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prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.
Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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08 dicembre 2008

Non c'è più trippa per gatti

lun 08 dicembre 2008 Non c'è più trippa per gatti

  • Non c'è più trippa per gatti
  • Dici che anche loro non arrivino alla terza settimana?
  • Ma? Secondo gli etologi, i gatti non sanno neppure cosa sia una settimana
  • Come hanno fatto a capirlo?
  • Non gli davano da mangiare una volta alla settimana nel giorno del Signore.
  • Li facevano digiunare la domenica?
  • No, il martedì
  • Il martedì sarebbe sacro al dio dei gatti?
  • Non so. Ma credo che fosse solo per evitare diatribe religiose fra i ricercatori.
  • Ah! venerdì dei musulmani, sabato dei giudei, domenica dei cristiani, lunedì stanno tutti a casa, giovedì gnocchi ...
  • Esatto, hai centrato il problema
  • Invece i gatti non hanno capito niente?

gatti neri

  • Lo so che ti sembra incredibile, ma attraverso questa prima tappa, loro volevano arrivare a spiegare a gatti e porci i semplici meccanismi del mercato per superare la crisi...
  • ...aspetta, adesso non ti capiso neanche io. Hai detto che li facevano digiunare un giorno alla settimana per...
  • sì, per incrementare la fiducia e, indirettamente, fare aumentare i consumi, perché è proprio in questo che sta la salvezza
  • Ma non hai detto che non c'è più trippa? ad un ignorante come me sembra una presa per il naso.
  • La mancanza di trippa è proprio lo scoglio su cui si sono temporaneamente arenati, ma vedrai che, una volta capito come superare questo inconveniente marginale...
  • ..e, frattanto i gatti come se la passano?
  • Per adesso dimagriscono e miagolano come poveri disgraziati.
  • Non si può mica pretendere che abbiano il comprendonio di noialtri umani.
  • Se capissero che tenersi belli magri può salvarli. dal finire in padella come in tempo di guerra
  • E' sempre così; in definitiva, è per il loro bene, che li tengono leggeri a trippa, ma va a farglielo capire.

05 dicembre 2008

Una totale mancanza di bisogno

gio 04 dicembre 2008 Una totale mancanza di bisogno

  • Se improvvisamente ti ritrovi nella più totale mancanza di bisogno, cosa fai?
  • Niente, da principio
  • ... e alla fine?
  • Niente di niente
  • .E cosa cambia?
  • Come qualità niente, ma come quantità ammetterai che c'è un salto di qualità
  • E' che io non riesco a misurare il niente
  • L'hanno inventato gli arabi, come lo zero; lo devi guardare da destra a sinistra ; è quello il trucco
  • Pensavo che lo si dovesse guardare in modo olistico come un cammello nel deserto...

Giza

  • ...cioè dall'alto o da lontano?
  • Dipende tutto dal punto di vista, l'importante è non tentare di frazionarlo
  • Come lo zero
  • Infatti , non bisogna scambiare la parte per il tutto
  • Sotto metafora?
  • Quando vuoi, anche subito
  • Preferirei anche io, ma possiamo permettercelo?
  • Se non ho bisogno di niente, bisognerà pure che cominci da qualche parte, ti sembra?
  • Non dimenticarti, però di muoverti in modo olistico da destra a sinistra come una arabo nel deserto
  • Ho bisogno di pensarci

La mia foto è stata scattata nei pressi delle piramidi di Giza al Cairo, durante un viagggio in Egitto

03 dicembre 2008

Villa Sorra

mer 03 dicembre 2008 Villa Sorra

Villa Sorra MO

Villa Sorra

Questa è la sintetica illustrazione ufficiale di Villa Sorra, nella campagna modenese, quale appare sul cartello che ne illustra le caratteristiche e la storia. Il parco, ora oggetto di cure e restauri è visitabile piacevolmente in una bella giornata, quando passeggiare sull'erba fuori città è uno spasso.Per vedere una collezione di foto scattate in un fresco pomeriggio novembrino, clicca qui.

28 novembre 2008

Il gorgo di Occhiobello

gio 27 novembre 2008 Il gorgo di Occhiobello

Il 15 novembre scorso, in un bel sabato di sole, dopo alcuni giorni di pioggia e di vento, siamo tornati sul Po ferrarese, dopo aver pranzato al "Ponte rosso" di San Giorgio di Piano, una simpatica trattoria bolognese senza fronzoli, dove si mangia bene secondo la tradizione.
Erano trascorsi esattamente cinquantasette anni da quel tragico 15 novembre 1951, quando il Po ruppe gli argini e allagò l'intero Polesine arrivando fino alle porte di Rovigo sulla sponda sinistra e allargandosi nel ferrarese sull'altra sponda.

L'incontrollata estrazione di metano nei precedenti decenni aveva contribuito, con l'abbassamento del suolo e degli argini (ma non del fiume), a moltiplicare gli effetti disastrosi della piena. Al cordoglio nazionale per i morti ed i feriti, nelle prime ore, e alla commovente gara di solidarietà che percorse l'intero paese, seguì, solo più tardi, la consapevolezza dell'entità del disastro: una catastrofe che cambiò per sempre, non solo la vita delle migliaia di sfollati, ma l'intero equilibrio di un territorio vastissimo che non si è mai più ripreso del tutto. La patria delle nebbie si è spopolata per sempre e ha cambiato faccia. Io avevo nove anni allora, ma ricordo bene i bollettini degli inviati della RAI che si susseguivano ora dopo ora, nel difficile compito di descrivere la vastità dell'esondazione. Allora abitavamo a Roma; capannelli di persone si formavano per strada intorno ai pochi luoghi dove una radio accesa trasmetteva ai passanti in strada i bollettini. La televisione non c'era e neppure le radioline a transistor, che si diffusero solo alla fine del decennio, ma l'evento era così drammatico che tutti cercavano di seguirlo minuto per minuto, con gli scarsi mezzi d'informazione disponibili.

Gorgo sul Po

Gorgo di Occhiobello sul Po

Oggi, a più di mezzo secolo di distanza, in una bella giornata di "normale" piena novembrina, i gorghi che si formarono allora non sono altro che piacevoli specchi d'acqua limpida che rendono impraticabili i parchi commemorativi che ricordano l'alluvione del '51. Il gorgo di Occhiobello, vicino a Ferrara, ma sulla sponda veneta, è l'oggetto della presentazione che propongo ai lettori che desiderino guardarla. Clicca qui o sulla mia foto qui sopra per vederla. La musica che accompagna lo scorrere delle immagini è "Suzanne" di Leonard Cohen.

27 novembre 2008

Sopra la capra panca

    mer 26 novembre 2008 Sopra la capra panca

    • ... ce l'hai anche tu con le panchine, o sei un pro-panca?
    • Parli di quelle dove "sopra la capra panca"?
    • "Sopra la panca la capra campa" vorrai dire
    • Bravo, proprio così. Mi sbaglio sempre perché non ho mai capito che senso abbia il tutto
    • Per questo, neanche io, ma prova a pensare ad un "barbone" al posto della capra e tutto diventa chiaro
    • Ah, ecco, hanno sostituito capra a barbone perché altrimenti lo scioglilingua non funzionerebbe
    • Principalmente...
    • ... e secondariamente?
    • Be' non starebbe tanto bene far sapere alla gente che stanno togliendo le panchine dalle citta per evitare che i barboni campino?
    • Giusto, invece a lasciare morire le capre per mancanza di panche non fa danno, dato che di capre in città non ce ne sono quasi più
    • Quasi? Perché hai visto qualche capra in giro qui da noi?
    • No, io no, non ci sono più nemmeno quelle tibetane ai giardini Margherita. Dicevo solo per non fare lo sbruffone con delle affermazioni assolute.
    • Giusto, non si sa mai. C'era in giro una tigre scappata da un circo, l'altro giorno
    • O una pantera?
    • Perché? ti sembrerebbe più normale di una tigre, una pantera sotto il portico dei Servi?

    • Ma? non ti so dire; vedo solo dei barboni e niente panche né fontanelle, adesso che mi ci fai pensare. Né tigri, né pantere, né capre, né panche, solo barboni
    • In mancanza di panche e con quest'aria che pela, sarebbe meglio se andassero tutti sotto un bel tendone da circo, possibilmente senza pantere né tigri
    • Chissà se quelli che hanno tolto le panche hanno fatto per incoraggiarli ad andare al caldo, poveretti. Avranno senz'altro preparato un bel tendone riscaldato, come dici tu
    • Di sicuro. Non posso pensare che siano così distratti da essersene dimenticati, potrebbero perfino essere scambiati ingiustamente per delle carogne
    • Hai ragione, dev'essere così, senz'altro. Ma a te i barboni sono simpatici?
    • No, neanche un po', ma c'è di peggio, molto di peggio e se la spassano da nababbi
    • Pensi ai banchieri e agli altri milordoni sfruttatori e affamatori grassi e lustri come papi?
    • Come hai fatto ad indovinare?
    • Per fortuna, principalmente.

26 novembre 2008

Deltoide

lun. 24 novembre 2008 Deltoide

  • ... lei dice: "Vedrà che facciamo in un attimo..."
  • Lo ha detto per rassicurarti. E allora?
  • e aggiunge: "... è solo una piccola iniezione intramuscolare. Gliela faccio sul deltoide"
  • Ma tu lo sapevi che cosa è il deltoide?
  • Ma figurati, ho pensato che le intramuscolari si fanno sulle chiappe, da che mondo è mondo. . .
  • Giusto!
  • Ma ho pensato anche che il solo vaccino che mi hanno fatto in vita mia era sul braccio
  • Anche a me; ho ancora il segno. Quindi?
  • Quindi, vedendo che si era sistemata in pole position con la siringa in canna, in piedi al mio fianco, ho scommesso sul braccio
  • C'è un deltoide dentro al braccio?
  • Sembra di sì, io non vado oltre il bicipite, ma fra muscoli e muscoletti ce ne devono essere una miriade in zona

Deltoide

  • Ti ricordi come li bocciavano in anatomia, i nostri compagni di liceo che hanno fatto medicina?
  • D'altra parte, non potevo mica dirle: "Scusi tanto la mia ignoranza, ma i soli muscoli che conosco bene sono le vongole e le cozze"
  • Esagerato!
  • Ad ogni buon conto, le ho chiesto: " devo togliermi la maglia?"
  • Saggio, cosi almeno localizzavi la zona: o spalla o chiappa.
  • Infatti, quando mi ha risposto che era meglio che la togliessi, ho capito dove mi avrebbe forato, spanna più, spanna meno
  • Ti ha fatto male?
  • No, niente di niente, ma quando stavo per andarmene, con l'aria più premurosa del mondo, mi dice" Non vada via ora, professore. Bisogna che si trattenga ancora una mezz'oretta in sala d'aspetto, per vedere le sue reazioni
  • Hai capito? in cauda venenum. E che reazioni avresti dovuto avere, così in pubblico?
  • E' quello che le ho domandato anch'io. Lei, candida: "Nessuna, se non è allergico alle uova, come mi ha detto, ma per sicurezza, aspetti una ventina di minuti qui fuori; vedo che si è portato un libro. Che cosa sta leggendo, professore?"
  • Glielo ho fatto vedere; era "La camera azzurra"
  • Ah, Simenon... bello, mi è piaciuto, ma è un po' morbosetto, ti sembra?
  • Sì, a noi due piacciono di più "i maigret", vecchio stile.
  • Soprattutto, quelli anteguerra. Ma tu cosa hai fatto? Ti sei messo a schiumare dalla bocca?
  • Mi era venuta la tentazione di fare qualche stranezza, ma c'era una signora che aspettava anche lei il suo turno al deltoide...
  • Non dico che avresti dovuto rotolarti per terra, ma potevi almeno sbarrare un po' gli occhi...
  • Non ho ancora l'età , ma uno dei prossimi anni, non è detto che non mi cavi la soddisfazione
  • Bravo, altrimenti, che scopo avrebbe una stagionatura così lunga come la nostra? Anche il Barolo va stappato prima che diventi troppo vecchio.

14 novembre 2008

Cargo cardo sardo tardo

ven. 14 novembre 2008 Cargo cardo sardo magro

  • Cargo
  • cardo
  • sardo
  • tardo
  • Chi comincia?
  • Tu.
  • Nelle giornate di nebbia più fitta, quando ci si fidava più dei rumori e degli odori che degi occhi per trovare la strada, appariva improvvisamente come un fantasma. La caligine cancellava i segni più evidenti dell'abbandono, spegneva il rosso delle scaglie di ruggine, nascondeva i vetri rotti e i cumuli di rottami sgangherati su quello che un tempo era stato il ponte; restava solo una massa minacciosa da evitare con una decisa sterzata del manubrio, per evitare di volare nell'acqua bassa del porto, dove giaceva semiaffondata da secoli la carcassa del vecchio cargo, ormai senza nome.
  • Stando ai racconti di mio nonno, che per primo, me lo aveva mostrato nei nostri giri in bici al tramonto, quando il cane ci portava a spasso, seguendo piste olfattive misteriose che solo lui conosceva, era stato una gloriosa nave da carico che batteva rotte oceaniche fino alla Costa d'avorio: il posto più esotico che avessi mai sentito nominare. Avrei sempre voluto infrangere il divieto perentorio di abbordarlo per cercare all'interno della cabina di poppa una bussola, un sestante, una campana di bronzo, miracolosamente scampate alla rovina e ai saccheggi.
    Quando Bubu, ormai vecchio, non ce la faceva più a trascinarci fino al porto e si accontentava di stare accucciato tutto il tempo fuori dalla baracca dove il nonno teneva gli attrezzi dell'orto, anche io mi ero adattato alla nuova situazione stanziale. Verso sera, all'ora del nonno, passavo a salutarli, fingendo interesse per piselli, pomodori e carote. Una sola vicenda mi prendeva veramente: la crescita del cardo. Tutti gli anni il nonno allevava un cardo gigantesco che, a metà dicembre, doveva superarlo in altezza per essere poi trasportato trionfalmente in treno a Firenze, come regalo di Natale ad un suo amico e compagno di guerra con il quale aveva attraversato mezza Europa a piedi, per tornare a casa dalla prigionia in Polonia.
  • Il viaggio durato mesi, nei racconti romanzeschi che avevo sentito mille volte con imperscrutabili e improbabili varianti, era stato tragico per l'amico del nonno che ci aveva perduto la salute ed era stato costretto a cambiare radicalmente abitudini e vita. Da pastore sardo era diventato un restauratore di libri antichi. Trasferitosi a Firenze in casa di un fratello, emigrato a sua volta sul continente nel dopoguerra per sfuggire alla miseria, aveva finalmente trovato la fortuna nel modo più bizzarro. Quando nel novembre del '66 l'Arno aveva invaso e stravolto strade e palazzi di Firenze, la sua botteguccia di rilegatore era stata sommersa da richieste di restauro di preziosi volumi sconciati dall'acqua e dal fango della piena.

codice

  • Il magro reddito di un rilegatore di periferia era stato rapidamente dimenticato. Sommerso dalle richieste, nel tardo autunno aveva ottenuto dai frati l'uso di un vasto loggiato arioso dove stendere ad asciugare i maestosi infolio, lavati dalla melma con l'aiuto di studenti volontari venuti da mezzo mondo e di tre garzoni locali, assunti con coraggio, sull'onda dell'entusiasmo solidale che si respirava in quei giorni a Firenze: irripetibile e sconosciuto in città fin dai tempi di Dante.
    Per immeritevole fortuna o per un talento insospettato, aveva raggiunto l'apice della gloria professionale quando aveva inventato un balsamo rigeneratore delle vecchie pergamene, a base di grasso di pecora e di altre sostanze tenute gelosamente segrete. La sua origine sarda non era stata estranea alla scelta, si disse.
  • Fine della storia?
  • Direi, le abbiamo usate tutte quattro e nell'ordine giusto. Adesso, dopo 'sto cargo sardo non vorrai mica mangiare un cardo tardo?
  • Absit iniuria verbis! Piuttosto, cosa ci meritiamo, sangiovese o lambrusco?
  • Lambrusco, stasera e ci facciamo portare anche qualche crescentina calda, prosciutto e stracchino.
  • Amen.

13 novembre 2008

A bizzeffe

gio. 13 novembre 2008 A bizzeffe

  • A bizzeffe!
  • La butti sul quantitativo, oggi. Ti facevo più qualitativo, con questo bel sole autunnale.
  • Dici? Secondo me a bizzeffe ha anche un retrugusto qualitativo, come il sangiovese.
  • Ah, dici che se lo giro abbastanza a lungo nel bicchierone a palla salta fuori un profumo che mi era scappato al primo sorso?
  • Mah? Bisognerebbe provare, ma non è mica facile trovare il bicchiere adatto per delle parole..,
  • ... così obsolete.
  • Chissà se c'è una valle chiusa, di quelle scomode da raggiungere, dove i montanari ti sparano degli abizzeffe come niente fosse?
  • Hai notato anche tu? E nessuno ci fa caso, come fosse la cosa più normale del mondo. Che sia per la claustrofobia? Il sole tramonta presto, a tradimento, dietro i monti e...
  • ... tutti corrono a chiudersi in casa prima che venga buio e si mettono subito a mangiare la polenta davanti al focolare...
  • ... senza televisione.
  • Che sia per quello che parlano ancora così bene?
  • Di sicuro! Si sono salvati dagli elefanti di Annibale e dalle legioni romane, ma se avessero la televisione in casa ti saluto che parlerebbero così pulito.
  • E i libri? Quelli gli arrivano?
  • A dorso di mulo, però e solo stagionati. Roba buona.
  • Dei classici, solo dei classici. Non vorrai mica che carichino un povero disgraziato di mulo, con tutta la salita che ha da fare, con "Dove mi porta il cuore"?
  • E' una legge di natura come diceva Darwin: per aspera ad astra.
  • Chissà se parlava veramente latino come un libro stampato?
  • Sia come sia, doveva avere una pronuncia infame, ci puoi scommettere. Forse avrebbe fatto meglio ad accontentarsi del suo inglese.
  • Natura non facit saltus! Un inglese che parla latino... è contro natura. Avrebbe dovuto saperlo proprio lui per primo, ti sembra?
  • A bizzeffe.

Duomo di Modena

Capitello romanico del duomo di Modena

01 novembre 2008

Kandebù?

ven. 31 ottobre 2008  Kandebù?

Randolph ScottA distanza di trentun anni, un mese e cinque giorni, proprio nello stesso angolo del centro di Bologna mi sono ritrovato, per caso, di nuovo davanti ad un corteo di ragazzi che occupava tutta via Castiglione, ma ieri l'atmosfera, festosa e innocua, era completamente diversa. Nel settembre del '77 ricordo bene che, proprio lì, prima di svoltare a sinistra per via Farini per raggiungere il carcere che allora si trovava ad appena duecento metri sulla collina di San Giovanni in Monte, i più "duri", si tiravano sulla faccia i fazzoletti che avevano al collo, lasciando fuori solo gli occhi, come facevano i banditi durante l'assalto al treno nei primi film western con Randolph Scott
porci con le aliPochissimi brandivano verso l'alto le famigerate P38, vere e cariche che fossero, o solo innocue imitazioni. Le facce di quelli che le impugnavano, però, erano tutte vere e poco raccomandabili, a colpo d'occhio. Al corteo, enorme, partecipavano ragazzi venuti da tutt'Italia, compresi i temuti portantini del Policlinico di Roma e in aria volteggiavano a bassa quota, con un provocatorio rumore assordante, gli elicotteri della polizia: i porci con le ali, come venivano definiti da alcuni, piegando alla circostanza il titolo di un fortunato libro giovanilistico di Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, uscito da poco.

Allora pare che fossero in centomila, ieri, invece, cinquemila, forse, o cinquecento o cinque, secondo le fonti ufficiose, ufficiali o governative. Il serpentone si muoveva a singhiozzo, occupando tutta la sede stradale, con qualche striscione, un po' di bandiere anonime dal rosso al nero, tenuto sveglio da un assordante musica rap e da una voce che incitava alla fiducia e alla consapevolezza dell'importanza dell'evento e della battaglia appena agli inizi: ancora una volta ce nest qu'un début, dunque. Qualche slogan non particolarmente memorabile, accenni di ballo, assenza di simboli di partito e di fischietti sindacali, atmosfera rilassata. Il numero esatto? Molti, uno più uno meno.

Io mi ci sono mosso in mezzo tranquillamente, cercando di catturare con il telefono un filmatino con uno striscione e lo sfondo dei palazzi medievali e la torre degli Asinelli, ma non ne ho cavato niente di buono, per mia imperizia e modestia dello strumento, non certo per essere stato ostacolato. Ai lati del corteo la gente non pareva né sorpresa né indispettita, guardava come si fa con il Po in novembre, quando è bello pieno, ma ancora lontano dai livelli di guardia; soltanto un'elegante signora ha arricciato il naso con aria seccata, mentre avanzava indisturbata controcorrente verso le sue diverse mete ed il suo destino. Di più non si può pretendere, direi.

Dopo pranzo, tornando dal ristorante a ricuperare la moto, lasciata al di là del placido fiume umano, due ore prima inguadabile, ma ormai svanito, ho attraversato piazza Maggiore dove si attardava uno sparuto gruppo di ragazzi seduti in cerchio sul "crescentone"; alcuni avevano un quadernone per gli appunti, aperto sulle ginocchia. Mi hanno ricordato i bambini in visita al museo, seduti a terra davanti ad un quadro mentre ascoltano la maestra che glielo spiega. Dietro, verso il Pavaglione, un gruppo più numeroso di adulti, in piedi, ascoltava e interloquiva pacatamente con un signore ben vestito dell'argomento del giorno, allargandosi alla politica in generale e all'economia. L'oratore parlava stando in piedi su di un panchetto di plastica non più alto di due spanne; i piccioni becchettavano tutt'intorno, fingendosi disinteressati.

Studenti in piazza

..uno sparuto gruppo di ragazzi seduti in cerchio sul "crescentone" e, dietro, un più numeroso gruppo di adulti in piedi...

Sostenibilità

gio. 30 ottobre 2008  Sostenibilità

Prix Pictet 2008

 

Con questa magnifica foto di Roman Signer s'inizia una proiezione in formato flash di una rassegna di foto presentate al concorso fotografico parigino "Prix Pictet 2008". Tema: la sostenibilità, con particolare riguardo, quest'anno, all'acqua.

Se vuoi goderti l'intera sequenza preparata e offerta dalla BBC, clicca qui o sulla foto.

20 ottobre 2008

Quattro su cinque

lun. 20 ottobre 2008  Quattro su cinque

Quando la raffica si abbatté con imparziale efficacia sugli sfaccendati in chiacchiera, in piedi fuori dal bar a fumarsi la sigaretta dopo il caffè, c'era poca gente in giro, molti erano ancora a pranzo e dalle finestre aperte arrivavano in strada le ultime notizie di cronaca del telegiornale. Ne erano rimasti a terra, immobili, cinque su cinque: stesi tutti. Con il casco integrale e la visiera scura abbassata, giubbotti di pelle e jeans, gli assassini si allontanarono in moto con calma, irriconoscibili come il destino e altrettanto indifferenti.

moto killer


Quando il ronfare del bicilindrico si spense del tutto in lontananza, il più fortunato, sanguinante e azzoppato, cominciò a scappare come se fosse inseguito e sparì, senza dire una parola. I primi che si affacciarono alle finestre lo videro svoltare per il vicolo a destra, ben prima dell'arrivo del solito corteo di ambulanze e pantere della mobile. I barellieri ne portarono via quattro chiusi nei sacchi. I poliziotti segnarono con il gesso la posizione dei corpi sulla strada, fotografarono asfalto e muri, raccolsero i bossoli e le prime testimonianze. Nessuno della zona aveva visto sparare; riferirono solo che un passante, un tipo comune, sparito a sua volta, forse aveva assistito a tutta la scena, ma nessuno lo aveva riconosciuto, parlava italiano, però; prima di andarsene a piedi, al telefonino aveva detto: "Quattro su cinque. Dilettanti!"

10 ottobre 2008

Capo e coda

ven. 10 ottobre 2008  Capo e coda

Ieri l'altro mi sono alzato insolitamente presto per accordarmi con un meccanico e con il venditore della mia auto (teoricamente tuttora garante della sua salute meccanica) per riparare un guasto che la costringeva ferma vicino a San Leo in Romagna. Esaurite le telefonate, ho deciso di utilizzare il resto della mattinata per provare a pubblicare on-line una selezione di miei racconti scritti negli ultimi anni decidendone al volo il titolo, premeditato in parte uscendo dalla pizzeria la sera precedente. Per la foto che ho inserito nella copertina mi sono lasciato guidare dall'interesse che aveva riscosso sulla mia pagina di FLICKR sulla quale sto pubblicando una selezione di mie foto.
Già da tempo avevo guardato con curiosità Lulu e Boopen e nel corso della scorsa estate avevo letto la pubblicità su La Repubblica di ILMIOLIBRO. Ho deciso in favore di quest'ultimo. La procedura di pubblicazione è abbastanza semplice, con un numero d'inciampi e di piccole oscurità accettabile. Ho scoperto, ad esempio, che la presenza della sola iniziale seguita dal punto (una "C.", nel mio caso) per abbreviare il middlename, genera fuorvianti messaggi d'errore e impedisce di procedere nella registrazione al sito. In compenso, superato il trabocchetto, l'invio del file del testo, opportunamente reimpaginato e reindicizzato in precedenza per conformarlo alle dimensioni della pagina (150x230 mm), fila via liscia. 
La generazione della copertina personalizzata avviene abbastanza facilmente, salvo il fatto che la foto inviata viene inopinatamente francobollizzata, senza alcun avviso o criterio di riduzione esplicitamente dichiarato. Ho impiegato tre tentativi per "indovinare" la misura giusta dell'immagine (un file .jpg) da inserire sotto il titolo, dopo la selvaggia potatura inflittale dal sistema. E' chiaro che si tratta di una struttura ancora acerba che i programmatori dovranno perfezionare. Importante e commendevole è, invece, la possibilità di controllare l'impaginato (in forma di un file .pdf) prima di decidere la pubblicazione. 
Ora sono in attesa di vedermi recapitare da un corriere le copie in "carta e ossa" che ho ordinato. Quasi certamente, verrà ad un'ora in cui la casa è vuota e mi lascierà un avviso attaccato al campanello, misterioso come una tavoletta assira in caratteri cuneiformi. 
Bisogna sapere, infatti, che gli autisti dei corrieri, ormai, sono come i tassisti di New York, stranierissimi da ascoltare quando parlano, ma ancora più strabilianti quando scrivono. Del resto, se facessi l'autista di un corriere a Fez credo che farei una figura anche peggiore nel lasciare un bel post-it giallo in arabo sul campanello di un signore marocchino. Peccato che il gruppo dell'Espresso che possiede ILMIOLIBRO non abbia optato per le care vecchie Poste italiane, tanto vituperate, ma molto più economiche e amichevoli dei corrieri, tanto in voga in ambienti manageriali e tanto odiati cai comuni cristiani.

Racconti di A.C. Candeli

Molto piacevole, infine, è stato l'immediato arrivo di alcuni giudizi, tutti lunsinghieri, da parte di sconosciuti lettori, imbattutisi nella transitoria pubblicità del nuovo libro fra le pubblicazioni "fresche di giornata" sulla home page di ILMIOLIBRO. Sorprendente soprattutto la velocità dei recensori. Mi hanno fatto piacere, anche se non hanno certo suscitato la stessa emozione di quando, centomila anni fa, vidi in bella mostra il mio primo libro nella storica vetrina di Zanichelli sotto il Pavaglione a Bologna o da Feltrinelli in galleria a Milano, quando per ragioni esclusivamente alfabetiche, mi ritrovavo nel catalogo degli autori Zanichelli la riga sopra quella di Giosuè Carducci.

Sono curioso di vedere cosa capiterà di questo nuovo mezzo ibrido, semi-elettronico e semi-tradizionale, ancora acerbo, ma forse promettente, quando avrà trovato la sua specificità, aggiungendosi ai più consolidati strumenti di diffusione della cultura.

Per chi fosse curioso di saperne di più sul libro di cui ho parlato finora, o voglia farselo inviare a casa per leggerselo, sappia che si tratta di "Capo e coda" e si trova qui. Per averne un assaggio, clicca sull'icona "visualizza anteprima" di quella pagina, (o direttamente qui) e potrai leggerne le prime otto pagine in formato pdf.

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