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17 giugno 2014

Strada Maggiore

Stanno sbucciando e ripavimentando Strada Maggiore: il tratto della via Emilia bolognese dalle Due Torri a Porta Maggiore e per farlo impiegheranno circa sei mesi. “Se otto o_oore, vi sembran poche, venite voi a laaavorar…” dice la celebre canzone. 
Ho dato una controllatina, per sicurezza, e ho trovato conferma alla mia incerta memoria: Marco Emilio Lepido, senza ruspe,  impiegò due anni (189-187 a.e.v) a completare le 176 miglia romane che andavano e vanno da Piacenza fino al porto militare di Rimini. La via Emilia è ancora lì, più o meno sempre la stessa, e continua ad essere percorsa avanti e indietro per tutta la vita da noi emiliano-romagnoli nati negli ultimi milleduecento anni e chissà da quante altre generazioni ancora, in futuro.

Problema:
Il tratto di strada che ora stanno rifacendo in sei mesi di tempo e con abbondanza di bulldozers a disposizione è circa mezzo miglio romano; così stando le cose, quanti anni avrebbe impiegato Marco Emilio Lepido a completare le 176 miglia, se fosse stato fornito delle moderne attrezzature?
 
Strada Maggiore Bologna

Gli omenoni di Palazzo Davia Bargellini guardano sconsolati la mesta strada disfatta
e senza passaggio di pedoni, proprio adesso che stavano per fiorire décolleté  e minigonne.

27 dicembre 2013

A posto

Un vaso di fiori alla finestra
sul fuoco il paiolino della minestra
nel bicchiere due dita di vino
una poltrona comoda per il pisolino
e un cane contento del suo destino


via Frassinago

via Frassinago - Bologna - Italia

09 febbraio 2012

La casa disabitata

La gelida casa svuotata
rimbomba per ogni pedata
dei quadri smontati dai muri
restano vuoti segni scuri
occhiaie spente di chi l’ha abitata

casa disabitata

04 febbraio 2012

Pesciolini blu

 

Al riparo dai voraci predatori
i pesciolini blu conservano forma e colori
Dopo un trentennio d’encomiabile costanza
meriterebbero un’esotica vacanza
fra prestigiosi mosaici dai molteplici colori

piastrelle

 

25 gennaio 2012

Campanile rosa

Sbiadito dall’impietoso sole nostrano
ora il campanile ha un colore umano
che un restauro fin troppo perfetto
aveva oltraggiato con un rosa confetto
incompatibile con lo stile emiliano



11 maggio 2011

Gondola


La gondola è un battello lagunare
inadatto alle onde del mare
La sua linea sottile e severa
è l'emblema di un'eleganza austera
che distingue lo stile lagunare

gondola

27 marzo 2011

Campo di Siena



Sei mai stato nel Campo di Siena
in una notte di luna piena
quando del Palio non resta più niente
né fanfare né cavalli né gente
in quell'antica conchiglia serena?

Campo di Siena


24 marzo 2011

L'obbedienza


obbedienza

"L'obbedienza dev'essere pronta
rispettosa e leale"

Questa scritta, sbiadita nei suoi caratteri e, temo, anche nel suo significato, compare ancora sul muro ridipinto del complesso di Santa Cristina a Bologna, sapientemente restaurato e adibito ora, in gran parte, ad edificio universitario.

Per lungo tempo, come si può facilmente immaginare, l'edificio era stato una caserma ed il monito ricordava ai soldati che si avviavano verso il centro della città in libera uscita, uno dei cardini della loro condizione di militari in servizio.

Non so chi abbia pensato questo motto né chi lo abbia fatto scrivere sul muro d'ingresso della caserma, a suo tempo, ma mi sembra significativo che i restauratori, che hanno riadattato magistralmente l'intero complesso ad uso civile e culturale, abbiano dato ordine agli imbianchini di "rispettare" quella scritta, mentre ridipingevano di giallo l'intera parete, come fosse un affresco, testimone di un passato che non doveva essere cancellato e rimosso dalla memoria.
In questi tristi giorni di non-guerra alla Libia, in cui il nostro Paese sembra vivere in uno stato confusionale penoso per inadeguatezza delle sfere decisionali e di comando, il motto sull'obbedienza, sbiadito e rispettato ricordo di un passato sfarinato, mi è sembrato patetico.


Ho scattato la foto della scritta murale oggi 24/03/11 alle 16 con il telefonino.

07 febbraio 2011

San Colombano - strumenti musicali

  
Approfittando della venuta a Bologna di cari amici che accompagnavano un ospite catalano, abbiamo ripercorso il centro della città, soffermandoci su alcune delle perle restaurate di recente, a partire da palazzo Fava con la sua collezione di dipinti della scuola bolognese, aperto al pubblico da un paio di giorni.
I due piccoli tesori che inevitabilmente hanno riscosso il maggior favore, tuttavia, sono stati la rasserenante biblioteca di testi di arte di San Giorgio in Poggiale e la collezione di strumenti antichi a tastiera del famoso organista Tagliavini che io ricordo per le sue esecuzioni bachiane al poderoso organo di Santa Maria dei Servi, quando ancora frequentavo l'università e non mi perdevo un concerto in cttà per nessuna ragione.
Di questa collezione di strumenti, esposti nel restaurato San Colombano in via Parigi, presento una serie di foto che ho caricato sul mio sito fotografico presso Flickr che potrai vedere in forma di presentazione cliccando qui o sulla foto qui sotto. 


San Colombano - Bologna


29 gennaio 2011

Replicanti

... ma donde sbucano tutte quelle bici, a Ferrara?
Finalmente svelato e documentato il mistero.



Il nido dei ciclisti replicanti altro non è che il famoso palazzo dei diamanti
in via Ercole I d'Este a Ferrara


16 novembre 2010

Comignoli parigini

 

... nei cieli bigi guardo fumar dai mille comignoli Parigi

 



Foto scattata il 5 novembre 2010 alle 18 e 10 dalla finestra del bagno di casa a Paris


28 ottobre 2010

Biblioteca di San Giorgio

mer 27 ottobre 2010  Biblioteca di San Giorgio
Durante una passeggiata in centro questa mattina, camminando lungo via Nazario Sauro che ho percorso per anni andando a scuola al liceo Minghetti, ci siamo imbattuti nella ex-chiesa di San Giorgio (fine '500) nuovamente restaurata. L'ultima volta che ci eravamo andati molti anni fa avevamo ascoltato dei madrigali, durante una serata organizzata per ex-minghettiani, allora aveva ancora l'aria di una chiesa sconsacrata. Oggi, invece, l'abbiamo ritrovata trasformata in biblioteca, una bella biblioteca sobria, elegante, silenziosa: un luogo civilissimo e gradevole dove abbiamo trascorso una piacevole mezz'oretta passeggiando fra le navate e sfogliando un libro del '700 sulla storia di Ravenna. Siamo riusciti a trovarlo in una elegante scansia nella navata centrale con l'aiuto del catalogo on-line, consultabile confortevolmente in una cappella laterale. Nel silenzio e alla luce del sole che filtrava dalle alte finestre alcuni ragazzi studiavano tranquillamente. La biliotecaria, gentile e discreta, ci ha consigliato di lasciare il libro sul tavolo prima di uscire.
Gran bel posto.
Con il telefonino ho scattato alcune foto che ho organizzato in forma di presentazione che puoi saricare poi vedere cliccando qui o sulla foto qui sotto.

18 febbraio 2010

Murale a San Giovanni in Persiceto

gio 18 febbraio 2010 Murale a San Giovanni in Persiceto

Piazza Betlemme a San Giovanni in Persiceto - Bologna

Quando mio figlio Marco ed il suo amico e socio decisero di trovare una sede per la loro nuova ditta d'informatica che dimezzasse le distanze casa-uffcio di entrambi, scelsero San Giovanni in Persiceto, a mezza strada, appunto, fra Bologna e San Felice sul Panaro, loro luoghi di residenza.
In poco tempo, facendo i muratori, gli elettricisti e gl'imbianchini, aggiustarono bene alle loro esigenze un locale a pianterreno che era stato un negozio di alcunché che non ricordo o non ho mai saputo.
In occasione dell'inaugurazione della nuova e prima sede, andammo un giorno a vedere come si erano sistemati e, in quell'occasione, facemmo "un visita guidata" nei dintorni, scoprendo per la prima volta la piazzetta dipinta che chiamano piazza degli inganni o Betlemme.
Ci piacque subito, così ci siamo ritornati più volte, ed il 4 maggio scorso, ho cercato di fotografare l'intero insieme, approfittando della bella luce.
Ora ho messo le foto su Flickr a documentazione di quest'opera originale e allegra di cui, però, non ho trovato notizie (né immagini) in rete.

CLICCA QUI, o sulla foto, per vedere l'intera piazzetta in una sequenza a pieno schermo; ne vale la pena e, se passi da San Giovanni, falle una visitina.

14 febbraio 2010

Murales a Comacchio

dom 14 febbraio 2010 Murales a Comacchio

In un sabato di sole, finalmente, ci siamo ritrovati a mangiare al mare nel ristorante abituale, potremmo dire "di famiglia", con il nipotino Alessandro e i suoi genitori. Lungo il percorso di andata, ci hanno condotto nella periferia di Comacchio, in un quartiere di vecchie case popolari dove si trova un lungo murale dipinto sul retro di piccole baracche in muratura, prospicienti un giardinetto spelacchiato. Me ne avevano già parlato, ma non l'avevo ancora visto e mi è sembrato notevole. Naturalmente, l'ho fotografato e inviato a Flickr.
Cliccando QUI o sulla foto sotto potrai vederlo per intero come slide-show.

Murale a Comacchio

Inevitabile, con il sole alto e in asenza di vento, la rituale passeggiata sulla riva del mare, insolitamente azzurro; un bell'azzurro cartolina che si confondeva all'orizzonte con il cielo terso, senza neppure la nuvoletta obbligatoria. La foce del canale era popolata da una colonia particolarmente nutrita di gabbiani, fermi a dondolarsi in chiacchiere e pettegolezzi dopo il pranzo.

gabbiani


In uno dei pochi caffè aperti, il gestore, da solo nel locale vuoto come una bocca affamata, stava facendosi compagnia con la chitarra, senza cantare. Alla nostra richiesta titubante di caffé (era il barista o un gitano di passaggio?) ha concluso il pezzo in corso con un poderoso slego flamenco per venire a servirci il caffè, rinunciando a colpi di tacco, e schiocchi di mano che gli devono essere rimasti in pectore. Sul soffito giravano le pale come in una bodega messicana... per spingere verso terra il caldo soffiato da una stufona appesa al cielo, mi ha spiegato il gitano, dissipando la mia perplessità.

ponte San PietroAl ritorno, siamo ripassati da Comacchio per cavarci lo sfizio di percorrere per la prima volta il nuovo ponte San Pietro che, finalmente, ripristina il collegamento diretto fra la cittadina e le sue valli meridionali, interrotto dal 1999 quando quello vecchio subì un danno e non fu mai più ripristinato.

In una decina di anni ci si poteva aspettare che i pensosi amministratori di Comacchio, ora sotto inchiesta o agli arresti per sospette disinvolture gestionali, tirassero fuori dal cappello, come minimo, un calatrava mignon, invece niente di più di un manufatto massiccio in calcestruzzo e metallo, sollevabile al centro verso l'alto per lasciare passare le imbarcazioni, un bruttone pronta-cassa, dall'aspetto simile a quelli che il genio pontieri monta nella pausa pranzo, tanto per tenersi in esercizio. Sarebbe impietoso qualsiasi confronto con il ponte di legno sul Reno che i legionari di Giulio Cesare completarono in un paio di settimane per avvertire i Germani che, loro, sull'altra sponda del fiume ci andavano e tornavano a loro piacimento.

Ad ogni modo, varcato il ponte, abbiamo ripercorso con piacere, dopo tanti anni, li lungo rettilineo scalcagnato fra le piatte campagne, sottratte alle acque quando la bonifica realizzò la famosa promessa del politico di turno: "... e questi laghi, saranno prosciutti".



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 14 febbraio 2010 Invia un commento all'autore

08 febbraio 2010

La Défense

lun 08 febbraio 2010 La Défense

La Défense

La Défense a Paris

A Parigi nei giorni scorsi, in una mattinata di tempo incerto, con ben 20 minuti di sole, siamo tornati alla Défense per vedere come sta continuando a crescere... e l'abbiamo trovata proprio bene: continua a svilupparsi seguendo le linee già ben delineate fin dagli inizi.
A mezzogiorno in punto è suonata una poderosissima sirena; il suono sembrava giungere da ogni punto e faceva impallidire il ricordo della sirena della Magneti-Marelli che segnalava agli operai l'inizio della pausa per il pranzo, quando ero bambino. Mi hanno detto che suona in tutta la Francia a mezzogiorno del primo mercoledì di ogni mese per testare il funzionamento del sistema di allarme nazionale che dovrebbe scattare in caso di...

La domanda è: in caso di Armagheddon, sentita la sirena cosa si dovrebbe fare? Non l'ho saputo, ma immagino che ciascuno abbia le sue brave istruzioni scritte in francese che gli indichino cosa e come fare, potendo. L'altro giorno il risultato della prova d'allarme è stato un festoso sciamare di giovani ambosessi in tenuta manageriale che, sbucando da impreviste aperture, hanno riempito i larghi camminamenti pedonali all'ombra dei grattacieli azzurri.
A mezzogiorno e dodici minuti è suonata la sirena per la seconda volta: fine-allarme, suppongo, ma nessuno ha mostrato di notarla. Sarebbe stato bello vedere qualche manifestazione di consenso gioioso per lo scampato similpericolo; non dico ballare la cucaracha, ma un applausino, non mi sarebbe dispiaciuto.

Chissà se - diononvoglia- quando suonerà la sirena per una qualche vera ragione tutti usciranno a braccetto dagli uffici per andare a papparsi la solita crep con un frizzantino? "... al lupo! Al lupo!"

Cliccando sulla foto o QUI potrai attivare una sequenza di foto scattate quel giorno. Provaci!

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