzavano spassose serate in un "piccolo bar club" dove non avrei mai messo piede se non altro per deluderne la insistente réclame diffusa con un nastro senza fine a volume assordante.
Oltre ai materassai, rari arrotini con attrezzature più moderne si facevano sentire ogni tanto di mattino, ma il più caratteristico era un pescivendolo che con voce di tomba reclamizzava il suo pesce con una strascicata cadenza comacchiese: "Pese, pese fresco, pese vivo. Ho la sogliola, la sogliola bella, la sogliola viva. Pese, pese fresco, pese vivo". Giorno dopo giorno, anno dopo anno, ripeteva lo stesso mantra senza variazioni, ma dal vivo, senza usare un banale nastro e a bassa voce, quasi un sussurro rivolto a pochi intimi.
Ora non passa più nessuno. Che sia per la pervasiva presenza di AMZON che ti scodella a casa -rapidamente e puntualmente- tutto quello che vuoi, o per altri motivi, non saprei dire. Di certo non mi strappo i capelli ripensando con nostalgia alla vociona invadente del piccolo bar club e non mi manca tanto.neppure "la sogliola bella, la sogliola viva".

venerdì 5 luglio 2019

L'effemeride

L'effemeride


  • Opossum o nonpossum, Tu che dici?
  • Ha l'aria di essere un dilemma caldo e peloso quello che ti attanaglia. Decisamente fuori stagione
  • Tu sei fra quelli che rimpiangono le mezze stagioni?
  • No, io sono per la mono stagione, quella bella.
  • Non ti manca la varietà?
  • No, anche per l'età ne vorrei una sola: la giovinezza. 
  • Vorresti l'eterna giovinezza ?
  • No, l'eterno, l'infinito, l'assoluto sono fuori dalla mia misura.
  • E qual è la tua misura?
  • Un Tot, mi va bene.
  • Allora essere una effemeride sarebbe perfetto per te: nascere in una bella alba luminosa, volare con due splendide ali nuove di fiore in fiore sotto un sole glorioso fino al tramonto e quando sopravviene la notte salutare tutti.
  • Sarebbe perfetto.

martedì 2 luglio 2019

Le cicale

Le cicale


Come i versi di un'encomiastica poesia
Friniscono le cicale sopra casa mia
Il loro verso querulo ed insistente
s'insinua fra le pieghe della mente
per sfuggirle bisogna andare via 

mercoledì 26 giugno 2019

Lo scoiattolo grigio

Lo scoiattolo grigio


Uno scoiattolo grigio di taglia imponente
aveva l'aria di un bullo strafottente
non contento di tutto il cibo ricevuto
ne pretendeva ancora come fosse dovuto
tutto a lui solo e agli altri niente 

martedì 25 giugno 2019

Aquiloni eolici

Aquiloni eolici



Leggo in un interessante articolo che diverse compagnie in varie parti del mondo stanno studiando il modo di sfruttare il vento per la produzione di energia elettrica in modo meno costoso, più pulito e con minore impatto sul paesaggio di quanto non facciano le pale eoliche che ormai sono diffuse anche qui da noi in italia.
La prima volta che vidi un vastissimo parco eolico venivamo in macchina da Las Vegas e ci dirigevamo verso San Francisco dopo avere attraversato la Valle della morte; il grande parco nazionale a cavallo fra il Nevada e la California. Come suggerisce il nome, la Death Valley è un deserto impressionante e ritrovarsi, quasi all'improvviso, fra colline verdeggianti coperte di bianche pale eoliche fu una sorpresa piacevole e queste bianche torri con le loro pale in lento movimento mi sembrarono belle e non mi provocarono alcuna ostilità. Erano quasi un ornamento a quelle deserte colline verdi del tutto prive di un carattere storico o paesaggistico da preservare.
Sicuramente il discorso cambia quando, per fini speculativi, le torri eoliche compromettono paesaggi fortemente antropizzati da millenni, come accade in Puglia o in Sicilia e, in misura minore, anche qui sul nostro Appennino Tosco Emiliano.
Sicuramente se si riuscisse a produrre energia elettrica con aquiloni o droni parcheggiati a centinaia di metri da terra l'impatto paesaggistico sarebbe del tutto neutralizzato ed è proprio quello che stanno cercando di fare diverse compagnie dislocate in varie parti del mondo.
Si tratta di manufatti hi-tech molto costosi che non ricordano certo gli aquiloni colorati che da bambini facevamo con canne palustri e carta velina, così fragili e imperfetti che raramente duravano più di qualche ora di gioco.
C'è da augurarsi che questi tentativi in corso abbiano successo e producano energia elettrica pulita senza deturpare il paesaggio, in attesa che la fusione nucleare ci affranchi in modo definitivo dalla dipendenza da combustibili fossili e da altre fonti alternative costose e problematiche.

lunedì 24 giugno 2019

La grandine

La grandine


Il dio della grandine era molto indeciso
Se buttare palline o chicchi di riso
Quando ingolosito dai verdi giardini
Scagliò pesanti e rotondi arancini
Per far felici bambine e bambini 

domenica 23 giugno 2019

La tempesta

La tempesta


Una tempesta di eccezionale vigore
Con un minaccioso inaudito fragore
Si è abbattuta sulla città bene ordinata
A tali eventi estranea e impreparata
Generando un costernato generale stupore


La bici folletto

La bici folletto



Alla fine degli anni Ottanta lessi in un romanzo cyber di William Gibson di una macchina a guida completamente autonoma che era in grado di venirti a prendere sotto casa e portarti con sicurezza alla destinazione semplicemente dicendole l'indirizzo a cui doveva arrivare. Mi sembrò un sogno che avrei voluto vedere realizzato prima di morire. Nel romanzo,si chiamava Hamed quel portento di tecnologia costruita a Damasco.
Ora, dopo una cinquantina d'anni, mi sembra che siamo abbastanza vicini, finalmente, alla realizzazione di una macchina dalla quale ti fai scarrozzare e, giunto a destinazione, le dici "Vai a parcheggiare e vieni a prendermi qui alle 6."
Superano però anche i miei più spericolati sogni le nuove biciclette che inventori sparsi in varie parti del mondo stanno preparando con studi convergenti .
A quanto leggo su un interessante articolo del Sole 24 Ore, UBER, la controversa compagnia odiata dai tassisti, che ora è molto interessata anche alla micro mobilità urbana, cerca proprio di trovare la soluzione per offrire biciclette che stanno in equilibrio senza un umano pedalatore sulla sella.
Questa bici-folletto dovrebbero essere in grado di raggiungere chi ne ha bisogno e l'ha invocata con un colpo di telefonino. Raggiunto il cliente, cesserebbe di muoversi in autonomia lasciando al suo temporaneo padrone il piacere di guidarla con pedalata assistita fino al raggiungimento della metà.
A quel punto la super-bici concluderebbe il suo compito ritornando in piena e solitaria autonomia nel parcheggio attrezzato in cui ricaricare le batterie e attendere la successiva chiamata.
Meglio di un tappeto volante evocato dal genio della lampada.
Non so se vedrò mai una di queste bici e avrò l'opportunità di servirmene in alternativa temporanea alla mia WANDER azzurra che cavalco da più di sessant'anni.
Certamente sarebbe stata molto utile a Marino, un ubriacone che frequentava un'osteria vicina alla casa dove passavo parte delle vacanze estive. All'ora di cena, prima di rincasare, arrivava in bici dal lavoro e si fermava a fare il pieno di lambrusco all'osteria, poi usciva e, per il crudele spasso di noi bambini della contrada che l'aspettavamo al varco, tentava di risalire sulla bicicletta offrendo uno spettacolo penoso ed esilarante: dopo una serie di sbandate e serpentine non di rado finiva a terra mentre la bici, sobria e paziente, continuava per qualche metro in autonomia prima di fermarsi, a sua volta, ribaltata sui ciottoli della strada, in attesa di essere riaccompagnata a mano nel cortile di casa.

venerdì 21 giugno 2019

La sorpresa

La sorpresa


Come sorpresa in un uovo di gallina
C'era solo una piccola pulcina
Se diventerà una ovaiola pregiata
O una cotoletta di pollo impanata
Non lo sa dire neppure l'indovina

giovedì 20 giugno 2019

Per errore

Per errore


Camminava a carpon fossile come l'avatar smunto di un passato cancellato da tutte le memorie allo stato solido.
Sopravviveva in una RAM sfuggita al blackout che aveva annichilito l'intera comunità nata da un errore del motore inferenziale della AI che governava il Sistema.
La sua asimmetria genetica lo portava verso un cloud inesplorato, fuori dai confini ufficiali del WEB, popolato da canaglie proteiche di cui si negava l'esistenza per non turbare il quieto vivere ufficiale, ormai assopito nella ripetitività di procedure obsolete.
La durata del suo codice nativo, il suo essere, non era stato programmato proprio perché era scaturito da un errore e si sarebbe disgregato senza avere mai raggiunto la consapevolezza di essere esistito. Per questo arrancava senza demordere verso un nulla periferico atemporale, senza neppure la presenza di atomi virtuali in cui imbattersi.

Buon pranzo

Buon pranzo


Mentre mangiavo con gusto un riso coreano
mi faceva compagnia un Budda tibetano
per nulla affranto dall'incerto domani
meditava a occhi chiusi e congiunte le mani
sull'onda di un pensiero venuto da lontano

martedì 18 giugno 2019

Le patate sono piene

Le patate sono piene



  • Oggi parliamo di Marcopolo, ti va? 
  • Nord o Sud, c'è una bella differenza. 
  • Ma no, parlavo dell'esploratore veneziano, quello che non ha mai scritto "Il milione" 
  • Pensavo che tu volessi imbarcarti in un discorso virtuoso sul riscaldamento globale. I cani che ormai tirano la slitta nell'acqua facendo squosh squash con le zampe... 
  • Fanno squosh, squash? Non la sapevo. Io ricordo invece "Squin, squon, squan, Pierino cascò giù dall'albero e si squinternò le ossa" 
  • Sì, la so anche io questa frase per la lettera Q. Era in un abbecedario che alla P riportava l'immortale sentenza "Le Patate sono Piene" 
  • Perfetta. Mi piaceva meno alla S "I SaSSi sono duri" 
  • Cosa avresti voluto più S? Tipo "Il Selciato è fatto di SaSSi Sdrucciolevoli Sui quali Si Scivola" 
  • Bravo, è molto più sibilante io ci aggiungerei anche retrogusto serpentiforme: "Il Serpente Scivola Sibilando Senza Sosta Sul Selciato di Sassi Sdrucciolevoli" 
  • Bello, però i serpenti fanno paura ai bambini. Bisogna stare attenti che non gli venga un blocco della S che dopo bisogna portarli da un logopedista australiano come i re d'Inghilterra. 
  • Non ci avevo pensato. Io conoscevo una che diceva "Nel giardino della zignora contezza c'è un mucchio di sansare che pissicano" Chissà che abbecedario aveva avuto alle elementari. 
  • Ma è vero? 
  • Non so, la contessa non mi ha mai invitato nel suo giardino, poi le zanzare non mi pungono. 
  • Neanche quando vai a pescare sull'argine di canali plebei senza essere stato invitato da nessuno? 
  • Zuppongo di Zì, ma io d'estate vado al mare.

La sporta di pavera

La sporta di pavera



Con una sporta leggera di pavera
Si andava a far la spesa per la sera
Senza frigo un po'di fame e pochi denari
si compravano solo i beni necessari
Per passare l'inverno aspettando primavera


lunedì 17 giugno 2019

Martello timballo coltello

Martello timballo coltello

timballo siciliano


  • Allora, tre parole scelte liberamente per ciascuno di noi. Spara la prima tripletta, poi tocca a me.

  • martello timballo coltello 
  • ombrello castello uccello 
  • sapore colore odore 
  • amore fragore dolore 
  • pesca parco parafulmine 
  • barca bolla baldacchino

  • Abbiamo le 18 parole. Adesso ciascuno di noi deve piazzare le triplette che gli sono toccate in sorte rispettandone l'ordine in un racconto sensato, come al solito. Sei d'accordo? 
  • Certo, comincia tu, se vuoi.

  • Mentre era affaccendato in cucina, le vibrazioni dei colpi rabbiosi di mannaia o di martello che si propagavano dalla legnaia rischiavano di compromettere la preparazione del timballo. Per fortuna il delicato lavoro con il coltello era già finito.
  • Se avesse potuto, avrebbe rimandato la cena per non costringere i suoi ospiti ad infagottarsi nel mantello e ad aprire l'ombrello per salire a piedi la scalinata del castello. In quella notte da lupi non volava neanche un uccello.
  • Era orgoglioso non solo del sapore del suo timballo, ma anche del colore dorato e, soprattutto, dell'odore che si spandeva nel momento di servirlo in tavola.
  • Il suo amore per le cose ben fatte richiedeva dedizione, silenzio e concentrazione. Il fragore chiassoso lo aveva allontanato dalla città perché ormai gl'infliggeva un dolore insopportabile.
  • Ormai aveva abbandonato anche la vecchia passione per la pesca e per la caccia nel suo parco di alberi secolari, da evitare durante una tempesta come quella che si era abbattuta sul castello quella notte. Bisognava confidare sull'efficacia del parafulmine per non temere che anche le vecchie pietre divenissero un bersaglio dell'ira di Giove.
  • Quando il tempo non era così ostile come quella notte, gli piaceva percorrere il laghetto sulla barca a remi, in una bolla di silenzio e di pace, sotto la frescura ombrosa del baldacchino che lo riparava dal dardeggiare del sole nelle ore meridiane. Ormai, però, gli era rimasta solo la passione per la cucina che coltivava imbandendo sontuosi banchetti per pochi ospiti scelti.

  • Mi sembra che anche questa volta siamo riusciti ad adoperare tutte le 18 parole in un raccontino che ha senso e forse perfino un po' di atmosfera. Andiamo a berci un bicchiere di vino su al castello per festeggiare?
  • Volentieri, ma mi accontenterei anche di un'acqua tonica al bar qui vicino.

domenica 16 giugno 2019

Par condicio


Par condicio


 

  • Ieri in Piazza ho incontrato Bartolomeo Colleoni 
  • È come c'è venuto da Venezia, a cavallo? 
  • Ma no, non quello di bronzo, quello vivo che chiamavamo Jackpot 
  • Perché Jackpot si chiamava Bartolomeo Colleoni come il condottiero? 
  • Certo, non è mai stato in classe con te? 
  • No, si vede che negli anni in cui lo bocciavano al Galvani e lui tornava al Minghetti non finiva nella classe giusta per diventare mio compagno di classe.
  • Però lo conoscevi?
  • Certo, ma come giocatore di Goriziana, giù alla Accademia del Biliardo 
  • Che postaccio schifoso, c'era una puzza di fumo che si attaccava ai vestiti e riconoscevano a tre metri di distanza che eravamo stati a giocare, invece di andare a scuola. Uscivamo da quel sotterraneo che eravamo delle cicche ambulanti
  • Io non facevo quasi mai fughino, ma quelle poche volte che capitava, garantito che all'accademia lui c'era sempre e vinceva dei bei soldini ai polli che non lo conoscevano e lo credevano un pivello. 
  • È vero che lui doveva essere un mago a goriziana perché aveva sempre un mucchio di soldi e veniva a prenderci a scuola alla fine delle lezioni e ci sventolava sotto il naso un ventaglio di biglietti da 1000 dandoci dei cretini. "Cretini! Guarda qui cosa ho guadagnato io stamattina, mentre voi deficienti perdevate il vostro tempo a studiare il greco"
  • Era un bel simpaticone, allora. 
  • Il primo giorno di scuola in terza liceo, oltre al gruppetto di noi che venivamo dalla Quinta C, la classe di tedesco, c'erano dei forestieri che nessuno di noi conosceva. Io mi ero piazzato da solo all'ultimo banco, quando, in ritardo, arriva un tipo più grande di noi con una giacca a quadretti e un vistoso cravattino giallo e si mette nel posto vuoto accanto a me chiedendo educatamente se poteva sedersi. 
  • Ti ha detto di chiamarsi Bartolomeo Colleoni e tu gli hai creduto? 
  • No, perché proprio in quel momento è entrato l'insegnante e ci siamo tutti alzati in piedi e subito riseduti in silenzio. Poco dopo, mentre il professore ci anticipava il programma dell'anno, lui, come fosse sotto la doccia, comincia a scartacciarsi i capelli imbiancando il banco di forfora... 
  • ... e allora avevamo quegli scomodi banchi neri... 
  • ...appunto, puoi immaginare lo spettacolo, ma lui con l'aria più naturale del mondo l'ha raccolta accuratamente, come fossero le briciole sul tagliere del pane secco da mettere nel caffè-latte e ha buttato tutto per terra. 
  • Un tipo distinto 
  • ...issimo 
  • Ma allora, è rimasto tuo compagno di banco tutto l'anno? 
  • No, è passato al penultimo banco e quando veniva scuola- poco o niente- avevo il panorama del suo testone forforescente. 
  • Ma cosa faceva tutte le mattine? Tutto il tempo a giocare a goriziana? 
  • Non lo so. Il nomignolo Jackpot non so chi glielo abbia affibbiato, ma ho sempre pensato che avesse un giro di scommesse.
  • Un traffichino misterioso,insomma.
  • Senti questa, per dirti il tipo. Una mattina vado a scuola con le scarpe nuove e allungo le gambe sotto il suo banco. Lui, che era stranamente presente, si volta indietro e mi fa:"Belle le tue scarpe nuove, me le vendi?" e sai cosa voleva darmi in cambio? 12 dischi di Frank Sinatra, una rarità secondo lui. Insomma trafficava di tutto e aveva dei soldi, questo è garantito, quando tutti voi che fumavate andavate del tabaccaio a comprare tre sigarette alla volta. 
  • E' vero, tre Nazionali e quel santo del tabaccaio ce le dava in una bustina, per non farci sentire dei bigatti. Le famose Napoleon Bleu, perché sul pacchetto di carta bigia c'era una N maiuscola blu. Di peggio c'erano solo le Alfa: catrame puro. Te le ricordi? 
  • Io ho sempre fumato solo la pipa e proprio quell'anno come riconoscimento per essere arrivato al liceo, avevo avuto il permesso di fumarci dentro del tabacco: il trinciato medio del monopolio e anche quello te lo raccomando...
  • Perché prima cosa fumavi, la paglia? 
  • No, camomilla. 
  • Quella che le nonne ci davano per farci dormire? Ma pensa! Un'altra leggenda era l'olio di fegato di merluzzo. 
  • Con uno spicchio d'arancio dopo la cucchiaiata, per togliere il saporaccio di bocca. Quello sì che era disgustoso. 
  • Chissà se non avessimo mandato giù quella porcheria che sgorbi rachitici saremmo diventati. 
  • I bambini d'adesso non l'hanno neanche sentito nominare. 
  • Ma gli stanno addosso con altre paranoie: non mangiare lo zucchero, poco sale, non bere la coca, niente merendine... 
  • Cosa resiste? L'uovo di Pasqua una volta all'anno... e poi a quindici anni si sbronzano come carrettieri. Anche le bimbe, mica solo i maschietti. 
  • Par condicio


venerdì 14 giugno 2019

Il troppo stroppia

Il troppo stroppia

Il troppo stroppia è una gran sentenza
Un'autentica perla di sapienza
Se ti abitui ad esagerare
Finisci annegato in fondo al mare
A questo mondo ci vuole prudenza


giovedì 13 giugno 2019

L'incipit

L'incipit


  • Ti sarebbe piaciuto se ti avessimo chiamato Marcovaldo?
  • Preferisco Marco.
  • Sei fortunato, allora.
  • Ma, come mai stavate per scegliere Marcovaldo, invece di Marco.
  • Non ci ha mai sfiorato l'dea neanche per un minuto.
  • Allora ci stiamo imbarcando in un dialogo tartufo di quelli senza senso e senza buco che ti piacciono tanto?
  • Esatto, anche se io preferirei quelli allo spirito di patate.
  • Sì, mai hai cominciato tu marcovaldeggiando, senza preavviso. Non hai mica detto "Call me Ishmael". L'incipit è foriero...
  • Hai ragione, tu, invece, come avresti cominciato, da Marco qual sei.
  • Con "Prima o poi ..." Apre più possibilità di sviluppo anche in un deprecabile vuoto di potere
  • Perfetto. Allora io avrei continuato con PRIMA. Lasciando il POI ai posteri.
  • Invece hanno messo in orbita un disco d'oro per posteri alieni.
  • Ai posteri terreni lasceremo un strato di rusco, più vasto e vario di un disco d'oro.
  • Se tu fossi un archeologo e, scavando, trovassi un barattolo di Nutella, cosa faresti?
  • Cercherei lì vicino un barattolo di pane per confermare la mia ardita ipotesi scientifica che gli antichi mangiassero le due sostanze insieme
  • Io invece avrei trovato un corno di corallo a dimostrazione della mia teoria sul valore apotropaico dei materiali sottomarini ancestrali.
  • Interessante, ma sai dov'è finito il cavatappi?
  • Hic et nunc non lo so, ma prova a chiederlo a Marcovaldo, sembra un'anima persa, ma ne sa una più del diavolo. 

mercoledì 12 giugno 2019

Ad maiora


mer 12 giugno 2019  

Ad maiora

Il tempo era buono e anche lo spazio.
Gli uccelli migratori e le balene avevano intrapreso il loro lungo viaggio seguendo le piste magnetiche celesti e oceaniche fino al raggiungimento della metà.
Le formiche, da parte loro, seguivano incessantemente piste chimiche in un andirivieni senza soste e ignaro di ostacoli e mutamenti accidentali.
I Sapiens Sapiens continuavano ad azzuffarsi e ad uccidersi vicendevolmente secondo il loro costume, distruggendo paesaggio, manufatti da loro stessi creati e quello che si trovava sui loro percorsi privi di un marcatore chimico o magnetico che li guidasse.
Buchi neri sempre più voraci deglutìvano incessantemente corpi celesti nella maglia vorace della loro attrazione fatale a milioni di anni luce da questo degradato frammento di materia in via di spopolamento ed estinzione.
Ad Maiora.

martedì 11 giugno 2019

Faccia da maiale malato

mar 11 giugno 2019 

Faccia da maiale malato



In un articolo sul SOLE24ORE leggo che: "Per contrastare la diffusione della peste suina africana che la scorsa primavera ha colpito 200 milioni di capi nella Repubblica popolare cinese,...i giganti tecnologici cinesi hnno colto la palla al balzo proponendo sistemi che, grazie ad algoritmi di riconoscimento facciale basati su intelligenza artificiale e big data, promettono di aiutare gli allevatori non solo a identificare precocemente gli animali malati permettendo di isolarli tempestivamente, ma anche di abbattere i costi di alimentazione, aumentare i tassi di riproduzione riconoscendo l'entrata in calore delle scrofe e contenere le morti accidentali."
Fino ad ora, aveva suscitato un certo allarme nei paesi occidentali la massiccia campagna di riconoscimento facciale dei cittadini (umani) cinesi, per la temuta possibilità di un uso repressivo di una schedatura di massa che non ha precedenti nella storia.
Neppure la famigerata STASI nella Germania dell'Est ai tempi di Walter Ulbricht, il KGB in Unione sovietica ai tempi di Stalin o la schedatura e il dossieraggio di massa negli Stati Uniti d'America nel cinquantennio di occulto strapotere di Edgrd Hoover avevano raggiunto tali vertici.
Al di là delle peggiori intenzioni, non ne avevano i mezzi, ma l'intelligenza artificiale (IA) unita alla disponibilità d'informazioni fornite dai BIG DATA per la loro potenzialità fanno apparire Il Grande Fratello in "1984" di George Orwell una fastidiosa goliardata.
Fa piacere, pertanto, leggere di un impiego virtuoso dei nuovi mezzi tecnologici.
Un Urrah! per i cinesi, se riusciranno ad arginare la peste suina con le tecniche di riconoscimento facciale individuando precocemente "la faccia da maiale malato".

lunedì 10 giugno 2019

Inspiration&perspiration

lun 10 giugno 2019

Inspiration&perspiration

Particolare de “Il Parnaso”. Dipinto autografo del Mantegna, realizzato su tela nel 1497, misura 160 x 192 cm.
E' custodito nel Museo del Louvre a Parigi.
  • "Galvanizzato dall'atmosfera elettrizzante si protese verso l'abisso e rimase fulminato dall'insondabile profondità dello spazio" Che te ne pare? 
  • Molto fotovoltaico. E cosa te ne faresti? 
  • E' l'incipit di qualcosa che potrebbe avere diversi sviluppi che non ho ancora deciso. 
  • Allora mettilo in naftalina e aspetta che ti arrivi addosso il seguito, magari durante un temporale elettrico. Sai come fanno le Muse, arrivano senza preavviso.
  • A te fanno paura i fulmini, quelli belli fragorosi lanciati da Giove durante i temporali estivi. 
  • No, ma se sono in moto cerco di mettermi in testa un bel ponte finché non si dà una calmata. 
  • Parli di quei maledetti sottopassaggi ferroviari stretti che ti costringono ad una doppia curva a gomito in cui non vedi che ti arriva addosso contromano? 
  • In mancanza d'altro. Ma, tornando al dunque, tu come sei messo con le Muse? 
  • Cosa vuoi sapere? Se propendo per la Tecne o per l'Episteme? Non ricordo più per chi parteggiava Socrate nello Ione, 
  • Neanche io, ma non importa, tanto so che tu non lo puoi soffrire Socrate. A parte il fatto che sull'argomento avrebbe dovuto tacere fino alla fine, visto che non ha mai scritto una riga. 
  • Infatti, ma il tema lo hanno ripreso un po' tutti discutendo su che percentuale sia da attribuire alla INSPIRATION e quanto alla PERSPIRATION. 
  • Leggevo proprio in questi giorni che secondo Ennio Moricone, che ha composto musica di successo per centinaia di film, l'uno per cento è ispirazione mentre tutto il resto è lavoro. 
  • Del resto anche il sommo Giacomo, quando dice: 
    Io gli studi leggiadri 
    Talor lasciando e le sudate carte,
    Ove il tempo mio primo
    E di me si spendea la miglior parte,
    allude alla fatica di scrivere contrapposta alla leggiadria della lettura e dello studio. 
  • Scendendo a livelli senza paragone più modesti, in ON WRITING, Stephen King fa quasi una caricatura autoironica quando consiglia a chi vuol diventare uno scrittore di chiudersi in una stanza silenziosa con la porta rigorosamente chiusa e mettersi a scrivere per qualche ora tutte le mattine. Sudore puro.
  • Potremmo aggiungere alla lista degli stakanovisti di successo: quelli per cui la PERSPIRATION era di gran lunga prevalente sulla INSPIRATION anche William Thackeray o addirittura Walter Scott che, dopo un tracollo finanziario, scriveva come un matto per pagare i debiti. 
  • Poi ci sono i mostri, quegli scrittori prolifici capaci di scrivere anche sott'acqua come Georges Simenon, la cui produzione sterminata è una parte soltanto di quello che ha scritto sotto pseudonimi ormai non più rintracciabili. 
  • E tu, di che razza sei? 
  • Dimmelo tu. 
  • Come amico e proto-lettore di tutte le idee balzane che ti vengono in mente sono inattendibile. Di solito mi diverti, ma oggi mi hai annoiato. 
  • Mi dispiace, si vede che le Muse oggi erano in pausa.

domenica 9 giugno 2019

Il tennis

dom 09 giugno 2019

Il tennis

Il tennis è un bel gioco a colori
Un campo rosso e due giocatori
Di palline ne basta una sola
Bianca o gialla mai verde o viola
Ma non devi buttarla mai fuori


Il limone

dom 09 giugno 2019 

Il limone


Hai mai visto il rigoglio di un limone
Proprio durante la brutta stagione
Quando le foglie dal tono verde scuro
Esaltano il colore giallo puro
Della profumatissima scorza del limone


    sabato 8 giugno 2019

    Parco di parole

    sab 08 giugno 2019

    Parco di parole


    una mia foto dell'Adriatico

    • Parco di parole ricco d'ingegno. Ti piacerebbe come lapide? 
    • E dove lo scriveresti? O hai già pensato ad un cenotafio?
    • Perché sei intenzionato ad ascendere in cielo come una Madonna, senza lasciarti dietro neanche qualche osso su cui piangerti?
    • Ma chi te l'ha passata la soffiata che starei per morire prima di te, la maga Magò? Con che diritto dovrei prendermi la precedenza, quando siamo nati nella stesso ospedale a pochi mesi di distanza, abbiamo fatto le stesse scuole, Alma Mater compresa, e poi non ci siamo mai persi di vista neanche durante le vacanze in questi primi settant'anni? Peggio di due gemelli.
    • No, niente maga, ma l'altro giorno mentre pensavo al motto immortale che dovrebbero scrivere sulla mia tomba mi sono accorto che mi veniva più facile pensare alla tua.
    • Uno slancio di generosità, insomma, ma sta tranquillo che se uno di noi due dovesse morire prima dell'altro farei scrivere sulla tua lapide un motto degno di te. Anzi esagererei, perfino.
    • Grazie, non mi aspettavo niente di meno da te, ma tornando alla realtà, non ti va bene Parco di parole... eccetera? 
    • No, mi potrebbe anche andare bene: sintetico, generoso, senza enfasi stucchevoli, ma non sapresti dove scriverlo perché ho intenzione di affidare le mie ceneri ai venti marini. Niente tomba, niente lapide, in compenso potremo continuare a fare il bagno insieme al mare, come sempre. Quasi... 
    • Questo mi va bene. Peccato per il motto: era venuto bene. 
    • Sai cosa potresti fare? Potresti scriverlo con uno stecco sul bagnasciuga, così la prima onda lunga lo cancellerà e con la risacca lo trascinerà in mare dove sono già le ceneri. Ti va? 
    • Perfetto. Sei un grande: trovi sempre la soluzione. Come farò senza di te? E meglio che vada avanti prima io, stavolta.

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