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26 luglio 2019

Silenzio!

Silenzio!




Appartengo alla sottospecie umana a cui piace il silenzio, ne ho bisogno. Come gli indo-americani non sento il bisogno di colmare il silenzio con riempitivi verbali o convenevoli se non sono solo. "Il silenzio è d'oro" si diceva anche qui da noi, del resto
Non trovo disdicevole stare seduto in silenzio in presenza di altri umani, se non ho niente da comunicare.
Ascoltare la radio o la televisione come un sottofondo sonoro di compagnia a me dà fastidio. Sono uno a cui piace pensare, possibilmente in ambiente silenzioso. Niente di pretenzioso, però. Insomma non voglio passare per un COGITO ERGO SUM. Oltretutto, non credo che pensare sia una prerogativa solo umana e tantomeno la più distintiva ed eccellente. Chiunque abbia avuto un cane o un gatto in famiglia sa che pensano, eccome.
Naturalmente si riesce a pensare anche nel frastuono della metropolitana, ma farlo tranquillamente in un ambiente silenzioso seduti in poltrona o dentro ad una vasca da bagno è molto più spassoso.
Mi piacerebbe farlo spesso senza essere banalmente interrotto o disturbato senza motivo.
Tutto qui.

Nella foto un mastino tibetano, un forte pensatore che non ho mai avuto il piacere di frequentare

25 luglio 2019

Matite gialle

Matite gialle



A me piace dettare al telefonino o al computer. Con gli attuali sistemi di assistenza vocale che si fondano sul continuo confronto di ciò che viene dettato con dizionari interni la quantità di errori è molto limitata. I fraintendimenti sono sempre possibili, naturalmente. Un controllo del testo dettato è sempre comunque indispensabile. Un altro vantaggio innegabile è la "velocità di scrittura" quando si sta dialogando a distanza con applicazioni come Telegram o WhatsApp. Infatti, il tempo di attesa della risposta scritta sulle minuscole e scomode tastiere, se il messaggio è piuttosto lungo, risulta fastidioso. Non potendo dettare, lo strumento che preferisco a tutti gli altri è sicuramente la comoda tastiera del computer. Il più sgradito di tutti, invece, è la macchina da scrivere, benché abbia tentato di familiarizzare con quel tipo di scrittura fin da bambino, quando comprai con i miei risparmi una Olivetti lettera 22, che era un vero gioiello e tuttora conservo con affetto, ma non uso mai. Nella tasca interna della giacca tengo sempre un pennarello a punta fine con il quale prendo veloci appunti all'interno della mano sinistra e uso anche per disegnare le mie pipe sulle tovagliette di carta delle pizzerie. Per decenni lo affiancavo ad una stilografica e ad una elegante matita automatica di metallo con le mine da 05 che aveva anche il comodo gommino per cancellare. protetto e nascosto da un coperchietto metallico molto utile per aggiustare il tiraggio della pipa mentre fumo. Non ho mai avuto molta dimestichezza e simpatia per le biro né per le matite di legno che richiedono una continua affilatura della punta con il temperamatite. Sono prive di clip per tenerle agganciate in tasca e hanno il gommino scoperto che non può essere usato come attrezzo per la pipa. Insomma, non fanno per me, mentre sono molto popolari nelle mani di indaffarati impiegati e giornalisti nei film americani. Di solito sono gialle e, a quanto leggo in un interessante articolo, il colore è stato introdotto con un colpo di genio da un intraprendente fabbricante che ha deciso di usare una grafite di origine orientale, più pregiata di quella inglese, scegliendo per la casacca delle sue matite il colore giallo che più viene associato in oriente al potere Imperiale e, più in generale, alla ricchezza e al lusso. Non lo avrei mai sospettato

25 giugno 2019

Aquiloni eolici


Leggo in un interessante articolo che diverse compagnie in varie parti del mondo stanno studiando il modo di sfruttare il vento per la produzione di energia elettrica in modo meno costoso, più pulito e con minore impatto sul paesaggio di quanto non facciano le pale eoliche che ormai sono diffuse anche qui da noi in italia.
La prima volta che vidi un vastissimo parco eolico venivamo in macchina da Las Vegas e ci dirigevamo verso San Francisco dopo avere attraversato la Valle della morte; il grande parco nazionale a cavallo fra il Nevada e la California. Come suggerisce il nome, la Death Valley è un deserto impressionante e ritrovarsi, quasi all'improvviso, fra colline verdeggianti coperte di bianche pale eoliche fu una sorpresa piacevole e queste bianche torri con le loro pale in lento movimento mi sembrarono belle e non mi provocarono alcuna ostilità. Erano quasi un ornamento a quelle deserte colline verdi del tutto prive di un carattere storico o paesaggistico da preservare.
Sicuramente il discorso cambia quando, per fini speculativi, le torri eoliche compromettono paesaggi fortemente antropizzati da millenni, come accade in Puglia o in Sicilia e, in misura minore, anche qui sul nostro Appennino Tosco Emiliano.
Sicuramente se si riuscisse a produrre energia elettrica con aquiloni o droni parcheggiati a centinaia di metri da terra l'impatto paesaggistico sarebbe del tutto neutralizzato ed è proprio quello che stanno cercando di fare diverse compagnie dislocate in varie parti del mondo.
Si tratta di manufatti hi-tech molto costosi che non ricordano certo gli aquiloni colorati che da bambini facevamo con canne palustri e carta velina, così fragili e imperfetti che raramente duravano più di qualche ora di gioco.
C'è da augurarsi che questi tentativi in corso abbiano successo e producano energia elettrica pulita senza deturpare il paesaggio, in attesa che la fusione nucleare ci affranchi in modo definitivo dalla dipendenza da combustibili fossili e da altre fonti alternative costose e problematiche.

23 giugno 2019

La bici folletto

La bici folletto



Alla fine degli anni Ottanta lessi in un romanzo cyber di William Gibson di una macchina a guida completamente autonoma che era in grado di venirti a prendere sotto casa e portarti con sicurezza alla destinazione semplicemente dicendole l'indirizzo a cui doveva arrivare. Mi sembrò un sogno che avrei voluto vedere realizzato prima di morire. Nel romanzo,si chiamava Hamed quel portento di tecnologia costruita a Damasco.
Ora, dopo una cinquantina d'anni, mi sembra che siamo abbastanza vicini, finalmente, alla realizzazione di una macchina dalla quale ti fai scarrozzare e, giunto a destinazione, le dici "Vai a parcheggiare e vieni a prendermi qui alle 6."
Superano però anche i miei più spericolati sogni le nuove biciclette che inventori sparsi in varie parti del mondo stanno preparando con studi convergenti .
A quanto leggo su un interessante articolo del Sole 24 Ore, UBER, la controversa compagnia odiata dai tassisti, che ora è molto interessata anche alla micro mobilità urbana, cerca proprio di trovare la soluzione per offrire biciclette che stanno in equilibrio senza un umano pedalatore sulla sella.
Questa bici-folletto dovrebbero essere in grado di raggiungere chi ne ha bisogno e l'ha invocata con un colpo di telefonino. Raggiunto il cliente, cesserebbe di muoversi in autonomia lasciando al suo temporaneo padrone il piacere di guidarla con pedalata assistita fino al raggiungimento della metà.
A quel punto la super-bici concluderebbe il suo compito ritornando in piena e solitaria autonomia nel parcheggio attrezzato in cui ricaricare le batterie e attendere la successiva chiamata.
Meglio di un tappeto volante evocato dal genio della lampada.
Non so se vedrò mai una di queste bici e avrò l'opportunità di servirmene in alternativa temporanea alla mia WANDER azzurra che cavalco da più di sessant'anni.
Certamente sarebbe stata molto utile a Marino, un ubriacone che frequentava un'osteria vicina alla casa dove passavo parte delle vacanze estive. All'ora di cena, prima di rincasare, arrivava in bici dal lavoro e si fermava a fare il pieno di lambrusco all'osteria, poi usciva e, per il crudele spasso di noi bambini della contrada che l'aspettavamo al varco, tentava di risalire sulla bicicletta offrendo uno spettacolo penoso ed esilarante: dopo una serie di sbandate e serpentine non di rado finiva a terra mentre la bici, sobria e paziente, continuava per qualche metro in autonomia prima di fermarsi, a sua volta, ribaltata sui ciottoli della strada, in attesa di essere riaccompagnata a mano nel cortile di casa.

05 giugno 2019

Via libera al caffè

mer 05 giugno 2019 

Via libera al caffè


Un via libera al caffè arriva da un nuovo studio scientifico secondo il quale se ne potrebbero consumare anche fino a 25 al giorno senza rischi per il cuore, smentendo che il suo consumo possa restringere le arterie, e di conseguenza favorire l'innalzamento della pressione con rischi cardiovascolari annessi.
Come è accaduto per tanti altri alimenti (uova, burro, carne rossa) demonizzati da una ricerca scientifica, basta avere pazienza e apparirà un nuovo studio che, con dovizia di mezzi e nuovi strumenti d'indagine, correggerà il tiro.
Quando poi sugli esiti della ricerca s'innestano colossali interessi economici le cose si complicano ulteriormente. Basti pensare alla guerra fra la lobby degli zuccherieri e quella dei produttori di dolcificanti che cercavano spazio ai loro prodotti demonizzando lo zucchero.
Clamorose sono state le conseguenze della truffa NO-VAX propalata da Andrew Jeremy Wakefield (1957): un ex medico britannico, conosciuto principalmente per una pubblicazione scientifica fraudolenta del 1981, in cui sosteneva la correlazione, oggi smentita, tra il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e la comparsa di autismo e malattie intestinali.
Nel maggio 2010 Wakefield venne radiato dal Medical Register con una dichiarazione di falsificazione disonesta delle ricerche sul Lancet, la prestigiosissima rivista medica, e da allora non può praticare la professione medica nel Regno Unito, ma il danno era stato fatto e migliaia di genitori sprovveduti cominciarono a disertare la vaccinazione dei propri figli con enormi danni sulla salute pubblica.
Molto più spassosa, ma non deliberatamente truffaldina, è la campagna (involontaria?) a favore del consumo di spinaci come alimento d'elezione per l'assimilazione del ferro ed il conseguente irrobustimento del corpo.
Di vero c'è che durante la grande depressione negli anni '30 il consumo di spinaci aumentò notevolmente a scapito delle più costose bistecche, alimento principe della tavola americana.
Sicuramente il cartone animato del marinaio con la pipa (Popeye o Braccio-di-ferro) che diventa superforzuto ingurgitando in un sol boccone un barattolo di spinaci contribuì, insieme alla miseria, ad aumentare il consumo di spinaci. Sulla leggenda correlata alla relazione Popeye-produttori di spinaci è molto interessante, se non addirittura esaustivo, l'articolo su WIRED "La leggenda metropolitana degli spinaci di Braccio di Ferro".
Morale della favola: godiamoci tranquillamente un buon caffè, anche se è il terzo o il quarto della giornata, dopo una tenera bistecca con spinaci al burro.
Est modus in rebus (Orazio,Satire (I, 1, 106-107)), come dicevano i nostri nonni e non sbagliavano troppo.

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