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prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.
Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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13 aprile 2022

AL RISTORANTE

 

Mangiato e bevuto gli piaceva fumare
Dopo il caffè si fermava a pensare
Non aveva piani da progettare
Del suo breve futuro non si curava
Qualche vecchio ricordo lo consolava

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15 luglio 2020

Pocomoto



Come un docile cavallino che si accontenta di poco
Si lascia ancora cavalcare la mia vecchia moto
Non raggiungiamo più una meta distante
Ma ci accontentiamo di arrivare al ristorante
Accolti bene e con cibo appagante

29 giugno 2020

Distanziamento COVID



Camminava cauto caracollando quando improvvisamente 
Capitombolò franando fragorosamente e rovinosamente 
Sui tavolini all'aperto del ristorante ingombranti 
Il marciapiede normalmente riservato ai passanti 
Vittima incolpevole del distanziamento imposto ai ristoranti

16 febbraio 2020

L'arcibruco



Disegno di Margot sul tovagliolo del ristorante a Bologna il 14.02.2020

Un grosso bruco goloso
Arcicurvo e arcipeloso
Si lecca i baffi assaggiando la foglia
Che soddisferà ogni sua voglia
Guardato a vista da un cane curioso


20 giugno 2019

Buon pranzo

Buon pranzo


Mentre mangiavo con gusto un riso coreano
mi faceva compagnia un Budda tibetano
per nulla affranto dall'incerto domani
meditava a occhi chiusi e congiunte le mani
sull'onda di un pensiero venuto da lontano

21 dicembre 2016

All you can eat






"... e tint in meint, che Noster Sgnor l'è smuntè da caval per tirer sù una brisa" (... e ricordati che Nostro Signore smontò da cavallo per raccogliere una briciola di pane"). Questo monito della mia tata quando ero piccolo mi è rimasto in mente per tutta la vita e ha condizionato il mio comportamento a tavola: mai riempire il piatto con più cibo di quanto non sia in grado di mangiare. In altre parole: "Non lasciare nulla nel piatto o nel bicchiere. Mai".
L'ammonimento, mi torna in mente spesso quando al ristorante vedo lasciare bicchieri mezzi pieni di birra o cocacola e metà del cibo ordinato e non solo da giovanissimi, nati in un'epoca di falsa opulenza.
Lo spreco mi sorprende e m'infastidisce ancora di più, quando lo noto in adulti che dovrebbero sapersi regolare. Forse per questo, mi ha incuriosito quando in un ristorante giapponese, aperto da poco vicino a casa, ho notato sul fondo del menu una riga in grassetto che ammoniva a non lasciare piatti mezzi pieni, pena il loro conteggio a prezzo pieno nel conto finale.
Come sarebbe?
Il mistero si chiarisce studiando il resto del menu. Si tratta di uno di quei posti ALL YOU CAN EAT (mangia fino a crepare), pensati per appetiti giovanilistici e per ingordi di tutte l'età che ad un prezzo fisso modesto offrono una grande varietà di portate, ordinabili senza limiti... ma guai a chi lascia una briciola.
Che si sia trovato un modo nuovo per educare i ragazzi a non buttare via niente?
Non lo so.
Le poche volte che ci sono andato ho notato ragazzi e ragazze che non smettevano mai di mangiare sfilze di cincischietti di riso bollito e pesce crudo con nomi e forme esotiche, serviti ben allineati come soldatini giapponesi in eleganti piatti da portata, o mini-tavolini di legno o addirittura barchette, anch'esse di legno.
A queste ultime non ho saputo resistere. La volta successiva mi sono fatto portare una barca anche io. Sfortunatamente, conteneva un numero irragionevole di bocconcini di riso e pesce dalle forme varie, ma dal sapore e dalla consistenza troppo simili, per i miei gusti.
A stento sono riuscito a svuotarla senza patire la doppia onta di contravvenire ai principi etici marcati a fuoco nell'anima dalla mia tata e alla regola dell'occhiuto avvoltoio giappo, pronto a punire la mia ingordigia con un conto salato.
Giuro che non lo farò più. Se proprio vorrò vedere di nuovo una bella barchetta sul tavolo, provvederò prima ad invitare una di quelle esili giovanottine senza fondo che popolano i tavoli vicini.
A quanto ho visto, sono insaziabili come un secchio bucato.


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