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12 marzo 2008

Sigaretta elettronica

mer. 12 marzo 2008 Sigaretta elettronica

sigaretta elettronica

Leggo sul Corriere che è in arrivo la sigaretta elettronica e sullo stesso principio anche il sigaro e la pipa elettronici. Si tratta di tre oggetti che condividono la stessa idea: sostituirsi alle corrispettive forme tradizionali senza inquinare l'ambiente fornendo, però, al fumatore la libertà di fumare ovunque senza contravvenire alle leggi, senza danneggiare chi fuma e chi gli sta vicino (in casa, nei bar ecc,) senza produrre odori sgraditi nell'ambiente o sui vestiti. Dalla sigaretta o dalla pipa elettronica non uscirà altro che vapore acqueo e una "cartuccia" da due dollari permette di fumare l'equivalente di due pacchetti di sigarette, nicotina compresa, ma nulla di cancerogeno. Per le caratteristiche e i prezzi vedi il sito della crown7 , cliccando qui o sulla figura.

Piacerà, o è solo fumo negli occhi?

pipa elettronica



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer. 12 marzo 2008 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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11 marzo 2008

L'eterna rimozione

dom. 09 marzo 2008 L'eterna rimozione

Come accadeva a Bisanzio e resta traccia nei magnifici mosaici si S. Apolinare nuovo a Ravenna, è in corso la rimozione di un personaggio di primissimo piano come il prof. Romano Prodi, tuttora presidente del consiglio dei ministri del nostro Paese. Assistere alla vicenda "in corso d'opera" è stupefacente, a parer mio, e mi ha rallegrato leggere sul Corriere di oggi 9 Aprile 2008 l'editoriale "L’eterna rimozione" di Ernesto Galli della Loggia nel quale si tenta di spiegare questa sorta di precocissima damnatio memoriae da parte di quegli stessi che dovrebbero nutrire sentimenti di gratitudine nei suoi confronti. Niente di nuovo sotto il sole, mi si dirà. Infatti, niente di più vecchio e meno obsoleto.

Riporto qui sotto la riproduzione del celebre mosaico dei re Magi a S. Apollinare N. Si noti, immediatamente a destra del dono d'oro di Gasparre, il primo re, la mano residua di un personaggio per il resto completamente rimosso, con un rifacimento frettoloso e approssimativo del mosaico.

re magi a Ravenna



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom. 09 marzo 2008 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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Referendum in musica: non disturbare il compositore

lun. 12 maggio 2003

Questa mattina sono andato a votare.
Credo che sia la prima volta in vita mia che utilizzo il lunedi'.
La scuola, semibuia per creare l'illusione del fresco attraverso una penombra artificiale, sembrava vuota.
S'intravvedeva solo un'ombra di bidello virtuale, seduta ad un tavolo lontano in fondo all'atrio. Sembrava inaccessibile, però, dietro una cortina di vetrate. Imboccato il corridoio indicato chiaramente dai soliti cartelli numerici non ho avuto difficolta' a raggiungere il seggio. Nessun anima in giro, eccetto la squadra di scrutatori. Un grosso ragazzo mancino ha trascritto i miei dati sul registro dei votanti esibendo un notevole impegno, quasi uno sforzo muscolare.
Il presidente mi ha consegnato la solita matita copiativa, costruita nell'immediato dopoguerra, e le due schede indicandomi ad alta voce e senza alcuna ironia: "Cabina numero uno" invece di un piu' ragionevole: "Vada dove vuole: e' tutto vuoto."
Sbrigata l'incombenza mi sono trattenuto un minuto a chiacchierare per tirarli un po' su di morale.
Uno dei tre, senza mai alzare gli occhi in nessuna fase dell'operazione, ha continuato a scrivere a mano, con una matita (non copiativa, spero) uno spartito musicale. La mia presenza non lo ha distolto dalla sua composizione.
Meno male.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 16 maggio 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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Le fragili ali dei gatti di piombo

ven. 16 maggio 2003 Le fragili ali dei gatti di piombo

Disse che gli avrebbe tarpato le ali, al momento buono.
Testuale.
Difficile dire se m'incuriosisse di più sapere il "come" o il "quando", perché l'indicazione temporale "al momento buono" sarebbe sembrata vaga anche ad un messicano durante la siesta.
Ma, anche accettato il fatto che il momento buono si sarebbe rivelato miracolisticamente con strabiliante e inoppugnabile evidenza a tutti noi donne e uomini privi di fede, restava da capire come avrebbe fatto.
Anche se non si sarebbe trattato, presumibilmente, di un incontro di box, va precisato che la tarpatrice apparteneva ai pesi allodola, mentre il tarpando andava collocato fra i pesi rinoceronte e quelli ippopotamo.
Volendo descriverlo con benevolenza, era un maestoso gatto di piombo guercio, sopravvissuto a mille battaglie, che non aveva mai sentito il bisogno di sollevare la sua flaccida mole di un millimetro dal fango fertile sul quale aveva saputo muoversi con straordinaria abilità: ordinario, preside di facoltà, fondatore di università, benchè semianalfabeta. Questo, in estrema sintesi, il suo cursus honorum.
Sul piano politico, aveva dimostrato una prontezza nello sfruttare a suo vantaggio anche le brezze instabili più impalpabili e ballerine da surclassare qualsiasi scafo da regata.
In più, non aveva alcun pudore nell'esibire se stesso per quello che era: un arrivista ignorante in buona salute.
Donde avrebbe cominciato, al momento buono, a becchettarne le ali di piombo l'impavida tarpatrice?



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 16 maggio 2003 Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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Ormai le pampas non valgon piu' una ciccas

  • ... magari
  • Perche' tu non ce l'hai?
  • No, non l'ho nemmeno visto
  • Com'e' possibile, ma se ce ne sono dappertutto. Siamo invasi, ormai.
  • Voglio dire visto da vicino, preso in mano. Tu, invece, da quanto l'hai preso?
  • Me l'hanno regalato. Se fosse per me...
  • Vedi, allora; di cosa ti meravigli? Dicono che sia utile, però
  • Sara' , ma se ne abbiamo fatto a meno per mille anni...
  • Milioni, vorrai dire. Gli antropologi ormai si sono scatenati. Quando eravamo ragazzi sembrava che parlare di un'eta' di centomila anni fosse una mezza eresia, ti ricordi? A me va benissimo, intendiamoci. Io sono sempre stato un evoluzionista convinto. Anche quando sembrava che le cose dovessero andare a scatafascio, io ho sempre detto: - Vedrai che pian pianino tutto si aggiusta... per dire che c'e' sempre un evoluzione.
  • E' l'inflazione: cento, mille, milioni. Quando comincia non si ferma piu'.
  • Infatti. Guarda l'Argentina, ormai le pampas non valgon piu' una ciccas.
  • Pampas? Ma quelle non erano le praterie con i gaucios sempre a cavallo, se non stanno ballando i tangos, come nei film?
  • Hai ragione, devon'essere i pesos; mi sono confuso, con tutte quelle parole in s. E' meglio da noi dove le parole finiscono con tutte le vocali necessarie per capirsi.
  • Non c'e' niente di piu' bello dell'italiano, lo dicono tutti.
  • E delle italiane, anche.
  • Si capisce, sono le mamme dell'italiano. Se fossero brutte loro, guai.
  • Non voglio neanche pensarci a una disgrazia del genere, sai cosa ti dico.
  • Altro che l'inflazione.

Nell'immagine: Pampas nostranas (Gran Sasso)



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab. 17 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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Allodole o gufi?

sab. 17 maggio 2003 Allodole o gufi?

"Siete allodole o gufi? A deciderlo e' un gene, o meglio la sua lunghezza. ... Secondo quanto riportato sulla rivista Sleep, tanto piu' corto e' il gene, chiamato Periodo 3 (Per3), tanto piu' l'individuo portatore e' nottambulo."

Mia zia A. che per tutta la sua vita cadeva in coma alle nove, ci fosse pioggia neve o tempesta, doveva averlo lunghissimo il suo Per3. Un XXL, come minimo.
Chi l'avrebbe mai detto, conoscendola.

Vedi l'articolo in: http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/2003/giugno/17/gene_nottambuli.html



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab. 17 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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... non ci sarebbe un corsetto, ma che sia facile, molto facile, mi raccomando.


Fare poche domande e accontentarsi di pochissime risposte e per il resto, arrangiarsi.
Era l'età del fil di ferro e dello spago, prima dell'avvento del polietilene, dello scothc, dell'attack.
Un film rappresentativo? "Ladri di biciclette".
Per imparare non si frequentavano corsi, si guardava uno più grande o più esperto e si cercava d'imitarlo. Se c'era confidenza, si poteva chiedere qualche consiglio, ma senza esagerare.
Seguendo questo metodo s'imparava a parlare, a camminare e a correre, a nuotare, ad andare in bici, in moto e in macchina, a mangiare, a fare l'amore, a giocare a carte, a scacchi, a biliardo, a cucire e aricamare e tutti i mestieri.
S'imparava a campare, insomma.
La scuola, come luogo ufficiale dove s'imparava da maestri patentati per mezzo dei libri, era importante, più importante di oggi, ma aveva un raggio d'azione limitato e chiaro: leggere, scrivere e far di conto in modo sempre più raffinato con il procedere degli studi.
Nessun genitore si sarebbe mai sognato di pretendere che ai suoi figli venissero impartite lezioni sull'educazione stradale, sessuale, civica, tecnologica... poi è cominciata l'era dei corsi, ed è cominciato il declino dell'insegnamento di base.
Ch'insegna ai ragazzi "l'educazione-e-basta", oggi?
Accanto alla scuola, legata sempre alla tecnologia deformante del libro di testo, che allargava il suo raggio d'azione, mentre perdeva prestigio ed una chiara connotazione, sono sorte le scuole guida, di nuoto, di sci, di judo, di ballo e di moltissime discipline o subdiscipline più o meno esotiche o cervellotiche: tango; salsa y merengue; l'acquagym...
Con il pretesto di recuperare alla scuola le attività extra-scolastiche e rincorrere "il nuovo che avanza" sono stati introdotti nelle scuole corsi per gl'insegnanti, dapprima con il più effimero orizzonte di "aggiornamento", poi con quello più stabile di formazione in servizio con l'opzione implicita di trasformarsi in formazione permanente.
Tutto si può insegnare, anche a divertirsi. Il sottoprodotto più eclatante di questo atteggiamento sono gli animatori da villaggio di vacanze che, con ritmi soffocanti, insegnano "a divertirsi" ai poveri disgraziati che si lasciano trascinare passivamente in attività demenziali, dall'alba a notte fonda.
Il riflesso condizionato derivato da questo nuovo costume è l'attesa o addirittura la pretesa di ottenere corsi su qualsiasi argomento: dal ludico al professionale, ma che siano rapidi
e, soprattutto, semplici.
Imparare in fretta e senza fatica, questa è la generale pretesa. Nessun truffatore è ancora riuscito a vendere la bacchetta magica, ma ci si è avvicinati abbastanza con i corsi registrati su nastro da ascoltare durante il sonno. Con lo slogan: "imparate le lingue mentre dormite" c'è stato chi si è arricchito, quando tutti sanno che da secoli i ragazzi che dormono a scuola non imparano un accidente.
L'apprendistato lungo e faticoso a cui si sono sottoposti Michelangelo e Leonardo è fuori moda. Meglio l'e-learning che consente comode presenze virtuali, accompagnate da autentiche assenze reali.
In mancanza di un istantaneo trasferimento subliminale di conoscenze e competenze, come quello a cui si sottopone la protagonista femminile del film "Matrix" per imparare a pilotare istantaneamente un elicottero, "... non ci sarebbe un corsetto, ma che sia facile, molto facile, mi raccomando."



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 30 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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Maramaldo a chi?

  • - Maramaldo a chi? io l'ho solo aiutata a spingere il carrello.
  • ... e a caricare una spesa da centocinqunta euro sulla macchina di un altro
  • ma vuoi che m'immagini che sistema coscienziosamente nel bagagliaio di un forestieroe le provviste sufficienti per la campagna militare di un esercito in guerra?
  • proprio forestiero, non era, aveva la targa con la candelina.
  • che roba sarebbe?
  • ma sì, dai, quelle targhe nuove che a sinistra hanno una figurina che sembra una candelina da compleanno ancora da spegnere.
  • l'I maiuscola dell'Italia e le dodici stelle dell'Europa?
  • non fare il difficile e il sapientone, adesso. Vedi che avevi capito subito.
  • be'? E "la candelina" sarebbe l'unica cosa che ha guardato per distinguere la sua macchina dalle altre?
  • No, no, non è mica scema. Ha detto che aveva anche lo stesso colore: grigia metallizzata.
  • Sai quante macchine argento con la targa italiana ci sono in giro qui in Italia?
  • Io no, perché, invece, lo sai tu? Ci scommetto che non tiri fuori il numero neanche se ci pensi tutta notte senza dormire.
  • Ma cosa m'interessa? Dico solo che ce n'e' molte e prima di caricare la spesa su una maccchina italiana grigia senza guardare nient'altro...
  • No, dice che l'ha riconosciuta subito anche perché aveva il bagagliaio aperto. Lo tiene sempre così da quando ha rischiato di soffocarci dentro suo figlio.
  • Allora con tanti segni così precisi... non c'è niente da dire, è proprio sfortunata
  • L'hai detto: sfortuna pura.
  • ma? chissà poi cosa se ne sarebbe fatta di due scatole da dodici di pepe nero in grani? Ammazza il maiale in casa o qualcun altro?
  • Il maiale no, sono sicura, me l'ha detto in confidenza. Per il resto non so, non mi piace spettegolare.

Nell'immagine: portale dei Santi Vitale e Agricola a Bologna



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 30 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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Pericolo! Attraversamento di gamberi selvaggi

ven. 30 maggio 2003 Pericolo! Attraversamento di gamberi selvaggi.

"FIRENZE, 30 MAG '03
Un esercito di gamberi … della Louisiana, di cui, in Toscana, esisteva un allevamento nel lago di Massaciuccoli (Lucca) … invade lo svincolo di Firenze nord dell'A1. Il fenomeno è iniziato lunedì scorso e ha costretto la Società Autostrade a recintare l'area autostradale. La Polstrada, che ha catturato alcuni esemplari, lancia l'ipotesi di segnalare il pericolo con appositi cartelli stradali…. Fra le soluzioni studiate c'è la recinzione dell'area dello svincolo. Sono necessarie reti basse, ma installate in profondità nel terreno: i gamberi scavano buche e sono anche capaci di arrampicarsi."

Da tempo eravamo abituati ad ascoltare nelle conversazioni salottiere le lodi dello scarafaggio, questo prodigioso coinquilino di bocca buona che popola con estrema discrezione le nostre città. Chi ne esaltava le straordinarie doti natatorie: "Pensa che nuota, anche nelle acque più nere e dense, senza lamentarsi o soffrirne". Chi le capacità arrampicatorie: "Io stessa l'ho scorto inerpicarsi sulla porcellana più scivolosa". Chi l'invidiabile olfatto che lo conduce, senza fallo, a percorrere lunghe e disagevoli intercapedini, per non parlar dei tubi, fino al raggiungimento del cibo. Chi la sobrietà, chi la pudicizia…
Ora, anche i gamberi esotici della Lousiana che scavano come talpe e si arrampicano come scoiattoli, attraversando campi, colli e autostrade, nel lodevole intento di popolare nuove acque palustri, meriteranno quel favore e quell'attenzione di cui erano stati defraudati fino ad ora per colpevole leggerezza e imperdonabile ignoranza.
E' stato necessario l'olocausto di alcuni esemplari sotto le impietose asperità delle ruote gommate perché fosse riconosciuto e conclamato il loro status d'immigranti legali.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven. 30 maggio 2003 Invia un commento all'autore
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Kranius Madornalis Vs. Papaver Mortiferum

  • ... ma se dovessi scegliere fra black out, blow up, know how e part time cosa piglieresti? Devi prenderne uno solo , al volo, come se fossero carte disposte a ventaglio in mano ad un prestigiatore.
  • si può mescolare? mi piacerebbero black how e know time
    - non c'è mai verso con te di avere una risposta veloce e definitiva
  • perché, cosa t'interessa se non facciamo un blitz , hai fretta?
  • non so neanche più cosa sia la fretta, ma questo genere di giochi si fa così. Non so perché.
  • allora noi giochiamo con le regole che ci pare e poi, stabilite una volta...
  • ... avanti per sempre!
  • ma no, cosa ti viene in mente? Appena stabilite, le trasgrediamo subito e poi continiuamo a cambiarle finché ci pare.
  • ah, va bene, basta che si sappia. Una volta chiarito tutto...
  • ma cosa vuoi chiarire? TUTTO, poi. E' ridicolo solo da dire, non ti sembra?
  • cosa?
  • dico, ti sembra possibile chiarire tutto? Alla nostra età, ti sembra una frase da dire, a un amico, poi?
  • scusa, hai ragione, stamattina ho ascoltato la radio e c'era un giornalista...
  • ma cosa fai? Magari eri ancora a digiuno, o addirittura a letto mezzo addormentato, quando le difese naturali contro le balordaggini sono ancora in letargo
  • dici che mi sia buscato un mezzo avvelenamento?
  • solo un knock out che ti ha un po' rintronato, ma vedrai che ti passa in fretta: sei uno robusto
  • qualcuno, senza volere, deve aver cambiato stazione nella radio sul comodino, magari spolverando. Basta premere un bottoncino.
  • e tu lasci in giro un aggeggio così pericoloso con una stazione giornalistica in canna, sempre pronta a far del danno?
  • guarda che, per il resto, è una stazione ottima che trasmette musica classica giorno e notte, basta stare attenti a schivare l'ora del giornalista… Hai detto knock out?
  • sì per dire una sberla che ti ha messo fuori uso momentaneamente
  • lo so cosa vuol dire, ma mi hai fatto ricordare che ho sentito un papavero, presidente di tutto quello che si può presiedere, dire proprio knock how durante un discorso pubblico. Naturalmente lui non stava giocando, come facciamo noi
  • prendersi sul serio è la disgrazia principale dei papaveri: ignoranti e pomposi?
  • di quelli veri, belli e rossi, ne ho visti pochi, quest'anno e quasi soltanto sui cigli dei fossi. Nessuno in mezzo al frumento.
  • peccato che non si riescano a diserbare altrettanto efficacemente anche gli altri, quelli grossi e pericolosi che occupano le cariche politiche e universitarie
  • ci manca il know how, caro mio, il diserbante specifico per le male piante che infestano le strutture di potere
  • quello sì che sarebbe un Nobel meritato: "al dottore Kranius Madornalis che, al compimento di una pericolosissima sperimentazione, ha scoperto il diserbante per liberare il potere dall'esiziale inviluppo del papaver mortiferum, ritenuto fino a ieri indistruttibile."


Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom. 01 giugno 2003 Invia un commento all'autore
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Belle, alte, slanciate

dom. 01 giugno 2003 Belle, alte, slanciate...

  • Se fosse più alta di due o tre piani sarebbe…
  • … più alta
  • bravo, e anche più slanciata
  • E allora? Ci dovremmo mettere ad alzare tutte le torri di due o tre piani per renderle più slanciate?
  • Le torri slanciate mi piacciono di più, come le ragazze
  • Ancora più difficile. Come fai ad alzarle di due o tre piani perché diventino belle slanciate come piace a te?
  • Per le ragazze basterebbe anche molto meno, bisogna sempre stare attenti a non esagerare, in questo genere di cose.
  • L'hai detto. Aggiungile un piano di troppo e ti diventa una cavallona inguardabile. Bisogna sempre mantenere le proporzioni, è una regola.
  • Si capisce, bisogna fare come un grande scultore: tanto da una parte, tanto dall'altra. Guai se uno, invece, facesse come il fornaio quando scolpisce i grissini.
  • Ma da dove cominciano per fare i grissini? Sai che non ho mai visto. Se tu fossi in un'isola deserta, senza nessun fornaio a insegnarti come si fa veramente, tu come faresti? Perché secondo me è in quelle cose lì che si vede la vera personalità.
  • Se io fossi sulla tua isola in braghe di tela, partirei direttamente dalle palline di pasta, poi le allungherei piano piano sfregandole fra i palmi delle mani, come fanno i boy scout quando fanno finta di accendere il fuoco da campo.
  • Parli delle palline come se fossero lo stato primordiale della pasta, invece all'inizio c'è sempre un malloppone informe, come nell'universo; le stelle, i pianeti e le altre palline minori si sono formate dopo.
  • E' vero, ma non puoi paragonare l'universo e la pasta da pane, basti pensare che in tutto l'universo non c'è l'equivalente dei grissini, a mia insaputa. Neanche uno.
  • Per aspera ad astra, caro mio. Ne dovremo mangiare ancora di crostini prima di sapere com'è fatto l'universo. Gli astronomi non sono nemmeno d'accordo se si sta rattrappendo come una prugna secca o espandendo come un palloncino da fiera.
  • Perché bisognerebbe guardarlo da fuori, da dentro si fa fatica, anche disponendo dei radio telescopi
  • Fantastici, dice che sono senza lenti, pensa. Quello che non capisco è perché non facciano anche dei radio occhiali per noi miopi, sarebbero potenti e leggerissimi. Per forza.
  • Vedrai che li faranno, anche se vederci troppo chiaro non so poi se sia tanto vantaggioso, nel mondo d'oggi.
  • Non buttarla troppo sul filosofico: se le vedi le schivi; sempre meglio che pestarle, ti sembra?
  • Poco, ma sicuro.

Nell'immagine, piazza Maggiore a Bologna liberamente "abbellita"



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom. 01 giugno 2003 Invia un commento all'autore
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Uno zombie nascostro dentro la firewall


Da quando il tarlo che la sua macchina fosse stata violata aveva cominciato a perseguitarlo, gli sembrava quasi di sentire i byte frusciarne fuori dal computer come il filo d'acqua da un rubinetto, ma, naturalmente, non riusciva ad individuarne l'origine.
Era certo di aver chiuso tutte le porte eccetto le pochissime per i servizi indispensabili, aveva innalzato una firewall più alta e poderosa delle mura serviane, ma se ci fossero rimaste backdoors nascoste, aperte a sua insaputa da qualche giocherellone o malandrino non avrebbe potuto giurarlo.

Il file di log non lo aveva aiutato minimamente a risalire ad attività inattese sulla sua macchina. Niente di più del solito stupido, prolisso resoconto delle attività normali. S'illuminò di un sorriso involontario pensando che si trattava di un "palo" di fiducia: cieco e sordo come quello famoso "dell'ortica" di una gloriosa canzone di Jannacci.
Se erano entrati sul suo sistema lo avevano fatto con garbo, pulendosi per bene le scarpe prima di accedere e senza fracassare la cristalleria, mentre si muovevano all'interno del file system per predisporre una via di uscita pulita e silenziosa.

Da che buco erano passati? Quasi ogni giorno sulla posta gli arrivavano dalla Red Hat avvisi su di una nuova possibile vulnerabilità del sistema che avrebbe permesso a superesperti di aprire una breccia nelle mura, rivelandone una debolezza, invisibile fino a quel momento.
Ma chi erano, poi, questi grandi maghi che passavano il loro tempo a battere con le nocche e ad auscultare ogni millimetro delle poderose mura, alla ricerca di un eco sospetta che permettesse d'infliggere un vulnus immedicabile al sistema immunitario?
E cosa cercavano i malandrini, al postutto? Era ben consapevole di non avere lasciato in giro sui suoi dischi nulla che potesse, seppur minimamente, interessare o giovare a chicchessia.
Tutti i dati sensibili erano protetti da PGP e quelli più importanti spostati ogni sera su CD, prima di chiudere bottega e andare a casa (lui diceva a palazzo Braschi) a mangiare una mezza melina ed un bicchiere di latte.
L'ipotesi più probabile era che volessero prendere il controllo della sua macchina per scopi estranei al contenuto dei dischi. Trasformarla in uno zombie, prono a qualsiasi ordine gli giungesse dal padrone remoto. Uno dei mille e mille piccoli server insignificanti da radunare in una cieca inarrestabile schiera da scagliare con ottusa aggressività contro un gigante poderoso e protervo, nella sua pretesa inattaccabilità, per umiliarlo in un degradante denial of service, cioè in un collasso totale.

Nonostante il fastidio, quasi un prurito, provocatogli dal sospetto che il suo server non fosse nulla di più di uno dei tanti schiavi pronti a scagliarsi contro un gigante, come allodole sulla finta civetta di specchi, non potava reprimere una involontaria ammirazione per questi moderni luddisti.
Cosa li spingeva a cimentarsi ai vertici della difficoltà, senza poterne ricavare né profitto, né notorietà? per ferire temporaneamente un sistema gigante: niente di più raffinato di comune ipertrofico server commerciale. Non una munitissima postazione dei servizi segreti od il caveau vigilatissimo di una banca, ma un comune Yahoo!
Il gusto del sapiente colpo di fionda nel mezzo della fronte di Golia?
Il raffinato piacere differito del seminatore di datteri? perché non c'era alcun dubbio che un colpo del genere richiedeva, oltreché abilità, una grande pazienza durante la lunga fase preparatoria.
Il sapore amaro della clandestinità, senza alcuna speranza di uscirne se non per entrare in galera?

Stretto nella morsa fra il dispetto e l'inconfessata ammirazione stava dibattendo fra sé e sé quale risoluzione intraprendere per uscire dal dubbio, quando un provvidenziale crash del disco rigido lo costrinse a reinstallare il sistema da zero, ricuperando solo i dati dal nastro di backup .
Stava crogiolandosi fra rassicuranti luoghi comuni: piazza pulita, finalmente; muoia Sansone… ; non tutto il male vien per nuocere; estirpare il male alla radice ed altre scemenze simili, quando il tarlo riprese la sua opera.
… e se il cavallo di Troia si fosse annidato, al sicuro da guasti, proprio fra i dati gelosamente replicati, anziché nelle sospette aree del sistema operativo, per riconquistare silenziosamente da lì l'intera macchina?
Geniale!

Nell'immagine, Corte Isolani a Bologna, liberamente reinterpretata ai frattali



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun. 02 giugno 2003 Invia un commento all'autore
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