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15 settembre 2019

La tecnologia

robot pensante


Cosa ne pensi della tecnologia?
Figlia della scienza che pare magia
Dalle nanotecnologie ai robot pensanti
Ha raggiunto mete tanto brillanti
Da stupire gli scettici più riluttanti

17 marzo 2014

GIFGIF


 
"E' una sfinge!"
L'espressione viene usata abitualmente per definire una persona che non lascia trasparire le sue emozioni; che conserva sempre la stessa faccia, insomma. Normalmente, invece, tutti noi in un modo o nell'altro, con maggiore o minore intensità espressiva affidiamo la manifestazione delle nostre emozioni anche alle espressioni del viso, accentuandone l'efficacia con la mimica delle mani o dell'intero corpo, a volte.


Si diceva che Eduardo de Filippo, il celebre attore napoletano, riuscisse ad esprimersi con efficacia senza dire una parola, con lunghi intensi silenzi, perfino voltando le spalle al pubblico teatrale che accorreva ad ammirarlo anche in paesi come la Russia, dove il suo napoletano aveva sicuramente poca speranza di essere capito.
A prescindere da questi virtuosismi, è generalmente accettato che la faccia degli umani, a differenza dei buoi o dei cavalli, esprima le emozioni, quanto meno quelle più intense, ma il "linguaggio del volto" è sempre inequivoco e universale?
Per provare a fornire una risposta a questa domanda, alcuni studenti dell'MIT di Boston stanno cercando di raccogliere una documentazione seria e attendibile, per mezzo di una inchiesta attraverso INTERNET, delle espressioni facciali più convincenti e universali dei principali "stati d'animo umani" o "emozioni", se preferite.
L'ambizione e la speranza degli studiosi è quella di raccogliere un campionario abbastanza completo e attendibile da costituire un vero e proprio linguaggio grafico delle emozioni. Lo strumento scelto per rappresentare le "parole" di questo linguaggio grafico sono figurine in formato GIF (Graphics Interchange Format) , il notissimo formato compresso diffuso in rete.
Il nome del futuro linguaggio sarà GIFGIF; se avrà successo non è dato sapere, ma l'idea mi sembra interessante e il nome azzeccato.
Al mio caro e sagace lettore non è certo sfuggita la contiguità con le faccine o emoticon che, in modo sempre più frequente, vengono utilizzate negli SMS, nei messaggini Whatsapp o Viber o Telegram per aggiungere componenti extra-verbali alla comunicazione testuale.
Il GIFGIF sarebbe, insomma, una evoluzione delle emoticon o delle più sofisticate emoji giapponesi?
Vedremo, nel frattempo i miei migliori auguri ai ragazzi dell'MIT e al loro GIFGIF.

22 novembre 2012

Il trattorino



Che sia bianco o blu, giallo verde o rosso
vorrei un trattore ma che sia bello grosso
New Holland John Deer Same o Landini
un bel trattore vero ma da bambini
Senza motore ma con pedali robusti
per andare sul prato e in mezzo agli arbusti
Davanti una ruspa dentata per trasportare
tanti giochi e attrezzi fin che mi pare
dietro un carro a due ruote bello grande
stracolmo di pigne di noci e di ghiande
Tre giri della casa e uno in giardino
i gatti scappano e abbaia il cagnolino
Ma cosa sarà mai questo grande rumore?
Scappate gente: arriva il bimbo sul suo trattore


30 gennaio 2012

Indovinello: Solo mentre mangia...

Solo mentre mangia può parlare
ma ciò non deve scandalizzare
A differenza della comune massa
se mangia molto non ingrassa
Di che aggeggio si può trattare?



03 dicembre 2011

Il treno



Il treno è un lungo lombrico di vagoni:
tanti finestrini, poche ruote e portoni;
ma la più bella è la locomotiva-testa
che sbuffa e fischia quando vuol far festa
Il treno è per tutti: svegli e dormiglioni

treno storico

28 aprile 2011

Computer obbediente


Il computer è come un bimbo obbediente
esegue tutto quello che sente
per questo tocca a te parlare chiaro
altrimenti, chi dei due è il somaro
il comandante o l'esecutore diligente?

pc obbediente


26 ottobre 2010

Ohmmm...

mar 26 ottobre 2010  Ohmmm...

La solerte meditatrice che ripete il suo mantra Ohmmm... è l'ingrandimento ottenuto com SmillaEnlarger partendo da una piccola immagine trovata in rete con Google Immagini e riprodotta qui sotto:
Come si vede, il programmino, del tutto gratuito e di uso molto semplice ed intuitivo, consente di ottenere ingrandimenti di buona qualità da piccoli originali pescati in rete o di piccole porzioni ritagliate da immagini grandi. SmillaEnlarger.exe non richiede installazione e, quindi, può essere usato anche da una pennina USB, dopo avere decompresso in una cartella il file SmillaEnlarger-v0.8.5.zip scaricato dalla rete qui.
Mi è sembrato che valesse la pena di segnalarlo ai cari lettori del mio blog.

19 luglio 2010

Sfogliare il telefonino

dom 18 luglio 2010 Sfogliare il telefonino

Per la prima volta in vita mia ho letto un intero libro sul mio nuovo telefonino Android. Non parlo mai in questo blog della mie letture, non so perché, anche se leggere è una delle occupazioni prevalenti della mia vita intera, ed in particolare di questi ultimi anni, durante i quali ho più tempo per leggere quello che mi pare.
Il primo romanzo letto confortevolmente, molto confortevolmente, sul telefonino è stato "Non qui, non ora" di Erri De Luca a cui è seguito, a ruota, "Il peso della farfalla" dello stesso autore. Entrambi mi sono piaciuti molto, ma non è dei libri che voglio parlare, piuttosto dello strumento di lettura che mi ha sorpreso per la sua efficienza. Infatti, prima di provarlo, non lo ritenevo niente di più di uno strumento di emergenza, invece ho scoperto che si può "divorare" un intero romanzo, anzi due, seduti in poltrona o distesi a letto, anche al buio, tenendo e sfogliando comodamente "il libro" con una sola mano.
Infatti il telefonino è leggero, lo schermo in bianco e nero è regolabile a piacere per luminosità, contrasto e dimensione dei caratteri che possono essere neri su bianco o bianchi su nero. I quattro pollici di diagonale dello schermo contengono poche righe di testo, ma, unite alla comodità di sfogliare le paginette con un leggero tocco della stessa mano che regge "il libro", non affaticano affatto né rallentano il procedere, anzi. Impagabile poi la possibilità di leggere a letto, restando a finestre aperte completamente al buio per far entrare la brezza nottturna, senza invitare anche le zanzare.

Le poche mosse necessarie per avere una piccola collezione di romanzi nella memorietta del telefonino, partendo da comuni file pdf (l'equivalente degli mp3 per i brani musicali e quasi altrettanto diffusi in rete) consistono nel convertire il formato da pdf in epub con il programma gratuito Calibre, installare sul telefonino Android il programma gratuito Wordplayer, trasferire via cavo i testi nella memoria del telefonino ed infine "importarli" nella libreria di Wordplayer con il quale sarà possibile leggerli, regolando a piacere la dimensione dei caratteri e la luminosità delle pagine. Molto comoda è anche la possibilità d'inserire facilmente segnalibri, in modo da poter riprendere la lettura nel punto in cui ci si era fermati.

Un'alternativa ancora più semplice è scaricare direttamente e gratuitamente dal market Android il software Kindle, registrarsi sul sito di Amazon fornendo i dati della propria carta di credito e scaricare un libro dall'immensa libreria (quasi tutta in inglese) di Amazon direttamente sul proprio telefonino in poche decine di secondi e per pochi dollari. Io ho preso Pinocchio in italiano per meno di quattro dollari e ho potuto ricominciare la lettura del capolavoro di Collodi pochi minuti dopo. Fantastico! E' sperabile che i nostri editori si rendano conto della potenzialità dello strumento e vincano i loro timori e l'attuale letargia, in modo che si trovino per pochi euro edizioni ufficiali di testi in italiano come accade per quelli in lingua inglese.

24 maggio 2010

Morì per aver perso un telefonino

lun 24 maggio 2010 Morì per aver perso un telefonino

Molti anni fa era ben nota una barzeletta che raccontava del visitatore di un cimitero scozzese, stupito nel leggere su di una lapide "Morì per aver perso un soldino" e, ancora di più, nel leggere sulla lapide accanto "Morì ...". (Chi non consce il resto della storiella mi scriva che gliela racconto.)

Ebbene, in questi giorni un venticinquenne laureato cinese della ditta Foxconn si è buttato dal quarto piano, dopo aver perso un prototipo di iPhone che doveva custodire gelosamente al riparo da avidi sguardi di spie industriali. Non so se sulla sua tomba abbiano scritto "Morì per aver perso un telefonino", né tantomeno conosco il contenuto della lapide accanto, ma c'è poco da ridere, visto che i suicidi di giovani e giovanissimi impiegati nella stessa fabbrica, nove per ora, si sono susseguiti a ritmo allarmante e hanno indotto i proprietari ad assumere psicologi e monaci buddisti per vedere di arrestare la moria.

Che clima si respiri in quella fabbrica non è stato ancora accertato da osservatori esterni neutrali. Per ora sappiamo solo che la ditta ha pagato alla famiglia del giovane suicida 52.000 dollari e un vitalizio ai suoi genitori di 4400 dollari all'anno.

Questa storia mi ha ricordato il bellissimo film Café express di Nanni Loy nell'episodio in cui Nino Manfredi ascolta, con incredula amarezza, i parenti di un guardiano notturno, morto ammazzato nel difendere il cantiere, esprimere la loro gratitudine al padrone che ne ha pagato il funerale.

Troppo buono, Lei!



03 giugno 2009

Google wave

mer 03 giugno 2009 Google wave

Ho appena finito di guardre la lunga dimostrazione (un'ora e venti!) di Google Wave il nuovo prodotto, ancora in fase di avanzata costruzione, che ha l'ambizione di rendere più facile e naturale comunicare fra membri di un gruppo di discussione o di lavoro, fra amici o generici utenti della rete che ora usano la posta elettronica, la messaggistica istantanea, i blog ed i cosiddetti prodotti di "social network" come Twitter e Facebook per tenersi in contatto fra di loro, non solo con i computer, ma ora anche con i telefonini di ultima generazione.

Il prodotto, come tutti quelli che si propongono di razionalizzare e ordinare una struttura nata nel corso di decenni in modo spontaneistico senza un piano globale, è encomiabile, almeno nelle intenzioni. Stando alla dimostrazione, Google Wave semba sulla buona strada, soprattutto perché si annuncia come un prodotto aperto che si offre agli sviluppatori perché possano migliorarlo e integrarlo ad altre applicazioni e aggiungervi funzioni particolari sotto forma di gadget. L'aspetto che ho apprezzato di più, fin da questa versione preliminare, tuttavia, è la sua natura di "colla" capace d'integrare i molteplici prodotti già esistenti e farli convivere collaborativamente come fossero parte di uno stesso progetto originario.

E' ormai un quindicennio che il pubblico sente una forte esigenza d'integrazione fra i prodotti che gli servono per il lavoro o per lo svago. A questa domanda le grandi software house hanno tentato di rispondere, almeno parzialmente nel settore della produzione di documenti, con le costose suite monomarca come Microsoft Office, in competizione con altri prodotti analoghi come prestazioni e costi, venduti da altre case, affiancate da un solo prodotto gratuito: Open office.

L'altra possibile risposta all'esigenza d'integrazione è un prodotto "colla" che riesca a far convivere armoniosamente sotto lo stesso tetto/interfaccia prodotti già esistenti, pensati per svolgere un solo compito in solitudine. Non si tratta di un'idea nuova, ma Goggle Wave, con il suo codice aperto e la sua vocazione ad accogliere suggerimenti, miglioramenti e integrazioni dal vasto popolo degli sviluppatori si propone proprio come una potente colla di buona qualità nel settore della comunicazione, ora in un momento di disordinata crescita esplosiva. Ben fatto!

Qui sotto puoi vedere la presentazione di Google Wawe fatta dai suoi autori: Jens e Lars Rasmussen



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 03 giugno 2009 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

19 maggio 2009

Google trike esplora le cittè d'arte

mar 19 maggio 2009 Google trike esplora le cittè d'arte

Piazza MercanziaQuesta brutta foto di piazza della Mercanzia è ritagliata dall'immagine StreeyView di Goggle maps, ma la Google Car non ha potuto inoltrarsi in via Santo Stefano (al centro della foto) perché pedonale cento metri più avanti, precludendosi la possibilità di mostrare al mondo piazza Santo Stefano: uno degli angoli più belli, suggestivi e visitati dai turisti di passaggio a Bologna.
Presto questa lacuna sarà superata, infatti Google ha trasferito su di un triciclo l'ingombrante attrezzatura usata per le riprese destinate a completare la streetview delle zone pedonali delle città d'arte europee. Il triciclo sta già percorrendo le aree pedonali di Roma; nella foto qui sotto lo vediamo parcheggiato davanti alla fontana di Trevi a Roma, resa famosissima, a partire dal 1960, anche dal bagno notturno di Anitona, nel capolavoro di Fellini "La dolce vita". Clicca qui per vedere il triclo in azione intorno alla fontana



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 19 maggio 2009 Invia un commento all'autore
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AirPod MDI 2009

mar 19 maggio 2009 AirPod MDI 2009

AirpodNon è la prima volta e forse non sarà neppure la volta buona, ma l'AirPod MDI 2009: il curioso modello di auto ad aria compressa presentato in questi giorni sembra possa funzionare come veicolo per città (chiamarla proprio auto a me sembra esagerato).
Senza motore a combustione e senza motore elettrico, va ad aria compressa e fa il rumore di un compressore, proprio quello che ascoltiamo dal gommista quando aspettiamo che ci cambino le gomme usurate.
I progettisti hanno scelto un guscio vistoso e anticonvenzionale per proteggere i 3/4 passeggeri da pioggia e vento e adottato ruotine sottilissime come quelle delle auto di Stanlio e Olio per diminuire gli attriti. Con un euro fa il pieno d'aria -la sua benzina- e dovrebbe costare intorno ai 4000 euro, non richiede patente di guida per auto, essendo equiparata ad un ciclomomotore e dovrebbe poter viaggiare nelle aree urbane precluse al traffico inquinante.
Naturalmente l'aria compressa non sgorga in natura e un po' di energia di qualche genere bisognerà pur impiegarla per comprimere l'aria, ma forse non è poi tanta. Vedi qui sotto il filmatino, molto informale, di persentazione dei prototipi nell'attuale fase di sviluppo.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 19 maggio 2009 Invia un commento all'autore
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08 maggio 2009

Kindle DX

gio 07 maggio 2009 Kindle DX

L'attesa terza serie dello strumento di Amazon per leggere libri e giornali è uscito oggi con il nome di KINDLE DX, il dx sta per de luxe. E' stato presentato in pompa magna (si fa per dire) dal padrone di Amazon: Jeff Bezos in persona, in tenuta appena un po' più formale degli abituali jeans e maglietta scura (sempre gli stessi?) che lo snobbissimo Steve Jobs indossa nelle grandi occasioni pubbliche. Non sappiamo se il guru della mela morsicata indossi una elegante dinner jacket quando cena in casa.

Nel video qui sotto vedi una completa presentazione delle caratteristiche del nuovo oggetto che, pertanto non sto a ripetere. E' indubbiamente un bel pezzo di... hardware con la sua possibilità di leggere chiaramente, anche in pieno sole, i prestigiosi giornali a cui ci si può abbonare o i tremilacinquecento libri che è in grado di contenere simultaneamente e che si possono acquistare (a 9,90$ ?) fra le centinaia di migliaia presenti nel catalogo Amazon. La maggiore dimensione e la migliore risoluzione permettono una efficace rappresentazione di pagine con figure e grafica; la possibilità di ascoltare con le cuffiette i testi, letti da una voce sintetica, non è certo gradita soltanto ai ciechi, per i quali è una manna; la presenza dell'Oxord dictionary per schiarirsi le idee al volo sulle parole più insolite e quella di Wikipedia sono tutti bonus da non trascurare affatto, ma... ovviamente qualche ma c'è, soprattutto per i non anglofoni residenti negli USA. Il prezzo è imparzialmente negativo per tutti: quasi 500 $. A questo si aggiunga che, per ora (non flagelliamoci dicendo per sempre) i soli giornali e riviste disponibili sono americani e, soprattutto, la linea telefonica per scaricare testi e giornali è fornita da una compagnia americana, che segue standard incompatibili con quelli normali in Europa.

Insomma, festeggiamo pure il nuovo Kindle, per simpatia verso i lettori americani, anche se sembra proprio che noi non tocchi neppure un posto di seconda fila, dietro gl'invitati d'onore. Chissà se un pool di editori nostrani proverà a rischiare qualcosa per non rimanere sempre più marginale in un mercato editoriale che meriterebbe qualche svecchiamento. Le compagnie telefoniche, così solerti nelle battaglie promozionali ingannevoli, non vogliono proprio partecipare ad un mercato che non è solo quello dei tremila "Ti amo. Mi ami?" al mese?
In barba alle deprimenti statistiche, i super-lettori in grado di sgranocchiarsi anche un paio di libri alla settimana, che hanno gli scaffali pieni (e non solo quelli) ci sono anche da noi: basterebbe guardare le lunghe file che si formano al bancone dei prestiti dopo i ponti festivi nella biblioteca della "Sala borsa", qui a Bologna.
Tema più delicato, ma pur sempre interessante, è quello dell'editoria scolastica e universitaria. Non dubito che editori potenti e lungimiranti come Zanichelli, guardino con qualche interesse ai possibili sviluppi di una nuova forma di pubblicazione dei loro testi, armonizzata con la pubblica istruzione e le Università, purché garantisca ragionevoli guadagni e Kindle sembra avere le caratteristiche per assicurarlo, come dimostra l'adesione di grossi editori americani e mega-librai come Amazon. Vedremo.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 07 maggio 2009 Invia un commento all'autore
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10 ottobre 2008

Capo e coda

ven. 10 ottobre 2008  Capo e coda

Ieri l'altro mi sono alzato insolitamente presto per accordarmi con un meccanico e con il venditore della mia auto (teoricamente tuttora garante della sua salute meccanica) per riparare un guasto che la costringeva ferma vicino a San Leo in Romagna. Esaurite le telefonate, ho deciso di utilizzare il resto della mattinata per provare a pubblicare on-line una selezione di miei racconti scritti negli ultimi anni decidendone al volo il titolo, premeditato in parte uscendo dalla pizzeria la sera precedente. Per la foto che ho inserito nella copertina mi sono lasciato guidare dall'interesse che aveva riscosso sulla mia pagina di FLICKR sulla quale sto pubblicando una selezione di mie foto.
Già da tempo avevo guardato con curiosità Lulu e Boopen e nel corso della scorsa estate avevo letto la pubblicità su La Repubblica di ILMIOLIBRO. Ho deciso in favore di quest'ultimo. La procedura di pubblicazione è abbastanza semplice, con un numero d'inciampi e di piccole oscurità accettabile. Ho scoperto, ad esempio, che la presenza della sola iniziale seguita dal punto (una "C.", nel mio caso) per abbreviare il middlename, genera fuorvianti messaggi d'errore e impedisce di procedere nella registrazione al sito. In compenso, superato il trabocchetto, l'invio del file del testo, opportunamente reimpaginato e reindicizzato in precedenza per conformarlo alle dimensioni della pagina (150x230 mm), fila via liscia. 
La generazione della copertina personalizzata avviene abbastanza facilmente, salvo il fatto che la foto inviata viene inopinatamente francobollizzata, senza alcun avviso o criterio di riduzione esplicitamente dichiarato. Ho impiegato tre tentativi per "indovinare" la misura giusta dell'immagine (un file .jpg) da inserire sotto il titolo, dopo la selvaggia potatura inflittale dal sistema. E' chiaro che si tratta di una struttura ancora acerba che i programmatori dovranno perfezionare. Importante e commendevole è, invece, la possibilità di controllare l'impaginato (in forma di un file .pdf) prima di decidere la pubblicazione. 
Ora sono in attesa di vedermi recapitare da un corriere le copie in "carta e ossa" che ho ordinato. Quasi certamente, verrà ad un'ora in cui la casa è vuota e mi lascierà un avviso attaccato al campanello, misterioso come una tavoletta assira in caratteri cuneiformi. 
Bisogna sapere, infatti, che gli autisti dei corrieri, ormai, sono come i tassisti di New York, stranierissimi da ascoltare quando parlano, ma ancora più strabilianti quando scrivono. Del resto, se facessi l'autista di un corriere a Fez credo che farei una figura anche peggiore nel lasciare un bel post-it giallo in arabo sul campanello di un signore marocchino. Peccato che il gruppo dell'Espresso che possiede ILMIOLIBRO non abbia optato per le care vecchie Poste italiane, tanto vituperate, ma molto più economiche e amichevoli dei corrieri, tanto in voga in ambienti manageriali e tanto odiati cai comuni cristiani.

Racconti di A.C. Candeli

Molto piacevole, infine, è stato l'immediato arrivo di alcuni giudizi, tutti lunsinghieri, da parte di sconosciuti lettori, imbattutisi nella transitoria pubblicità del nuovo libro fra le pubblicazioni "fresche di giornata" sulla home page di ILMIOLIBRO. Sorprendente soprattutto la velocità dei recensori. Mi hanno fatto piacere, anche se non hanno certo suscitato la stessa emozione di quando, centomila anni fa, vidi in bella mostra il mio primo libro nella storica vetrina di Zanichelli sotto il Pavaglione a Bologna o da Feltrinelli in galleria a Milano, quando per ragioni esclusivamente alfabetiche, mi ritrovavo nel catalogo degli autori Zanichelli la riga sopra quella di Giosuè Carducci.

Sono curioso di vedere cosa capiterà di questo nuovo mezzo ibrido, semi-elettronico e semi-tradizionale, ancora acerbo, ma forse promettente, quando avrà trovato la sua specificità, aggiungendosi ai più consolidati strumenti di diffusione della cultura.

Per chi fosse curioso di saperne di più sul libro di cui ho parlato finora, o voglia farselo inviare a casa per leggerselo, sappia che si tratta di "Capo e coda" e si trova qui. Per averne un assaggio, clicca sull'icona "visualizza anteprima" di quella pagina, (o direttamente qui) e potrai leggerne le prime otto pagine in formato pdf.

26 agosto 2008

Maratona olimpica

mar. 26 agosto 2008 Maratona olimpica

Quando il raffreddamento ad aria non basta...
è giocoforza ricorrere a quello ad acqua,
come è accaduto durante la maratona della scorsa domenica alle
olimpiadi di Pechino.

12 marzo 2008

Sigaretta elettronica

mer. 12 marzo 2008 Sigaretta elettronica

sigaretta elettronica

Leggo sul Corriere che è in arrivo la sigaretta elettronica e sullo stesso principio anche il sigaro e la pipa elettronici. Si tratta di tre oggetti che condividono la stessa idea: sostituirsi alle corrispettive forme tradizionali senza inquinare l'ambiente fornendo, però, al fumatore la libertà di fumare ovunque senza contravvenire alle leggi, senza danneggiare chi fuma e chi gli sta vicino (in casa, nei bar ecc,) senza produrre odori sgraditi nell'ambiente o sui vestiti. Dalla sigaretta o dalla pipa elettronica non uscirà altro che vapore acqueo e una "cartuccia" da due dollari permette di fumare l'equivalente di due pacchetti di sigarette, nicotina compresa, ma nulla di cancerogeno. Per le caratteristiche e i prezzi vedi il sito della crown7 , cliccando qui o sulla figura.

Piacerà, o è solo fumo negli occhi?

pipa elettronica



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer. 12 marzo 2008 Invia un commento all'autore
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11 marzo 2008

Ormai le pampas non valgon piu' una ciccas

  • ... magari
  • Perche' tu non ce l'hai?
  • No, non l'ho nemmeno visto
  • Com'e' possibile, ma se ce ne sono dappertutto. Siamo invasi, ormai.
  • Voglio dire visto da vicino, preso in mano. Tu, invece, da quanto l'hai preso?
  • Me l'hanno regalato. Se fosse per me...
  • Vedi, allora; di cosa ti meravigli? Dicono che sia utile, però
  • Sara' , ma se ne abbiamo fatto a meno per mille anni...
  • Milioni, vorrai dire. Gli antropologi ormai si sono scatenati. Quando eravamo ragazzi sembrava che parlare di un'eta' di centomila anni fosse una mezza eresia, ti ricordi? A me va benissimo, intendiamoci. Io sono sempre stato un evoluzionista convinto. Anche quando sembrava che le cose dovessero andare a scatafascio, io ho sempre detto: - Vedrai che pian pianino tutto si aggiusta... per dire che c'e' sempre un evoluzione.
  • E' l'inflazione: cento, mille, milioni. Quando comincia non si ferma piu'.
  • Infatti. Guarda l'Argentina, ormai le pampas non valgon piu' una ciccas.
  • Pampas? Ma quelle non erano le praterie con i gaucios sempre a cavallo, se non stanno ballando i tangos, come nei film?
  • Hai ragione, devon'essere i pesos; mi sono confuso, con tutte quelle parole in s. E' meglio da noi dove le parole finiscono con tutte le vocali necessarie per capirsi.
  • Non c'e' niente di piu' bello dell'italiano, lo dicono tutti.
  • E delle italiane, anche.
  • Si capisce, sono le mamme dell'italiano. Se fossero brutte loro, guai.
  • Non voglio neanche pensarci a una disgrazia del genere, sai cosa ti dico.
  • Altro che l'inflazione.

Nell'immagine: Pampas nostranas (Gran Sasso)



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab. 17 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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Uno zombie nascostro dentro la firewall


Da quando il tarlo che la sua macchina fosse stata violata aveva cominciato a perseguitarlo, gli sembrava quasi di sentire i byte frusciarne fuori dal computer come il filo d'acqua da un rubinetto, ma, naturalmente, non riusciva ad individuarne l'origine.
Era certo di aver chiuso tutte le porte eccetto le pochissime per i servizi indispensabili, aveva innalzato una firewall più alta e poderosa delle mura serviane, ma se ci fossero rimaste backdoors nascoste, aperte a sua insaputa da qualche giocherellone o malandrino non avrebbe potuto giurarlo.

Il file di log non lo aveva aiutato minimamente a risalire ad attività inattese sulla sua macchina. Niente di più del solito stupido, prolisso resoconto delle attività normali. S'illuminò di un sorriso involontario pensando che si trattava di un "palo" di fiducia: cieco e sordo come quello famoso "dell'ortica" di una gloriosa canzone di Jannacci.
Se erano entrati sul suo sistema lo avevano fatto con garbo, pulendosi per bene le scarpe prima di accedere e senza fracassare la cristalleria, mentre si muovevano all'interno del file system per predisporre una via di uscita pulita e silenziosa.

Da che buco erano passati? Quasi ogni giorno sulla posta gli arrivavano dalla Red Hat avvisi su di una nuova possibile vulnerabilità del sistema che avrebbe permesso a superesperti di aprire una breccia nelle mura, rivelandone una debolezza, invisibile fino a quel momento.
Ma chi erano, poi, questi grandi maghi che passavano il loro tempo a battere con le nocche e ad auscultare ogni millimetro delle poderose mura, alla ricerca di un eco sospetta che permettesse d'infliggere un vulnus immedicabile al sistema immunitario?
E cosa cercavano i malandrini, al postutto? Era ben consapevole di non avere lasciato in giro sui suoi dischi nulla che potesse, seppur minimamente, interessare o giovare a chicchessia.
Tutti i dati sensibili erano protetti da PGP e quelli più importanti spostati ogni sera su CD, prima di chiudere bottega e andare a casa (lui diceva a palazzo Braschi) a mangiare una mezza melina ed un bicchiere di latte.
L'ipotesi più probabile era che volessero prendere il controllo della sua macchina per scopi estranei al contenuto dei dischi. Trasformarla in uno zombie, prono a qualsiasi ordine gli giungesse dal padrone remoto. Uno dei mille e mille piccoli server insignificanti da radunare in una cieca inarrestabile schiera da scagliare con ottusa aggressività contro un gigante poderoso e protervo, nella sua pretesa inattaccabilità, per umiliarlo in un degradante denial of service, cioè in un collasso totale.

Nonostante il fastidio, quasi un prurito, provocatogli dal sospetto che il suo server non fosse nulla di più di uno dei tanti schiavi pronti a scagliarsi contro un gigante, come allodole sulla finta civetta di specchi, non potava reprimere una involontaria ammirazione per questi moderni luddisti.
Cosa li spingeva a cimentarsi ai vertici della difficoltà, senza poterne ricavare né profitto, né notorietà? per ferire temporaneamente un sistema gigante: niente di più raffinato di comune ipertrofico server commerciale. Non una munitissima postazione dei servizi segreti od il caveau vigilatissimo di una banca, ma un comune Yahoo!
Il gusto del sapiente colpo di fionda nel mezzo della fronte di Golia?
Il raffinato piacere differito del seminatore di datteri? perché non c'era alcun dubbio che un colpo del genere richiedeva, oltreché abilità, una grande pazienza durante la lunga fase preparatoria.
Il sapore amaro della clandestinità, senza alcuna speranza di uscirne se non per entrare in galera?

Stretto nella morsa fra il dispetto e l'inconfessata ammirazione stava dibattendo fra sé e sé quale risoluzione intraprendere per uscire dal dubbio, quando un provvidenziale crash del disco rigido lo costrinse a reinstallare il sistema da zero, ricuperando solo i dati dal nastro di backup .
Stava crogiolandosi fra rassicuranti luoghi comuni: piazza pulita, finalmente; muoia Sansone… ; non tutto il male vien per nuocere; estirpare il male alla radice ed altre scemenze simili, quando il tarlo riprese la sua opera.
… e se il cavallo di Troia si fosse annidato, al sicuro da guasti, proprio fra i dati gelosamente replicati, anziché nelle sospette aree del sistema operativo, per riconquistare silenziosamente da lì l'intera macchina?
Geniale!

Nell'immagine, Corte Isolani a Bologna, liberamente reinterpretata ai frattali



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun. 02 giugno 2003 Invia un commento all'autore
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Rusco & Busco

mer. 04 giugno 2003 Rusco & Busco

In principio era la scopa . Il suo regno sembrava solido, quasi imperituro, ma come tanti altri gloriosi attrezzi millenari ha subito, in tempi recenti, un attacco violento, quasi mortale da parte di più complicati e fragili marchingegni avidi di energia elettrica o di altro tipo, bisognosi di manutenzione, costosi sia in partenza sia durante l'esercizio delle loro nobili funzioni.

Il vacuum cleaner complicato, rumoroso e ingombrante, prosaicamente ribattezzato da noi in aspirapolvere, ha inizialmente affiancato con discrezione la scopa domestica che, tuttavia, si difende ancora abbastanza bene, aggiornandosi e trasformandosi con soprassalti di civetteria formale e una conversione dalla saggina e dal legno a materiali sintetici, sia nella parte scopante, sia nel manico.

Un assalto più grave al tradizionale ruolo occupato nelle case dall'attrezzo manuale è stato portato di recente dalle scope elettriche che non ne usurpano soltanto il nome, ma anche la forma allungata con pretese di maneggevolezza, ma le sorprese maggior si vedono per la strada.

Da qualche tempo, lungo il mio abituale percorso motociclistico del mattino, devo guardarmi da insoliti mucchietti disordinati di polvere, foglie e altri piccoli detriti diffusi irregolarmente nel bel mezzo dei vialetti tranquilli e solitamente ordinati che mi portano da casa al centro.

Polvere negli occhi e sporcizia fino al centro della strada. Come mai? Il mistero mi si è completamente svelato un fortunata mattina quando ho colto in flagrante l'autore del disordine: un operatore ecologico, patentato e vistosamente tegumentato di casacca catarifrangente, che con un fragoroso marchingegno scova e spara vorticosamente verso il centro della strada la polvere che se ne stava tranquillamente rintanata lungo i bordi.

old style broomNon la raccoglie silenziosamente in un bidone, come faceva il tramontato spazzino comunale con la sua scopa obsoleta, ma la sparpaglia festosamente e fragorosamente ovunque, spesso aiutato dalla brezza naturale, molto più silenziosa, ma anche più efficace del modesto soffione a scoppio d'ordinanza.

Incredulo che tanto dissennato scempio fosse la nuova procedura per la normale pulizia delle strade ho indagato con tutta la sagacia e la tenacia che un mistero del genere postulava, finché non sono arrivato a capo del busillis. Lo spargitore di pattume non è uno squilibrato, ancorché regolarmente pagato e fornito di insegne e casacca che lo proteggono dagli spontanei sberleffi e insulti dei cittadini, ma il facilitatore dell'azione di pulizia che dovrebbe essere svolta da un apposita, costosissima, " spazzatrice "su quattro ruote e tre spazzole rotanti. Il veicolo ripulitore dovrebbe seguire immediatamente l'uomo spargitore e fagocitare nel suo capiente ventre meccanico la polvere e le foglie dei vialetti collinari dove vivo, insieme ad altri perplessi concittadini. Questa sarebbe, grossolanamente la procedura elementare, tuttavia, per evitare che una pulizia troppo perfetta e completa abbia luogo alla prima passata, lasciando colpevolmente inoperosa la costosa attrezzatura, hanno studiato e perfezionato una procedura più raffinata che consiste, basilarmente, nel lasciare trascorrere un intervallo di tempo fra lo spargimento del pattume e la sua raccolta .

spazzatricePerché la faccenda funzioni a dovere, l'intervallo deve essere sufficientemente lungo da permettere alla brezza naturale ed a quella, ancora più efficace, delle auto di passaggio, di riposizionare il pattume ai bordi dei marciapiedi dove si trovava, prima della rumorosa azione perturbante del soffiatore a scoppio.

L'equilibrio ecologico ed il posto di lavoro di valenti operatori risultano, così, stabilmente tutelati nel tempo, nonostante sia stato versato il doveroso tributo alla modernizzazione che un Comune serio e avanzato deve pur pagare.
Non è solo polvere negli occhi, insomma.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer. 04 giugno 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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10 marzo 2008

Per cannoneggiare la grandine spazza via una cascina

ven. 27 giugno 2003 Per cannoneggiare la grandine spazza via una cascina

"Cos'è e come funziona un cannone antigrandine.
Si tratta di un enorme cono rovesciato alla cui base vi è una camera di combustione. Il tutto è sorretto da un treppiede che sostiene il vertice del cono e dirige la cavità verso il cielo. La camera di combustione viene ciclicamente riempita di gas combustibile, come propano o acetilene, e una candela ne causa l'esplosione. La forte deflagrazione, amplificata dalla forma a megafono del cannone, lancia un'onda sonica di forte potenza verso il cielo, e viene ripetuta, grazie ad un timer elettronico, ogni 5/10 secondi. Nelle dichiarazioni dei costruttori l'onda di pressione sarebbe in grado di dis
turbare il processo d'accrescimento della grandine, o secondo altri far perdere equilibrio ai nuclei di condensazione in sospensione, e generare l'immediata caduta dell'idrometeora, prima che essa diventi di grosse e rovinose dimensioni.
La teoria di funzionamento è fatto oggetto di disputa tra i costruttori, essi stessi in difficoltà nello spiegare la metodologia d'azione dei loro prodotti.
Non vogliamo entrare nel merito, benché il mondo scientifico sia fortemente scettico, o forse sarebbe meglio dire incredulo e indignato di fronte a tanta millanteria."… "Tuttavia i problemi derivanti dall'adozione di tale attrezzo si sono, negli anni, rivelati molto seri a livello sociale, e ben riassunti su molti siti Internet meteorologici, professionali e amatoriali. I cannoni antigrandine, a causa della loro assordante onda d'urto, sia di giorno sia di notte, causano notevoli problemi psichici e psicologici agli abitanti delle zone limitrofe alle coltivazioni estensive, con notevoli modificazioni dei cicli vitali del sonno e della veglia.
Inoltre le potenti onde di pressione danneggiano irreparabilmente le cascine e le case più vecchie dei borghi di pianura, causando crepe e fessurazioni nei rivestimenti esterni e negli intonaci interni."


Insomma, un cannone è sempre un cannone, meglio starne alla larga e cannoneggiare, seppure la grandine, non è mai un'azione da intraprendere a cuor leggero, se non si possiede la leggerezza di tocco del Barone di Muenchausen, che le palle di cannone le cavalcava come se niente fosse, o la naturale vigoria della donna cannone che con un soffio smorza un lampione.

Nell'immagine ritratto di donna cannone mentre smorza un lampione di Sant'Arcangelo di Romagna



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 27 giugno 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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