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prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.
Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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18 novembre 2014

FACTOTUM

dissuasoreIn via Clavature, nel quadrilatero romano che ospita il mercato vecchio, si trova una robusta colonnetta di metallo capace di scomparire a comando nella pavimentazione di porfido. Lo scopo del marchingegno chiamato "dissuasore mobile" è quello di impedire, quando sporge dal terreno, il transito degli autoveicoli comuni del popolo di dio, pur consentendolo ai pochi privilegiati che ne abbiano dimostrato la necessità o la pubblica utilità.
Di solito si tratta dei furgoni commerciali destinati al rifornimento dei negozi e dei banchi della zona che, con un'apposita tessera, persuadono il dissuasore a sparire momentaneamente sotto terra per lasciarli passare.
Al loro primo apparire, le colonnette a scomparsa destarono una certa curiosità non solo nei bambini e c'era sempre qualche spettatore che assisteva alla sparizione e ricomparsa del cilindro di acciaio con lucette sfolgoranti. 
Dopo anni di servizio, il dissuasore si è ormai guadagnato l'indifferenza generale e anche la mia, ma oggi per la prima volta ho notato una piccola etichetta in fondo al cartello segnaletico di pericolo. C'è sempre stata? o è una recente aggiunta?
La natura della scritta latino-americana "FUCKTOTUM", cioè "FOTTITUTTO" fa pensare ad uno scherzo, ma chi può dirlo (kilpoldir?)? Che sia un incitamento multilinguistico nelle due lingue universali del presente e del passato alla distruzione del tutto?
Uno sberleffo irriverente ad una nuova fastidiosa trovata tecnologica, che sfrutta l'omofonia con il comune termine FACTOTUM, o altro ancora?
Se qualche cortese lettore conosce la spiegazione del piccolo enigma me lo scriva PLEASEQUAESO.
Indagate fratres.


18 ottobre 2014

Un chilo e due di carta



Oggi La repubblica pesa 1220 grammi, stando alla bilancia di cucina. Inutile dire che ben più di mezzo kg, forse fra i due terzi e i tre quarti del peso totale, è pubblicità esplicita e smaccata prevalentemente di moda, alla quale va aggiunta quella più subdola, ma neanche troppo coperta, che i cosiddetti articoli contengono. Va bene così? non credo proprio.



Mia moglie ed io eravamo presenti alla conferenza che Eugenio Scalfari tenne a Bologna per presentare il giornale che stava per lanciare in concorrenza con il Corriere, la Stampa e, nella nostra città, il Carlino: re della cronaca locale.
Sarebbe stato un giornale agile, indipendente, senza sport e senza cronaca nera: poca carta, molte idee contro-corrente. Un giornale d'opinione, non fazioso, per un pubblico insoddisfatto del panorama stagnate e conformista dei quotidiani nazionali a grande tiratura.
Cosa sia diventato, con il passare degli anni, questo gioiellino pretenzioso è sotto gli occhi di tutti: un obeso veicolo pubblicitario.
Che ne dici caro Eugenio del tuo bel progetto? Era proprio inevitabile questo degrado sconfortante che ha tradito in pieno il tuo progetto e noi affezionati lettori dei primi numeri che avevamo creduto alle tue promesse?

09 ottobre 2014

Se non a Bologna... dove?



"Se non a Bologna... dove?
Anche in questo fine-settimana il centro di Bologna si è popolato delle ormai abituali pagodine bianche. Questa volta sono piene di mortadelle e sono disposte a schiera lungo il "crescentone" di piazza Maggiore e sotto lo sguardo incuriosito del Nettuno, stanco di pesce-sempre-pesce.

fiera della mortadella

E' in corso, infatti, MORTADELLABO', una specie di sagra dell'insaccato rosa, celebre nel mondo e per questo anche malamente imitato e contraffatto. Al simpatico motto: "chi la fa l'affetti" i produttori della vera mortadella di Bologna, protetta dal marchio europeo IGP (indicazione geografica protetta) offrono all'assaggio e all'acquisto il loro prodotto pregiato in un'atmosfera festosa e paesana. Non mancano vino e piadine, naturalmente, abituali compagni di baldoria delle profumate fette lardellate.
Se non si fosse capito bene, a me piace la mortadella e, pensandoci bene, non conosco nessuno a cui non piaccia, a memoria d'uomo.

03 ottobre 2014

Chiuso per preghiera



Oggi, venerdì, giorno feriale di mercato in piazzola per i bolognesi, festivo per i pachistani e assolutamente indifferente per i cinesi, abbiamo trovato parcheggio alla Bolognina verso l'una di fronte ad un fruttivendolo stranamente chiuso.
Il vecchio quartiere della Bolognina, costruito a Nord dei binari della stazione centrale, era noto come quartiere dei ferrovieri e dei cinesi, presenti già da molto tempo con le loro attività commerciali e manifatturiere. Oggi la situazione è cambiata e la zona si è popolata di altre etnie, un tempo del tutto sconosciute e assenti. Fra queste ci sono i pachistani che, da musulmani ferventi, conducono negozi di frutta o piccole botteghe generiche di alimentari, ma niente carne, meno che mai quella di maiale, centrale, invece, nell'alimentazione tradizionale emiliana.
Queste botteghe sono sempre aperte, stando ai cartelli esposti che dichiarano spesso degli orari impensabili qui da noi: tutti i giorni dalle 8 alle 23, domeniche comprese, ma è meglio non contarci troppo.
Volendo comprare un grappolo d'uva o il latte dimenticato nel fare la spesa generale, mi sono ritrovato, infatti, con un pugno di mosche di fronte ad un cartello "Torno subito" che può valere anche ore. Mi ricorda il "Just roud the corner" che a Dublino può equivalere anche a tre kilometri. Paese che vai...

fruttivendolo

Per la prima volta oggi all'una, sulla vetrina di un fruttivendolo non-stop, inspiegabilmente chiuso, ho visto, invece, un cartello più preciso: "chiuso per preghiera apro alle 15:00" .
Basta saperlo.

Telefonum sum



Dopo molti anni di onorato servizio ed un lungo declino senile, abbiamo deciso di sostituire il telefono principale senza fili che ospita la segreteria telefonica. Ultimamente si spegneva a suo piacere. Benché la sostituzione comportasse la perdita della rubrica interna, costruita di malavoglia con una procedura astrusa e disagevole nel corso di anni, la decisione è stata presa senza dubbiosi tentennamenti.
A detta del rivenditore, il nuovo aggeggio è dotato di un software più umano del precedente, ma se si vuole personalizzarlo, richiede pur sempre un po' di pazienza. La segreteria telefonica standard, ad esempio, sembra la prima cosa da modificare. Ha l'aria di essere pensata più per un negozio che per un privato cittadino, giustamente orgoglioso della sua libertà di movimento.
"Siamo momentaneamente assenti... richiameremo appena possibile...", ma quando mai! Da casa mia vado e vengo quando mi pare e sto fuori casa quanto mi piace. Ci mancherebbe che dovessi giustificarmi con uno sconosciuto che ha letto il mio numero sull'elenco telefonico, non mi ha mai neppure incontrato per la strada e non si vergogna di disturbarmi per sapere se ci sono appartamenti in vendita nel mio palazzo.
Oltretutto, ho sempre un telefonino in tasca che serve egregiamente ai pochi parenti e amici che ne conoscono il numero e mi sono sempre graditi.
Insomma la prima mossa da fare era registrare un nuovo testo per la segreteria telefonica. Uno provvisorio, magari, in attesa di ispirazione. Uno dei più spettacolari dei tempi andati fu quello registrato depo la elezione di papa Wojtyla. Da un 33 giri avevo preso le campane di San Pietro per aprire e chiudere sfumando il messaggio. Il parlato che stava in mezzo allo scampanio festoso lo avevo ottenuto imitando il polacco del papa. Per ottenere l'effetto eco di piazza San Pietro avevo parlato dentro la pentola a pressione più grande, ma era il testo che suscitava le risate maggiori. Più o meno, diceva: "Fraaaateeeelo, soreeela, lascia un mesaggggio, Lui ti ascolta!".
Il solo che registrò non una semplice risata sonora, ma una risposta all'altezza, fu Carletto: un moroso di quei tempi di mia figlia. Cominciava così: "Sono San Carlo..."
Quando mia figlia andò a studiare in America e, all'epoca, le telefonate intercontinentali costavano un occhio, dovetti sostituirlo con un nudo testo super-breve da nove secondi, scialbissimo.

homer

In epoche più recenti avevo adottato un testo breve che scoraggiava blandamente l'incauto telefonista dal lasciare messaggi: "Risponde la segreteria telefonica di Candeli. SE LO DESIDERA, può lasciare un messaggio BREVE, dopo il bip"
Spacchettato il telefono nuovo, fu proprio questo il messaggio che, in piedi, in cucina tentai di registrare. Niente da fare. La segreteria non funzionava. Rimandai il tentativo di venire a capo del mal funzionamento e lasciai, momentaneamente, campo libero alla vocetta melensa pre-registrata: "Siamo momenteneamente assenti, la preghiamo..."
Quando ricominciai per la seconda volta la procedura di registrazione di un messaggio personale tutto funzionò bene, ma il primo testo di prova che uscì dalla mia voce fu: "Sono (lunga pausa) fritto" seguito dalla risata di mia moglie che stava distrattamente seguendo le operazioni. Con il nuovo testo la segreteria funzionava perfettamente, perché cambiarlo, allora? Lo abbiamo tenuto per un paio di mesi, con il brillante risultato che nessuno ha lasciato messaggi articolati e comprensibili; solo borbottii sorpresi, finché una mattina al risveglio ho pensato di sostituirlo con uno nuovo che tuttora risponde in nostra assenza.
E' questo: "Vale. Telefonum sum, quis sis, quod vis?" che in romanesco più recente suonerebbe: "Sarve, so' er telefono. Chissei? Chevvoi?".
Vedremo se ci sarà qualcuno che registrerà un messaggio a tono, come il San Carlo di tanti anni fa.

30 settembre 2014

Sincronizzazione



Pare che al Quirinale ci siano più di mille orologi che un orologiaio a tempo pieno mantiene carichi e "in forma", non occupandosi di niente altro. A casa mia la situazione è più semplice perché gli orologi meccanici sono finiti tutti in un cassetto, eccetto quello a pendolo di mio nonno che continuo a caricare e regolare settimanalmente, ma in modo rilassato, senza bisogno di particolari attenzioni o cure. 
Quello che guardo più spesso di giorno è lo swatch da polso che non tolgo mai, neppure quando faccio un bagno nell'acqua salata del mare o in quella calda e spumosa della vasca da bagno. 
Di notte, invece, guardo l'ora a sinistra su di un display a cifre rosse appollaiato su di una pila di libri oppure a destra sulle grandi cifre proiettate sul muro da un Oregon radio-controllato che fornisce anche la temperatura ambiente. In caso di black-out si spengono entrambi, ma quando torna la luce solo quest'ultimo riprende a funzionare ricordando l'ora giusta, mentre il primo si riaccende, ma ha dimenticato l'ora e bisogna imprecare un po' e schiacciare molte volte scomodi bottoncini per rimetterlo al passo con l'altro: il sapientone.

castello di Carpi

Dopo un black-out va riaggiustato anche l'orologio del forno a microonde, ma questo dispone di comandi a rotazione, comodi quasi quanto la corona di un vecchio orologio meccanico. Il pendolo del nonno, da vecchio saggio, non si scompone per una sciocchezza come l'interruzione della corrente elettrica, diavoleria del tutto assente nella sua prima casa, quando era giovane. Ci vuol altro, per fermarlo. 
Della stessa tempra, insensibile ai capricci della rete elettrica, è l'ultimo arrivato: l'orologio del telefonino, a patto di alimentarlo ogni notte con una flebo che lo ricarichi e gli dia lo sprint per affrontare un intero giorno di veglia e di lavoro.
L'ho regolato in modo che suoni ad ogni ora, come il pendolo. Allo scoccar dell'ora si fa vivo con un bel campanello squillante che coglie di sorpresa gl'ignari presenti. Se mi trovo in un luogo pubblico dove la presenza di un vecchio orologio da muro è poco più probabile di quella di un asino parlante è spassoso vedere gli sguardi dei presenti scannerizzare le pareti alla ricerca di un orologio da muro e, alla fine, desistere delusi dalla ricerca.
Prima d'istallare la campanella oraria con il suo singolo suono squillante, avevo attivato una divertente applicazione che riproduceva il carillon più celebre del mondo: quello della torre di Elisabetta nel palazzo di Westminster, sede del parlamento inglese, comunemente detto Big Ben. Sentire uscire dal taschino l'intera tiritera del carillon di Westminter ad ogni ora del giorno, però, era troppo perfino per me: il trisnipote del costruttore dell'orologio ottocentesco della torre del castello di Carpi che vedi nella foto.

Il risveglio



Il momento del risveglio può essere lungo e piacevole, quando i decenni di vita trascorsi sono parecchi e non ci si deve più alzare in fretta per andare a scuola o al lavoro. Non è solo un limbo fra il sonno e la veglia, ma anche fra il presente e il passato. Piuttosto latitante è, invece, il futuro, comprensibilmente.
Quali siano gli stimoli che durante il risveglio richiamano eventi, circostanze, abitudini del passato è difficile da dire, quanto lo è immaginare la causa dei sogni, sempreché non si creda alle premonizioni che fecero la fortuna di Giuseppe presso il Faraone o alle interpretazioni di Freud e compagni, in tempi moderni.
Personalmente non ho temi ricorrenti che si ripetono ossessivamente, come nel film Marnie di Alfred Hitchcok, ma qualche atmosfera preferita, che si riaffaccia alla memoria durante il risveglio più spesso di altre, sicuramente c'è.
Questa mattina, ad esempio, ripensavo ai viaggi in treno del primo giorno di vacanza, per raggiungere da Roma -la città della scuola- la vecchia grande casa di famiglia a Carpi -la casa delle vacanze-. Là mi attendeva un'accoglienza affettuosa, ma non oppressiva, la bicicletta, il tavolo da ping-pong in cortile e una banda di compagni con cui giocare in strada o nelle vicine campagne.
"Il viaggio verso la libertà" durava cinque ore e mezza o sei e si svolgeva su di un elettrotreno con vagoni a scompartimenti chiusi da Roma a Modena: il cosiddetto direttissimo Roma-Milano e, dopo una sosta a Modena, terminava con un breve percorso di mezz'ora fino a Carpi.

locomotiva

Normalmente, questo ultimo tratto era servito da una "littorina": una modestissima motrice diesel dal colore deprimente e con un anacronistico nomignolo fascista. Qualche volta però, imprevedibilmente, i pochi vagoni con sedili di legno del treno per Carpi-Suzzara-Mantova erano trascinati da un'autentica locomotiva nera a vapore: una meraviglia agli occhi di un bambino come me.
Non la si poteva leccare con profitto e, pertanto, non appagava il gusto, ma accontentava tutti gli altri sensi. Era bellissima da vedere, sbuffava fuoco e fiamme come un drago, faceva un rumore cadenzato e ritmico come un grosso cuore di mamma e sprigionava un elettrizzante profumo di fumo, fuliggine e vapore, mescolati sapientemente come nessun "naso" di Grasse saprebbe inventare.
Credo che la nera vaporiera sia una delle componenti essenziali del piacevole, ricorrente risveglio intitolato "Primo giorno di vacanza"

25 settembre 2014

A piedi in mezzo a strada Maggiore



A distanza di mesi, dopo le vacanze estive, ho ripercorso Strada maggiore, il tratto della via Emilia che collega le due torri di Bologna a porta Maggiore. Ho camminato a piedi proprio in mezzo alla strada, temporaneamente pedonale per i lavori di pavimentazione non ancora completati, come previsto ed annunciato.
E' stato uno spasso passeggiare sulla bella pavimentazione ancora intatta, nel confortevole silenzio dovuto al traffico assente, fra pochi pedoni e ciclisti. Ogni tanto, ci sono simpatiche isole di tavolini da caffè, giustamente allestiti in mezzo alla strada, come si può vedere dalle foto che ho scattato oggi pomeriggio.
Sarebbe bello che la pedonalizzazione diventasse permanente, ci guadagneremmo tutti in pace e salute.
E gli autobus? mi si dirà. Se vogliono passare di lì, imparino a volare e se non sono capaci, cambino strada.



Bologna - strada Maggiore

24 settembre 2014

Da piazza a piazzale



Con una certa ingenua sorpresa, mi sono ritrovato, anche oggi, piazza maggiore ingombra e abbruttita da un enorme struttura in tubi di ferro (chiamiamolo palco) e da due torri pubblicitarie che vanno ad aggiungersi allo sconcio permanente del palazzo del podestà ricoperto da cartelloni pubblicitari.
A memoria mia non si era mai raggiunto un livello di sfacciataggine così arrogante nel degradare la piazza più simbolica di Bologna al livello di un volgare piazzale di estrema periferia, buono solo per affissioni giganti.
Anche di questo degrado dobbiamo ringraziare la lungimirante amministrazione comunale.


Bologna - piazzale maggiore

22 settembre 2014

Motu proprio


  • Motu proprio è sempre meglio, ti pare?
  • Piuttosto che tirato per il collo con una catena, vuoi dire?
  • Sì, appunto.
  • E questa bella pensata, come ti è venuta in mente... e non mi dire motu proprio.
  • Eppure, è così. Non c'è nessun'altra spiegazione. Non ti capita mai che ti venga in mente un'idea, un pensiero che non ha nessuna relazione con quello che stai facendo?
  • Sì, certo, ma secondo me è solo apparenza. Non ne cerchiamo abbastanza a fondo l'origine. Ci accontentiamo di credere che sia un pensiero sbucato dal nulla, per pigrizia.
schiavi

  • Forse hai ragione. Pochi giorni fa, ho visto arrestare da tre vigili un vecchio negro con la barba bianca. Mentre passavo per il mercato gli stavano chiedendo i documenti, poi la faccenda è rapidamente degenerata e lo hanno immobilizzato con le manette. Mentre mi allontanavo rapidamente, turbato e disgustato, il vecchio faceva degli urli da animale braccato, da schiavo incatenato, insomma da chi subisce una costrizione, non certo da chi sta agendo motu proprio.
  • Lo vedi? La ragione c'era di questo tuo pensiero slegato dalla realtà contingente. Una ragione remota e difficile da scoprire, ma c'era.
  • Eh sì, caromio. Hai proprio ragione. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto va in malora, come diceva Lavoisier quando parlava liberamente tra amici.

18 settembre 2014

Ladri di biciclette

Dal dopoguerra ad oggi il nostro paese è cambiato non poco e sembrerebbe che le vicende raccontate da "Ladri di biciclette", il capolavoro del '48 di Vittorio De Sica, fossero del tutto anacronistiche e, per molti aspetti, lo sono, ma le biciclette continuano ad essere rubate, seppure da personaggi diversi dal padre di famiglia che, senza bicicletta, perderebbe il solo prezioso lavoro che è riuscito a trovare.
I soli emiliani che non hanno subito uno o più furti di bicicletta sono quei pochi che non ne hanno mai posseduta una.
Io, nel mio piccolo, sono a quota cinque e non sei perché durante l'ultimo tentativo d'nvolare la mia bici dal giardino della casa al mare hanno forato la gomma posteriore sulla siepe metallica, come è stato facile ricostruire. Nella stessa occasione hanno, invece, rubato quella di mia moglie, ennesimo rimpiazzo di precedenti bici rubate nel corso degli anni.

bici senza sella

Nel rientrare a casa a piedi, oggi ho fotograato questa gloriosa Atala assicurata con due solide catene che immobilizzano le due ruote collegandole al telaio e incatenano l'intera bici ad un palo di ferro, posto all'angolo fra via Santo Stefano e vicolo Pusterla, nel pieno centro frequentatissimo di Bologna.
La sella non l'aveva potuta legare, il prudentissimo possessore di una vecchia comunissima bici da uomo ... e gliel'hanno rubata.
Se ci fosse una legge del contrabbasso, molto più accomodante del contrappasso dantesco, il ladro, scivolando dal maltolto, dovrebbe scheggiarsi dolorosamente un incisivo e finire in una bella pzzanghera fangosa.
Da parte del vasto popolo dei biciderubati, glielo auguro di cuore.

17 settembre 2014

L'asino di Esopo

Anche se dell'evento difficilmente parleranno le storie patrie, oggi ho preparato "l'aglione" per la stagione invernale che trascorreremo nella casa di Bologna. C'è chi lo chiama in altri modi, ma a casa mia si è sempre definito aglione quella profumata mistura di sale grosso, aglio e rosmarino fresco con la quale si insaporiscono le carni arrosto o alla griglia. Di solito, la quantità che preparo in questa stagione dura finché non è ora di cambiar casa e andare al mare dove conviene prepararne un barattolino con il rosmarino del giardino, bello fresco e pimpante, che basti fino alla stagione dell'uva, quando si torna in città.
Nel prepararlo è meglio chiudersi in cucina, se non si vuole inondare la casa intera di un appetitoso, ma non sempre opportuno, aroma di arrostino. L'operazione non richiede alcuna abilità e anche i tempi di preparazione si sono ridotti moltissimo da quando sono comparsi quei frullatorini con il recipiente trasparente che mostra la brutta fine che fanno, in un attimo, i pezzettini di aglio e le foglioline di rosmarino riducendosi in una poltiglia verdina salata e profumatissima.

asino di Esopo

Mentre asciugavo il barattolo del sale, completamente svuotato e facilmente lavato, mi è tornata in mente la favola di Esopo dell'asino che cade accidentalmente nel fiume mentre trasporta un pesante carico di sale e riemerge sollevato dalle acque, ma annega travolto dalla corrente quando, credendo di alleggerirsi, si lascia cadere apposta, mentre trasporta un carico di spugne anzichè di sale.
Esopo conclude:"Allo stesso modo gli uomini non si accorgono che spesso sono le loro stesse azioni a rovinarli."
Fra me e sè, invece, pensavo che di asini che fanno i furbi ne ho incontrati dozzine, ma non ne ho mai visto annegare nessuno.


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