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16 agosto 2021

Al museo

 

Battaglia di Lepanto

Nelle vaste sale male illuminate
Negli spazi vuoti silenti e abbandonati
Ingialliscono mestamente battaglie navali
Eserciti schierati di potenze coloniali
Battaglie immaginarie mai combattute né sognate

23 marzo 2014

Che FAI al museo?



Ieri pomeriggio siamo tornati dopo alcuni mesi nel nostro vecchio museo civico sotto i portici del Pavaglione. Era in corso la promozione nazionale dei luoghi d'arte da parte del FAI che organizza visite guidate, solitamente in luoghi altrimenti inaccessibili.
Non è certo il caso del museo civico di Bologna, tuttavia il FAI organizzava una visita guidata ai mosaici romani ospitati in una saletta minore al secondo piano. Si tratta per lo più di mosaici geometrici molto ben conservati, o restaurati alla perfezione, ma non certo eccezionali se paragonati ai tanti reperti musivi disseminati per l'Italia.
Noi ieri abbiamo saltato completamente la bellissima collezione egizia, seconda solo, in Italia, a quella di rilevanza mondiale di Torino, per ripercorrere la parte villanoviana, quell'etrusca e la romana.


Non ricordavo la bellissima collezione di vasi greci importati dagli etruschi e le interessanti steli funerarie di pietra delle settimo-quinto secolo  a.e.v. Sicuramente tornerò a dimenticarle, ma intanto le ho riviste con piacere. Con il telefonino, unico strumento servizievole sempre in tasca, ho scattato qualche foto; alcune di loro corredano questo testo.
Durante la visita, gruppi di turisti guidati da volontari del FAI, passavano per le sale piene di bellissimi vasi in teche polverose, senza degnarle di uno sguardo, trascorrendo come nuvole in un cielo ventoso.
All'uscita ho incontrato un vecchio amico della banda di informatici, impiegato per l'occasione dal FAI come portinaio volontario.
In tempi ormai lontani, organizzavamo corsi per diffondere l'uso delle tecnologie informatiche fra gli insegnanti e gli studenti delle scuole bolognesi. Ironicamente, ieri mi raccontava aneddoti sugli scatenati ragazzini di prima media che ne combinano di tutti i colori con i loro modernissimi telefonini ed i social network. Non hanno certo bisogno di sollecitazioni, ma al contrario di una educazione ad un uso responsabile e consapevole di questi piccoli potentissimi strumenti e della rete INTERNET.
Sempre bello il nostro ricco e trascurato museo, se poi riuscissero anche ad ammodernare un po' le vecchie polverose attrezzature espositive e l'illuminazione...

antefisse



04 febbraio 2014

Il museo del patrimonio industriale di Bologna

Domenica 2 febbraio siamo andati a visitare per la prima volta il museo del patrimonio industriale di Bologna. Ci sarebbe piaciuto accompagnare alla visita anche nostro nipotino Alessandro ma il destino non volle così, come dice la canzone.
Il museo è stato realizzato dal Comune nella vecchia sede della fornace Galotti dove si trovava un forno Hoffmann a fuoco continuo...
forno hoffmann
che ora ospita in modo molto suggestivo varie macchine e attrezzature industriali e, al suo esterno, una collezione di campioni di manufatti ornamentali in terracotta che produceva la fornace e sono tuttora ben visibili sulle facciate di diversi palazzi bolognesi del centro della città.
terre cotte
In questi giorni, è presente una collezione di giocattoli della ditta Giordani, generalmente in buono stato di conservazione. Forse le più divertenti sono alcune macchinine a pedali di varia foggia ed epoca.
giocattoli Giordani
triciclo
Naturalmente, però, la parte più interessante è costituita dalle poderose attrezzature per filare la seta, quando la forza motrice di questi imponenti macchinari era l'acqua, sapientemente canalizzata in modo da spingere con sufficiente potenza e velocità i numerosi mulini delle fabbriche tessili.

In questi opifici si produceva il filato di seta, ricavato da allevamenti locali di bachi, con il quale si tesseva, prevalentemente, il famoso velo di seta bolognese come si vede bene nel ritratto che Guido Reni fece a sua Madre.
Guido Reni madre

Un bel documentario all'ingresso del secondo piano illustra con chiarezza la grande importanza della rete di canali che doveva caratterizzare la fisionomia di Bologna, prima che l'energia elettrica soppiantasse completamente quella idrica come forza motrice dell'industria bolognese, e non solo.
I numerosi canali che solcavano la città a cielo aperto, ricavavano l'acqua dai fiumi Savena e Reno e si prestavano a diverse altre attività, la più importante delle quali era quella dei trasporti fluviali. Proprio i canali permettevano alle merci bolognesi di raggiungere, attraverso il Po, Venezia, e di lì, il vicino oriente che si affaccia sul Mediterraneo.
Molto interessanti sono anche le macchine che rappresentano gli antenati di quelle impressionanti diavolerie automatiche per la confezione e l'impacchettamento di qualsiasi tipo di merce che hanno fatto di Bologna la capitale mondiale del "packeging".
Commovente la prima "tortellinatrice".
Interessanti anche alcuni vecchi esemplarii dell'industria motoristica bolognese (Osca,Minarelli, Ducati...) le preziose penne Omas e molto altro. Qui sotto una Osca 1600
osca 1600

È stata una visita molto gradevole, oltre le attese.

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