In questo sito appare una selezione di blogspot già apparsi sul
mio
blog personale
prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.
Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


Mie foto su Flickriver

kilpoldir - View my most interesting photos on Flickriver
Visualizzazione post con etichetta dialogo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dialogo. Mostra tutti i post

12 marzo 2023

DIALOGO COSTRUTTIVO

 

Che fosse al telefono o in presenza non cambiava
Quasi senza trovare il tempo di respirare parlava
I vani tentativi di interromperla e interloquire
Li ignorava e non si lasciava minimamente scalfire
Oltretutto non si capiva neppure dove volesse parare

03 maggio 2020

Il bollettino

Bollettino quotidiano su coronavirus della protezione civile
  • Hanno detto che se non mantengo il distanziamento sociale un droplet mi può compromettere il lockdown e chi s'è visto s'è visto.
  • Io avevo capito il contrario, che il lockdown è fatto di droplet belli grossi che si sfidano a distanza sociale, ma senza pericolo.
  • Come quando si boccia invece di andare a punto, praticamente.
  • Su per giù, però oggi il divario su base stabile si è differenziato in meglio da ieri, hanno detto.
  • L'hai capito da quel personaggino in piedi che parla con l'alfabeto muto?
  • Si capisce, io ascolto solo quella. Per gli altri ci vorrebbe la traduzione.
  • Perché sono troppo intelligenti. Se parlassero chiaro gli si smaglierbbe la sapienza.
  • Però a forza di dai e dai vedrai che una qualche volta gli scappa detto qualcosa che lo capiamo anche noi.
  • Anche senza ascoltare, come facciamo adesso?
  • Per quello ci vuole più tempo, o almeno dovrebbero chiamare un virologo.
  • Anche per me sono i più belli. Se Panini facesse le figurine ne venderebbe un mucchio, adesso che il campionato è fermo e i bar sono chiusi.
  • Dici di fare un album di tutti i virologhi... Come si dice virologhi o virologi?
  • Secondo me sta meglio col GHI. Ma, secondo te, chi lo decide come farsi chiamare? Loro?
  • No, no il nome di categoria lo decide la Federazione.
  • Ma sono proprio divisi in squadre da 11 come i professionisti?
  • Be' fanno bene. Un bel gioco di squadra è più professionale, poi si sorteggia a chi tocca difendere una teoria e l'altra squadra deve attaccarli così anche noi possiamo fare il tifo per uno o per l'altro.
  • E chi vince alla fine? Non conteranno mica i morti?
  • Per forza. Però, non so se vinca chi ne fa di più o di meno.
  • Bisognerà chiedere alla muta.

27 novembre 2019

Accoppiata vincente



  • ...allora cominci tu?
  • Va bene, comincio con un classico: Falce e martello. Ora tocca te e continuiamo uno a te e uno a me.
  • Mortaio e pestello
  • Barba e pennello
  • Guanti e cappello
  • Pastrano e ombrello
  • Bimbo e girello
  • Salame e coltello
  • Incudine e martello
  • Pecora e agnello
  • Cacciatore e uccello
  • Dito e anello
  • Capitano e colonnello
  • Portone e cancello
  • Cuore e cervello
  • Spada e duello
  • Pittore e acquerello
  • Marinaio e battello
  • Fagiolo e baccello
  • Maestra e bidello
  • Pipa e tabacco.
  • Suola e tacco. Cambiamo discorso?
  • No, mi farei una fumatina. Vuoi un'acqua tonica con una fetta di limone di Procida?
  • Fantastico!

05 luglio 2019

L'effemeride

L'effemeride


  • Opossum o nonpossum, Tu che dici?
  • Ha l'aria di essere un dilemma caldo e peloso quello che ti attanaglia. Decisamente fuori stagione
  • Tu sei fra quelli che rimpiangono le mezze stagioni?
  • No, io sono per la mono stagione, quella bella.
  • Non ti manca la varietà?
  • No, anche per l'età ne vorrei una sola: la giovinezza. 
  • Vorresti l'eterna giovinezza ?
  • No, l'eterno, l'infinito, l'assoluto sono fuori dalla mia misura.
  • E qual è la tua misura?
  • Un Tot, mi va bene.
  • Allora essere una effemeride sarebbe perfetto per te: nascere in una bella alba luminosa, volare con due splendide ali nuove di fiore in fiore sotto un sole glorioso fino al tramonto e quando sopravviene la notte salutare tutti.
  • Sarebbe perfetto.

18 giugno 2019

Le patate sono piene

Le patate sono piene



  • Oggi parliamo di Marcopolo, ti va? 
  • Nord o Sud, c'è una bella differenza. 
  • Ma no, parlavo dell'esploratore veneziano, quello che non ha mai scritto "Il milione" 
  • Pensavo che tu volessi imbarcarti in un discorso virtuoso sul riscaldamento globale. I cani che ormai tirano la slitta nell'acqua facendo squosh squash con le zampe... 
  • Fanno squosh, squash? Non la sapevo. Io ricordo invece "Squin, squon, squan, Pierino cascò giù dall'albero e si squinternò le ossa" 
  • Sì, la so anche io questa frase per la lettera Q. Era in un abbecedario che alla P riportava l'immortale sentenza "Le Patate sono Piene" 
  • Perfetta. Mi piaceva meno alla S "I SaSSi sono duri" 
  • Cosa avresti voluto più S? Tipo "Il Selciato è fatto di SaSSi Sdrucciolevoli Sui quali Si Scivola" 
  • Bravo, è molto più sibilante io ci aggiungerei anche retrogusto serpentiforme: "Il Serpente Scivola Sibilando Senza Sosta Sul Selciato di Sassi Sdrucciolevoli" 
  • Bello, però i serpenti fanno paura ai bambini. Bisogna stare attenti che non gli venga un blocco della S che dopo bisogna portarli da un logopedista australiano come i re d'Inghilterra. 
  • Non ci avevo pensato. Io conoscevo una che diceva "Nel giardino della zignora contezza c'è un mucchio di sansare che pissicano" Chissà che abbecedario aveva avuto alle elementari. 
  • Ma è vero? 
  • Non so, la contessa non mi ha mai invitato nel suo giardino, poi le zanzare non mi pungono. 
  • Neanche quando vai a pescare sull'argine di canali plebei senza essere stato invitato da nessuno? 
  • Zuppongo di Zì, ma io d'estate vado al mare.

17 giugno 2019

Martello timballo coltello

Martello timballo coltello

timballo siciliano


  • Allora, tre parole scelte liberamente per ciascuno di noi. Spara la prima tripletta, poi tocca a me.

  • martello timballo coltello 
  • ombrello castello uccello 
  • sapore colore odore 
  • amore fragore dolore 
  • pesca parco parafulmine 
  • barca bolla baldacchino

  • Abbiamo le 18 parole. Adesso ciascuno di noi deve piazzare le triplette che gli sono toccate in sorte rispettandone l'ordine in un racconto sensato, come al solito. Sei d'accordo? 
  • Certo, comincia tu, se vuoi.

  • Mentre era affaccendato in cucina, le vibrazioni dei colpi rabbiosi di mannaia o di martello che si propagavano dalla legnaia rischiavano di compromettere la preparazione del timballo. Per fortuna il delicato lavoro con il coltello era già finito.
  • Se avesse potuto, avrebbe rimandato la cena per non costringere i suoi ospiti ad infagottarsi nel mantello e ad aprire l'ombrello per salire a piedi la scalinata del castello. In quella notte da lupi non volava neanche un uccello.
  • Era orgoglioso non solo del sapore del suo timballo, ma anche del colore dorato e, soprattutto, dell'odore che si spandeva nel momento di servirlo in tavola.
  • Il suo amore per le cose ben fatte richiedeva dedizione, silenzio e concentrazione. Il fragore chiassoso lo aveva allontanato dalla città perché ormai gl'infliggeva un dolore insopportabile.
  • Ormai aveva abbandonato anche la vecchia passione per la pesca e per la caccia nel suo parco di alberi secolari, da evitare durante una tempesta come quella che si era abbattuta sul castello quella notte. Bisognava confidare sull'efficacia del parafulmine per non temere che anche le vecchie pietre divenissero un bersaglio dell'ira di Giove.
  • Quando il tempo non era così ostile come quella notte, gli piaceva percorrere il laghetto sulla barca a remi, in una bolla di silenzio e di pace, sotto la frescura ombrosa del baldacchino che lo riparava dal dardeggiare del sole nelle ore meridiane. Ormai, però, gli era rimasta solo la passione per la cucina che coltivava imbandendo sontuosi banchetti per pochi ospiti scelti.

  • Mi sembra che anche questa volta siamo riusciti ad adoperare tutte le 18 parole in un raccontino che ha senso e forse perfino un po' di atmosfera. Andiamo a berci un bicchiere di vino su al castello per festeggiare?
  • Volentieri, ma mi accontenterei anche di un'acqua tonica al bar qui vicino.

16 giugno 2019

Par condicio


Par condicio


 

  • Ieri in Piazza ho incontrato Bartolomeo Colleoni 
  • È come c'è venuto da Venezia, a cavallo? 
  • Ma no, non quello di bronzo, quello vivo che chiamavamo Jackpot 
  • Perché Jackpot si chiamava Bartolomeo Colleoni come il condottiero? 
  • Certo, non è mai stato in classe con te? 
  • No, si vede che negli anni in cui lo bocciavano al Galvani e lui tornava al Minghetti non finiva nella classe giusta per diventare mio compagno di classe.
  • Però lo conoscevi?
  • Certo, ma come giocatore di Goriziana, giù alla Accademia del Biliardo 
  • Che postaccio schifoso, c'era una puzza di fumo che si attaccava ai vestiti e riconoscevano a tre metri di distanza che eravamo stati a giocare, invece di andare a scuola. Uscivamo da quel sotterraneo che eravamo delle cicche ambulanti
  • Io non facevo quasi mai fughino, ma quelle poche volte che capitava, garantito che all'accademia lui c'era sempre e vinceva dei bei soldini ai polli che non lo conoscevano e lo credevano un pivello. 
  • È vero che lui doveva essere un mago a goriziana perché aveva sempre un mucchio di soldi e veniva a prenderci a scuola alla fine delle lezioni e ci sventolava sotto il naso un ventaglio di biglietti da 1000 dandoci dei cretini. "Cretini! Guarda qui cosa ho guadagnato io stamattina, mentre voi deficienti perdevate il vostro tempo a studiare il greco"
  • Era un bel simpaticone, allora. 
  • Il primo giorno di scuola in terza liceo, oltre al gruppetto di noi che venivamo dalla Quinta C, la classe di tedesco, c'erano dei forestieri che nessuno di noi conosceva. Io mi ero piazzato da solo all'ultimo banco, quando, in ritardo, arriva un tipo più grande di noi con una giacca a quadretti e un vistoso cravattino giallo e si mette nel posto vuoto accanto a me chiedendo educatamente se poteva sedersi. 
  • Ti ha detto di chiamarsi Bartolomeo Colleoni e tu gli hai creduto? 
  • No, perché proprio in quel momento è entrato l'insegnante e ci siamo tutti alzati in piedi e subito riseduti in silenzio. Poco dopo, mentre il professore ci anticipava il programma dell'anno, lui, come fosse sotto la doccia, comincia a scartacciarsi i capelli imbiancando il banco di forfora... 
  • ... e allora avevamo quegli scomodi banchi neri... 
  • ...appunto, puoi immaginare lo spettacolo, ma lui con l'aria più naturale del mondo l'ha raccolta accuratamente, come fossero le briciole sul tagliere del pane secco da mettere nel caffè-latte e ha buttato tutto per terra. 
  • Un tipo distinto 
  • ...issimo 
  • Ma allora, è rimasto tuo compagno di banco tutto l'anno? 
  • No, è passato al penultimo banco e quando veniva scuola- poco o niente- avevo il panorama del suo testone forforescente. 
  • Ma cosa faceva tutte le mattine? Tutto il tempo a giocare a goriziana? 
  • Non lo so. Il nomignolo Jackpot non so chi glielo abbia affibbiato, ma ho sempre pensato che avesse un giro di scommesse.
  • Un traffichino misterioso,insomma.
  • Senti questa, per dirti il tipo. Una mattina vado a scuola con le scarpe nuove e allungo le gambe sotto il suo banco. Lui, che era stranamente presente, si volta indietro e mi fa:"Belle le tue scarpe nuove, me le vendi?" e sai cosa voleva darmi in cambio? 12 dischi di Frank Sinatra, una rarità secondo lui. Insomma trafficava di tutto e aveva dei soldi, questo è garantito, quando tutti voi che fumavate andavate del tabaccaio a comprare tre sigarette alla volta. 
  • E' vero, tre Nazionali e quel santo del tabaccaio ce le dava in una bustina, per non farci sentire dei bigatti. Le famose Napoleon Bleu, perché sul pacchetto di carta bigia c'era una N maiuscola blu. Di peggio c'erano solo le Alfa: catrame puro. Te le ricordi? 
  • Io ho sempre fumato solo la pipa e proprio quell'anno come riconoscimento per essere arrivato al liceo, avevo avuto il permesso di fumarci dentro del tabacco: il trinciato medio del monopolio e anche quello te lo raccomando...
  • Perché prima cosa fumavi, la paglia? 
  • No, camomilla. 
  • Quella che le nonne ci davano per farci dormire? Ma pensa! Un'altra leggenda era l'olio di fegato di merluzzo. 
  • Con uno spicchio d'arancio dopo la cucchiaiata, per togliere il saporaccio di bocca. Quello sì che era disgustoso. 
  • Chissà se non avessimo mandato giù quella porcheria che sgorbi rachitici saremmo diventati. 
  • I bambini d'adesso non l'hanno neanche sentito nominare. 
  • Ma gli stanno addosso con altre paranoie: non mangiare lo zucchero, poco sale, non bere la coca, niente merendine... 
  • Cosa resiste? L'uovo di Pasqua una volta all'anno... e poi a quindici anni si sbronzano come carrettieri. Anche le bimbe, mica solo i maschietti. 
  • Par condicio


13 giugno 2019

L'incipit

L'incipit


  • Ti sarebbe piaciuto se ti avessimo chiamato Marcovaldo?
  • Preferisco Marco.
  • Sei fortunato, allora.
  • Ma, come mai stavate per scegliere Marcovaldo, invece di Marco.
  • Non ci ha mai sfiorato l'dea neanche per un minuto.
  • Allora ci stiamo imbarcando in un dialogo tartufo di quelli senza senso e senza buco che ti piacciono tanto?
  • Esatto, anche se io preferirei quelli allo spirito di patate.
  • Sì, mai hai cominciato tu marcovaldeggiando, senza preavviso. Non hai mica detto "Call me Ishmael". L'incipit è foriero...
  • Hai ragione, tu, invece, come avresti cominciato, da Marco qual sei.
  • Con "Prima o poi ..." Apre più possibilità di sviluppo anche in un deprecabile vuoto di potere
  • Perfetto. Allora io avrei continuato con PRIMA. Lasciando il POI ai posteri.
  • Invece hanno messo in orbita un disco d'oro per posteri alieni.
  • Ai posteri terreni lasceremo un strato di rusco, più vasto e vario di un disco d'oro.
  • Se tu fossi un archeologo e, scavando, trovassi un barattolo di Nutella, cosa faresti?
  • Cercherei lì vicino un barattolo di pane per confermare la mia ardita ipotesi scientifica che gli antichi mangiassero le due sostanze insieme
  • Io invece avrei trovato un corno di corallo a dimostrazione della mia teoria sul valore apotropaico dei materiali sottomarini ancestrali.
  • Interessante, ma sai dov'è finito il cavatappi?
  • Hic et nunc non lo so, ma prova a chiederlo a Marcovaldo, sembra un'anima persa, ma ne sa una più del diavolo. 

10 giugno 2019

Inspiration&perspiration

lun 10 giugno 2019

Inspiration&perspiration

Particolare de “Il Parnaso”. Dipinto autografo del Mantegna, realizzato su tela nel 1497, misura 160 x 192 cm.
E' custodito nel Museo del Louvre a Parigi.
  • "Galvanizzato dall'atmosfera elettrizzante si protese verso l'abisso e rimase fulminato dall'insondabile profondità dello spazio" Che te ne pare? 
  • Molto fotovoltaico. E cosa te ne faresti? 
  • E' l'incipit di qualcosa che potrebbe avere diversi sviluppi che non ho ancora deciso. 
  • Allora mettilo in naftalina e aspetta che ti arrivi addosso il seguito, magari durante un temporale elettrico. Sai come fanno le Muse, arrivano senza preavviso.
  • A te fanno paura i fulmini, quelli belli fragorosi lanciati da Giove durante i temporali estivi. 
  • No, ma se sono in moto cerco di mettermi in testa un bel ponte finché non si dà una calmata. 
  • Parli di quei maledetti sottopassaggi ferroviari stretti che ti costringono ad una doppia curva a gomito in cui non vedi che ti arriva addosso contromano? 
  • In mancanza d'altro. Ma, tornando al dunque, tu come sei messo con le Muse? 
  • Cosa vuoi sapere? Se propendo per la Tecne o per l'Episteme? Non ricordo più per chi parteggiava Socrate nello Ione, 
  • Neanche io, ma non importa, tanto so che tu non lo puoi soffrire Socrate. A parte il fatto che sull'argomento avrebbe dovuto tacere fino alla fine, visto che non ha mai scritto una riga. 
  • Infatti, ma il tema lo hanno ripreso un po' tutti discutendo su che percentuale sia da attribuire alla INSPIRATION e quanto alla PERSPIRATION. 
  • Leggevo proprio in questi giorni che secondo Ennio Moricone, che ha composto musica di successo per centinaia di film, l'uno per cento è ispirazione mentre tutto il resto è lavoro. 
  • Del resto anche il sommo Giacomo, quando dice: 
    Io gli studi leggiadri 
    Talor lasciando e le sudate carte,
    Ove il tempo mio primo
    E di me si spendea la miglior parte,
    allude alla fatica di scrivere contrapposta alla leggiadria della lettura e dello studio. 
  • Scendendo a livelli senza paragone più modesti, in ON WRITING, Stephen King fa quasi una caricatura autoironica quando consiglia a chi vuol diventare uno scrittore di chiudersi in una stanza silenziosa con la porta rigorosamente chiusa e mettersi a scrivere per qualche ora tutte le mattine. Sudore puro.
  • Potremmo aggiungere alla lista degli stakanovisti di successo: quelli per cui la PERSPIRATION era di gran lunga prevalente sulla INSPIRATION anche William Thackeray o addirittura Walter Scott che, dopo un tracollo finanziario, scriveva come un matto per pagare i debiti. 
  • Poi ci sono i mostri, quegli scrittori prolifici capaci di scrivere anche sott'acqua come Georges Simenon, la cui produzione sterminata è una parte soltanto di quello che ha scritto sotto pseudonimi ormai non più rintracciabili. 
  • E tu, di che razza sei? 
  • Dimmelo tu. 
  • Come amico e proto-lettore di tutte le idee balzane che ti vengono in mente sono inattendibile. Di solito mi diverti, ma oggi mi hai annoiato. 
  • Mi dispiace, si vede che le Muse oggi erano in pausa.

08 giugno 2019

Parco di parole

sab 08 giugno 2019

Parco di parole


una mia foto dell'Adriatico

  • Parco di parole ricco d'ingegno. Ti piacerebbe come lapide? 
  • E dove lo scriveresti? O hai già pensato ad un cenotafio?
  • Perché sei intenzionato ad ascendere in cielo come una Madonna, senza lasciarti dietro neanche qualche osso su cui piangerti?
  • Ma chi te l'ha passata la soffiata che starei per morire prima di te, la maga Magò? Con che diritto dovrei prendermi la precedenza, quando siamo nati nella stesso ospedale a pochi mesi di distanza, abbiamo fatto le stesse scuole, Alma Mater compresa, e poi non ci siamo mai persi di vista neanche durante le vacanze in questi primi settant'anni? Peggio di due gemelli.
  • No, niente maga, ma l'altro giorno mentre pensavo al motto immortale che dovrebbero scrivere sulla mia tomba mi sono accorto che mi veniva più facile pensare alla tua.
  • Uno slancio di generosità, insomma, ma sta tranquillo che se uno di noi due dovesse morire prima dell'altro farei scrivere sulla tua lapide un motto degno di te. Anzi esagererei, perfino.
  • Grazie, non mi aspettavo niente di meno da te, ma tornando alla realtà, non ti va bene Parco di parole... eccetera? 
  • No, mi potrebbe anche andare bene: sintetico, generoso, senza enfasi stucchevoli, ma non sapresti dove scriverlo perché ho intenzione di affidare le mie ceneri ai venti marini. Niente tomba, niente lapide, in compenso potremo continuare a fare il bagno insieme al mare, come sempre. Quasi... 
  • Questo mi va bene. Peccato per il motto: era venuto bene. 
  • Sai cosa potresti fare? Potresti scriverlo con uno stecco sul bagnasciuga, così la prima onda lunga lo cancellerà e con la risacca lo trascinerà in mare dove sono già le ceneri. Ti va? 
  • Perfetto. Sei un grande: trovi sempre la soluzione. Come farò senza di te? E meglio che vada avanti prima io, stavolta.

07 giugno 2019

Leonardescu

ven 07 giugno 2019  

Leonardescu

 

  • Buongiorno signore posso chiamarla Carlo?
  • Se Le fa piacere. E io come devo chiamarla? 
  • Dica lei
  • Annibale, oggi 
  • Elefantiaco, ma ci conosciamo? 
  • Non credo, altrimenti sapremmo i nostri nomi 
  • A volte, però ci si dimentica. Se fossimo stati compagni alle elementari forse... 
  • Pensi che avrei dimenticato il tuo nome, con tutte quelle che abbiamo combinato?
  • Come quando abbiamo fatto il bagno nudi nel canalino... 
  • ... e tu prendesti una carpa a mani nude. Incredibile 
  • Tu avevi una fionda magnifica, però, con gli elastici quadrati che tiravano il doppio 
  • Quante rane abbiamo preso. Tu avevi una mira dell'accidente 
  • Saranno anche anfibie, ma furbe poco. Stavano immobili ad aspettare la sassata mortale 
  • Ricordo che, all'epoca, ci sarebbe piaciuto essere anfibi 
  • Anche adesso, se è per quello, ma non abbiamo neanche imparato a volare 
  • E dire che ci pensano fin dai tempi di Leonardo che non era scemo del tutto
  • Penso, però, che un giorno o l'altro ci riusciremo 
  • Con le nano tecnolgie applicate al grafene e ai materiali compositi che non hanno ancora pensato?
  • Esatto! E bisognerà stare attenti ai tutti 'sti droni che ronzano per aria 
  • Peggio che attraversare via Ugo Bassi a mezzogiorno 
  • Ma nel frattempo stia bene, mi ha fatto piacere incontrala 
  • Anche a me, una bella rimpatriata fra sconosciuti, ci vuole ogni tanto.

03 giugno 2019

Giant strawberries

Giant strawberries


  • Hai mai preso uno spritz?
  • No, e non ho neanche capito bene cosa sia. Mi è capitato di vederlo preparare, mentre aspettavo il cappuccino che prendo per riposarmi durante il giretto pomeridiano, ma non giurerei di saperti dire tutti i componenti e, soprattutto, le proporzioni. C'è del vino bianco frizzante di sicuro e un'aggiunta di altri ingredienti colorati.
  • Allora ne sai più di me. Da quanto ho capito io, è un beveroncino di moda a base di frizzantino bianco con qualcos'altro per fare un po' di scena e spillarti cinque euro se lo bevi al banco piluccando un po' di quelle cianfrusagliette salate che lo ingombrano dopo le sei di pomeriggio cioè all'Happy hour.
  • L'ora felice, niente di meno, che sarebbe poi l'ora in cui un tempo gli operai staccavano dal lavoro, prendevano la bicicletta e non vedevano l'ora di arrivare a casa lavarsi mani e faccia e andare a cena; mentre, in campagna, la resdora toglieva dal fuoco il paiolo e ribaltava la polenta sul tagliere.
  • Lascia stare la polenta sul tagliere che questi ragazzi non sanno neanche cosa sia. Se vuoi essere felice e alla moda, perché le due cose coincidono, beccati uno spritz con salatini dopo le sei e lascia perdere il tuo cappuccio antidiluviano.
  • Farò così senz'altro, al prossimo giro di giostra. Per adesso, nel tornare a casa mi fermerò a prendere un po' di fragole, belle rosse, perfette. Peccato che non sappiano di niente, ma non si può mica pretendere che i fragoloni giganti nella elegante cestina di plastica trasparente profumino di fragola, ti sembra?
  • Perché tu ti ricordi ancora le profumatissime fragoline di bosco che mangiavamo da bambini appena raccolte con il latte-miele. Sei incorreggibile! Goditi queste giant strawberries di serra che non hanno mai visto né bosco né sole. Don't worry, be happy!

12 febbraio 2017

Alma Mater


  • Hai letto che un'illustre rappresentanza del Gotha universitario si è lamentata pubblicamente che gli studenti non sanno scrivere in italiano?
  • Giustamente! Perdono la speranza di poterlo imparare, almeno da adulti, dai loro studenti nel costruttivo dialogo educativo che coltivano assiduamente.
  • Non ci avevo pensato. Mi veniva in mente, invece, quel famoso dialogo fra due universitari che si incontrano ad un elegante cocktail fra di loro, te lo ricordi?
  • No, com'era?
  • Il primo dice al suo illustre collega accademico:"Ho letto il tuo ultimo libro, non male. Chi te l'ha scritto?"; e il famoso barone gli risponde: "Questo l'ho scritto io, ma a te chi l'ha letto?".
  • Spiritosi, però!
  • Naturalmente, il dialogo è inventato da un ghostwriter che ci campa sull' ignoranza dei propri datori di lavoro: baroni e baroncini.
  • Mi fai ricordare che al liceo io avevo sempre otto in greco perché sapevo l'inglese.
  • Spiegami un po' il concetto che mi risulta piuttosto ghiaioso da digerire al volo.
  • Il mio professore di greco, che stava arrampicandosi nella carriera universitaria, aveva bisogno di pubblicazioni e non trovava niente di più comodo che saccheggiare riviste in inglese ma, purtroppo, non sapeva questa lingua e quindi affidava a me il compito di portargli gli articoli in traduzione.
  • Ma poi, almeno le pubblicazioni destinate a rimpinzare il suo carnet universitario se le scriveva da solo in buon italiano, immagino.
  • Ma vuoi scherzare, a quello pensava una mia compagna di scuola, un tipo ingambissima, piccolina con dei begli occhi azzurri, che gli ha costruito la carriera e, per non perdere la mano, s'è inventata anche quella di suo marito, che poi è diventato professore universitario, a sua volta.
  • E lei?
  • Ha insegnato tutta la vita al liceo e allevato due bambine molto sveglie che erano compagne di scuola dei miei figli.
  • Allora, non ha mai raggiunto il suo livello di incompetenza secondo il Peter Principle...
  • ... e meno male, ti sembra?

06 febbraio 2017

Un simil-omero


Untitled Document

  • " Anche il sommo centauro Chirone
    quando aveva freddo si metteva il maglione"
  • Impareggiabile saggezza dei nostri avi. Cosa sarebbe un simil-omero o giù di lì?
  • Non so, a me lo diceva mia madre quando arrivavano i primi freddi
  • Poetica, tua madre, la mia diceva solo "Copriti che è arrivato il freddo"
  • Sintetica e liberale: ti lasciava scegliere fra maglioni, felpe, giacche e cos'altro c'era ai nostri tempi?
  • Il pile non c'era ancora, quando eravamo bambini e neanche il nylon, il goretex e tutte le altre fibre fanatstiche inventate dai chimici.
  • Però c'erano il fustagno, la pelle di diavolo, la flanella...
  • ... grigia chiara per i calzoni che arrivavano al ginocchio. Hai nostalgia di quell'epoca di flanella grigia e giacche blu coi bottoni d'oro?
  • Neanche per sogno. In quarta ginnasio prima di andare a scuola di pomeriggio in grigio e blu vomitavo l'anima.
  • Ti trovavi proprio bene, allora. Ma perchè andavi a scuola di pomeriggio?
  • Perché in pieno centro di Roma dove si trovava il liceo classico storico più famoso d'Italia, un palazzinaro aveva ottenuto la licenza per costruire un palazzo di non so quanti piani sopra e sotto il livello stradale, provocando lesioni gravi alla scuola e la chiusura di un'intera ala. Facevamo i doppi turni, insomma, nelle aule sopravvissute.
  • Aveva scavato garages fin sotto la scuola?
  • Quasi. Aveva scavato una voragine enorme, ma, soprattutto, usava disinvoltamente la tecnica del battipalo per costruire pilastri di cemento ancora più profondi a fondamento del palazzone.
  • A Roma i palazzinari ne hanno sempre fatte di tutti colori. Tu come lo vedi Nerone? Per me è il più disinvolto e sfacciato di tutti. Per costrursi la Domus aurea ha dato fuoco a mezza città.
  • Non tutti gli storici sarebbero d'accordo con te, ma mi sembra una sintesi accettabile dei fatti. Che il fuoco gli abbia poi preso la mano e se ne sia andato in giro oltre i suoi desideri mi sembra un dettaglio trascurabile.
  • Infatti. Com'è il detto: "Non scerzare col fuoco"? Tua madre aveva un distico omericheggiante anche per il fuoco?
  • No, non mi sembra. Quando mio padre ed io davamo fuoco ai rotolini di carta da aranci, ci lasciava fare tranquillaqmente.
  • Mi ero dimenticato di quel gioco di fine cena. Era bello vederli decollare verso il soffito, quando non si accasciavano miseramente fra le bucce.
  • C'erano delle veline più propense al volo di altre. Prima di accenderle con un fiammifero Minerva, che mio padere teneva in tasca con le sigarette, cercavamo di predire il successo del volo esaminado per bene la carta e le scritte, a volte troppo inchiostrate e pesanti.
  • Sì, soprattutto i tratti scuri deformavano e indebolivano le cartine. Anche i "minerva" sono spariti. Qualche anno fa, li ho chiesti ad un giovane tabaccaio che mi ha guardato come se gli avessi chiesto un acciarino da pirata dei sette mari.
  • Chissà con che diavoleria accenderanno la pipa fra cent'anni? Intanto spostati un po' sopravvento e fammi da scudo, per piacere, che io me l'accendo con questo fantastico accendino a gas.

16 maggio 2015

Scalzi


scalzi

"Ci sono le scarpe pesanti da pioggia e quelle leggere da sole o, se ci vuoi mettere sale e pepe, quelle da palude e quelle da deserto. Ma non è di questo che volevo parlare".
"Di cosa volevi parlare, invece? Dei pedi scalzi, robusti e callosi dei ragazzi che smontano dai barconi o di quelli eleganti e delicati della belle gioie da spiaggia?"
"Argomento sicuramente molto più interessante. Ma neanche di questo ti volevo parlare".
"Di cosa, allora?"
"D'altro"
"Argomento vasto".
"Fin troppo. Mangiamo, piuttosto che la minestra è calda."
"Un bel tacer..."
"...non fu mai scritto".
"Buon appetito".

22 settembre 2014

Motu proprio


  • Motu proprio è sempre meglio, ti pare?
  • Piuttosto che tirato per il collo con una catena, vuoi dire?
  • Sì, appunto.
  • E questa bella pensata, come ti è venuta in mente... e non mi dire motu proprio.
  • Eppure, è così. Non c'è nessun'altra spiegazione. Non ti capita mai che ti venga in mente un'idea, un pensiero che non ha nessuna relazione con quello che stai facendo?
  • Sì, certo, ma secondo me è solo apparenza. Non ne cerchiamo abbastanza a fondo l'origine. Ci accontentiamo di credere che sia un pensiero sbucato dal nulla, per pigrizia.
schiavi

  • Forse hai ragione. Pochi giorni fa, ho visto arrestare da tre vigili un vecchio negro con la barba bianca. Mentre passavo per il mercato gli stavano chiedendo i documenti, poi la faccenda è rapidamente degenerata e lo hanno immobilizzato con le manette. Mentre mi allontanavo rapidamente, turbato e disgustato, il vecchio faceva degli urli da animale braccato, da schiavo incatenato, insomma da chi subisce una costrizione, non certo da chi sta agendo motu proprio.
  • Lo vedi? La ragione c'era di questo tuo pensiero slegato dalla realtà contingente. Una ragione remota e difficile da scoprire, ma c'era.
  • Eh sì, caromio. Hai proprio ragione. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto va in malora, come diceva Lavoisier quando parlava liberamente tra amici.

Archivio blog

Etichette

Visualizzazioni totali

statistiche