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prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.
Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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18 settembre 2014

Ladri di biciclette

Dal dopoguerra ad oggi il nostro paese è cambiato non poco e sembrerebbe che le vicende raccontate da "Ladri di biciclette", il capolavoro del '48 di Vittorio De Sica, fossero del tutto anacronistiche e, per molti aspetti, lo sono, ma le biciclette continuano ad essere rubate, seppure da personaggi diversi dal padre di famiglia che, senza bicicletta, perderebbe il solo prezioso lavoro che è riuscito a trovare.
I soli emiliani che non hanno subito uno o più furti di bicicletta sono quei pochi che non ne hanno mai posseduta una.
Io, nel mio piccolo, sono a quota cinque e non sei perché durante l'ultimo tentativo d'nvolare la mia bici dal giardino della casa al mare hanno forato la gomma posteriore sulla siepe metallica, come è stato facile ricostruire. Nella stessa occasione hanno, invece, rubato quella di mia moglie, ennesimo rimpiazzo di precedenti bici rubate nel corso degli anni.

bici senza sella

Nel rientrare a casa a piedi, oggi ho fotograato questa gloriosa Atala assicurata con due solide catene che immobilizzano le due ruote collegandole al telaio e incatenano l'intera bici ad un palo di ferro, posto all'angolo fra via Santo Stefano e vicolo Pusterla, nel pieno centro frequentatissimo di Bologna.
La sella non l'aveva potuta legare, il prudentissimo possessore di una vecchia comunissima bici da uomo ... e gliel'hanno rubata.
Se ci fosse una legge del contrabbasso, molto più accomodante del contrappasso dantesco, il ladro, scivolando dal maltolto, dovrebbe scheggiarsi dolorosamente un incisivo e finire in una bella pzzanghera fangosa.
Da parte del vasto popolo dei biciderubati, glielo auguro di cuore.

17 settembre 2014

L'asino di Esopo

Anche se dell'evento difficilmente parleranno le storie patrie, oggi ho preparato "l'aglione" per la stagione invernale che trascorreremo nella casa di Bologna. C'è chi lo chiama in altri modi, ma a casa mia si è sempre definito aglione quella profumata mistura di sale grosso, aglio e rosmarino fresco con la quale si insaporiscono le carni arrosto o alla griglia. Di solito, la quantità che preparo in questa stagione dura finché non è ora di cambiar casa e andare al mare dove conviene prepararne un barattolino con il rosmarino del giardino, bello fresco e pimpante, che basti fino alla stagione dell'uva, quando si torna in città.
Nel prepararlo è meglio chiudersi in cucina, se non si vuole inondare la casa intera di un appetitoso, ma non sempre opportuno, aroma di arrostino. L'operazione non richiede alcuna abilità e anche i tempi di preparazione si sono ridotti moltissimo da quando sono comparsi quei frullatorini con il recipiente trasparente che mostra la brutta fine che fanno, in un attimo, i pezzettini di aglio e le foglioline di rosmarino riducendosi in una poltiglia verdina salata e profumatissima.

asino di Esopo

Mentre asciugavo il barattolo del sale, completamente svuotato e facilmente lavato, mi è tornata in mente la favola di Esopo dell'asino che cade accidentalmente nel fiume mentre trasporta un pesante carico di sale e riemerge sollevato dalle acque, ma annega travolto dalla corrente quando, credendo di alleggerirsi, si lascia cadere apposta, mentre trasporta un carico di spugne anzichè di sale.
Esopo conclude:"Allo stesso modo gli uomini non si accorgono che spesso sono le loro stesse azioni a rovinarli."
Fra me e sè, invece, pensavo che di asini che fanno i furbi ne ho incontrati dozzine, ma non ne ho mai visto annegare nessuno.


17 giugno 2014

Strada Maggiore

Stanno sbucciando e ripavimentando Strada Maggiore: il tratto della via Emilia bolognese dalle Due Torri a Porta Maggiore e per farlo impiegheranno circa sei mesi. “Se otto o_oore, vi sembran poche, venite voi a laaavorar…” dice la celebre canzone. 
Ho dato una controllatina, per sicurezza, e ho trovato conferma alla mia incerta memoria: Marco Emilio Lepido, senza ruspe,  impiegò due anni (189-187 a.e.v) a completare le 176 miglia romane che andavano e vanno da Piacenza fino al porto militare di Rimini. La via Emilia è ancora lì, più o meno sempre la stessa, e continua ad essere percorsa avanti e indietro per tutta la vita da noi emiliano-romagnoli nati negli ultimi milleduecento anni e chissà da quante altre generazioni ancora, in futuro.

Problema:
Il tratto di strada che ora stanno rifacendo in sei mesi di tempo e con abbondanza di bulldozers a disposizione è circa mezzo miglio romano; così stando le cose, quanti anni avrebbe impiegato Marco Emilio Lepido a completare le 176 miglia, se fosse stato fornito delle moderne attrezzature?
 
Strada Maggiore Bologna

Gli omenoni di Palazzo Davia Bargellini guardano sconsolati la mesta strada disfatta
e senza passaggio di pedoni, proprio adesso che stavano per fiorire décolleté  e minigonne.

16 giugno 2014

Ortensie celesti

Perché le volessero proprio azzurre e non rosa, come si ostinavano a fiorire spontaneamente non mi era chiaro. Parlo delle immancabili ortensie che si scatenavano in rigogliose fioriture nei giardini delle nonne dei miei amici, all’inizio delle vacanze scolastiche estive. A me non piacevano un gran che.

Che senso ha un fiore senza profumo, direbbe Alice dopo aver abbandonato sul prato un libro senza figure?

Spesso negli stessi giardini e alla stessa stagione c’erano meravigliose siepi di gelsomini, bianche di fiori profumatissimi, o spalliere di caprifoglio meno appariscenti e altrettanto profumate, ma “le nonne” sembravano prestare attenzione solo ai trucchi caserecci per fare diventare azzurre le ortensie che, in qualche caso, effettivamente apparivano, con gentile condiscendenza, accanto alle riottose sorelle rosa.
Alla base ci deve essere il solito istinto perverso che, cent’anni fa, prima dell’avvento delle tinture  per capelli libere&gratuite, facevano fischiare per la strada i meridionali al passaggio di una bionda e costringevano le giovani contadine a infarinarsi la faccia abbronzata prima di andare a ballare per sembrare bianche come “le signore”.
Per la stessa ragione, oggi, le biondissime signore si abbronzano faticosamente estate e inverno producendo quell’effetto straniante di sano immaginario o addirittura di negativo fotografico che lascia perplessi i dobermann di passaggio, così tradizionalisti nel loro rigore morale.

ortensie

Le rigogliose ortensie della foto scattata ieri sono in un giardino privato
di via Marella nel percorso fra casa mia e i giardini Margherita di Bologna.

06 giugno 2014

Bassano del Grappa

Ieri siamo andati a Bassano. La ragione della scelta di questa meta per una gita di un giorno non la so e non ho chiesto, non tanto per discrezione, ma perché non m’interessa molto. Come dice il saggio: “Ci sarà una buona ragione”.
A memoria mia, molto incerta, ci ero stato una sola volta da bambino al ritorno da una villeggiatura con mia zia I. All’epoca, andavamo un paio di settimane d’agosto con il CAI di Carpi in una località alpina diversa ogni anno. Il club affittava un intero albergo e i soci potevano andarci durante l’estate per un paio di settimane o più in un’atmosfera simpatica e amichevole. Quando passammo da Bassano, al ritorno dalla villeggiatura, dovevamo essere stati in Trentino, dove di preciso non lo so, ma credo che sia stata la volta in cui giungemmo a Venezia, con il pullman che ci riportava a casa. Era il tramonto di una bella giornata estiva e l’impressione della laguna che ne ricavai fu così forte che la conservo ancora a distanza di una vita. A due ore di macchina o di treno da casa, Venezia è una meta abituale e abbastanza frequente; ci sono tornato mille volte per spasso e anche per lavoro, ma quella prima inattesa visione al tramonto resta indimenticabile, e forse per questo non ricordo nulla della contemporanea visita a Bassano. Neppure il vecchio ponte in legno dove “ci darem la mano ed un bacin d’amor”. In effetti è un manufatto abbastanza originale per aspirare alla categoria dell’”indimenticabile”, ma così non è stato, per me. Pare che dalla versione disegnata dal Palladio ce ne siano state diverse successive, dovute alle ricorrenti piene del fiume Brenta che in momenti di particolare euforia lo travolge o lo danneggia gravemente.
Il ripristino più recente e tuttora in piedi è quello del 1968 dopo i danni causati dalla piena del ’66, quella che tutti ricordiamo per l’alluvione dell’Arno a Firenze. Ieri era infiocchettato al massimo con bandiere italiane appese ai travi e vasi di gerani rossi sul pavimento di pietra.
Il resto della cittadina ha un’aria trascurata, molte vecchie case e palazzetti del centro storico sono in semi abbandono. Disabitati i piani superiori, tutte le imposte chiuse, un solo negozio al pianterreno con paccottiglia per turisti e… grappa. Non c’è nulla che si salvi dalla contaminazione con il distillato prediletto dai bassanesi. Qualunque manufatto commestibile è, immancabilmente, “alla grappa”.
L’umore era buono, la giornata bella, non troppo calda, le torme di vecchie turiste infestanti con zainetto e doppi bastoni ultraleggeri non troppo numerose e alle sette di sera eravamo già a casa in tempo per cenare all’ora giusta. Penso che sia stata l’ultima visita a Bassano di questa vita e neppure questa si rivelerà indimenticabile, presumo.
Ecco alcune mie foto scattate ieri a Bassano.

02 giugno 2014

Toc toc...



Toc toc..

Palazzo Montanari Bologna

Maniglioni a forma di diavolaccio draghifago del portone di palazzo Aldrovandi Montanari
in via Galliera 8 - Bologna

 

A sinistra il profilo di uno dei due maniglioni di palazzo Montanari
A destra il maniglione unico con sirene e delfini di palazzo Felicini Fibbia
in via Galliera 14 - Bologna


12 maggio 2014

Pentole e coperchi



  • Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”. L’hai mai sentita questa?
  • Sì, di solito piazzata al termine di una storia in cui una soperchieria, alla fine, veniva a galla ed il malandrino che credeva di averla fatta franca, veniva scoperto.
  • Appunto, il diavolo-malandrino non aveva saputo tenere coperta la sua malefatta perché non aveva saputo fare il coperchio alla pentola che avrebbe dovuto tenerla nascosta.
  • E allora?
  • Mi domandavo chi faceva i coperchi. Il diavolo no, come abbiamo saputo, ma non conosco nessun detto popolare che colmi la lacuna.
  • Se in fretta in fretta vuoi far l’acqua bollire, l’angelo del coperchio devi fare venire.
  • Mai sentita. Quindi sarebbero gli angeli gli artefici e distributori dei coperchi, secondo te?
  • Per forza: demoni pentolari, angeli coperchiari. Rispettare le gerarchie e le funzioni in cielo e in terra. Gli uomini di buona volontà, il sudore della fronte, prima che il gallo canti tre volte ecc. Vorrai mica scherzare?
  • Sarà, ma per non sapere né leggere né scrivere, io uso un bollitore elettrico monoblocco: niente pentola né coperchio…
  • … e ci scommetto che non hai nemmeno una gatta che va tanto al lardo…
  • … neanche il lardo. Era buono, però, con il suo strato di sale sopra, ricordi?
  • Altroché, in qualche trattoria lo servono ancora con le crescentine, ma è diventato una raffinatezza.
  • Come le pentole a pressione con il coperchio incorporato a valvole che nessun diavolo potrà mai scordare.
  • Non c’è più religione.
Inferno

L'immagine è un particolare del dipinto del 1435 "Paradiso e inferno" del pittore bolognese Maestro dell'Avicenna.
Si trova nella Pinacoteca nazionale di Bologna

07 maggio 2014

Eremo di Ronzano




Tornando a casa dopo aver pranzo fuori in una gradevole giornata di sole, abbiamo deciso di andare a cercare Santa Apollonia di Mezzaratta lungo la ripida salita dell’Osservanza, celebre, quando ero ragazzo, per provare le capacità arrampicatrici delle moto.
“Va su per l’Osservanza in seconda, senza tirarle il collo” era un buon voto per una  moto leggera di allora.
A metà della salita, mezza (t)ratta è questo che significa, abbiamo guardato a destra e a sinistra, ma niente da fare. Non l’abbiamo trovata. Ci riproveremo per vedere cosa è rimasto di uno dei tesori del gotico bolognese dopo lo stacco degli affreschi di Vitale da Bologna e Simone dei Crocefissi: fra i maggiori maestri del trecento bolognese. Quanto rimane degli affreschi e delle sinopie dopo lo stacco è ora ospitato molto degnamente nella pinacoteca nazionale di Bologna dove è stato riposizionato con diligenza in un ambiente che riproduce fedelmente quello originale di Mezzaratta. Purtroppo gli affreschi sono molto rovinati e in larga misura perduti. Quanto rimane è sufficiente per far rimpiangere amaramente la rovina in cui è caduto questo capolavoro. Sull’argomento ritornerò più ampiamente e in modo più documentato.
Per consolarci del mancato ritrovamento, ci siamo tuffati alla ricerca dell’eremo di Ronzàno attraverso le strette stradine dei colli bolognesi, meno battute, per fortuna, di quelle fiorentine, ma non meno gradevoli.

Eremo di Ronzano

Frequentato fin dall’età del ferro e poi da Etruschi e Romani, ora è un piccolo complesso abitato da una sparuta comunità religiosa cattolica: i servi di Maria. In una bella giornata di primavera è un paradiso silenzioso e profumato: imponenti querce secolari, castagni, allori, oleandri, pitosfori in fiore, monumentali cipressi mediterranei in duplice filare e, dovunque, morbidi declivi di prati fioriti di margheritine. Fin troppo!
In compenso la chiesa è una struttura modesta con affreschi parietali (vedi foto sopra) in gran parte perduti e di qualità non superba, giudicando da quanto è rimasto. Il portone era spalancato per fare entrare l’aria tiepida e il sole e sconfiggere l’umidità, subdolo nemico di pietre e dipinti.
Nessun umano in vista: ottimo!
Riprendendo l’auto, siamo riusciti a rientrare a casa restando sempre in quota su deserte strade collinari, evitando il traffico cittadino, in agguato poco sotto.

05 maggio 2014

Pilgrim



Il problema della notte successiva ad un film che attribuisce un ruolo importante ad un animale e ricordarsene il nome. Naturalmente non sto parlando di Lassie o di Rex: i cani che compaiono addirittura nel titolo, ma quello di cavalli, tori ecc. importanti, ma non troppo.
Per qualche strano meccanismo, al risveglio del mattino dopo il film, comincio a rimuginare per cercare di riconquistare il nome del maledetto animale. E’ il caso di Corinto, il toro del film di Mazzacurati che non sono mai riuscito a vedere per intero perché troppo ansiogeno per i miei gusti, o di Pilgrim il cavallo sopravvissuto a stento ad un incontro troppo ravvicinato con un TIR.


Redford, regista, produttore e attore protagonista di “L’uomo che sussurava ai cavalli”, che ho rivisto per la prima volta dall’inizio ieri sera, sussurra alcune volte nel corso della prolissa storia il nome dello sfortunato equino, ma vattelo a ricordare il mattino dopo, al risveglio o, anche più comodamente, dopo caffè e bagno. Niente da fare.
Per fortuna c’è Wikipedia, “sia benedetta la sua mano”, che a differenza di Mymovies, non si sbilancia su giudizi critici, ma è servizievolmente precisa nel raccontare la trama, compresi i nomi&cognomi di eventuali bestioni presenti.
Come faremmo a ritrovare la pace mentale senza “Wiki”, per gli amici?

02 maggio 2014

Tortellini parrocchiali

Il primo Maggio, a distanza di circa sei anni, siamo tornati a Castelvetro e, questa volta, ci siamo fermati a mangiare in piazza dove hanno aperto un caffè-ristorante proprio di fianco alla chiesa del borgo alto che io vedevo quotidianamente a inizio carriera quando ricevetti l'incarico annuale d'insegnamento alle scuole medie di quel gradevole paesino pedemontano modenese. 
Ho già parlato di quella simpatica esperienza in un mio precedente blog e non voglio ripetermi. Se vuoi, puoi leggerlo qua. 
La giornata era bella e i pochi tavoli all’aperto si sono presto riempiti di gitanti che avevano raggiunto l’isola pedonale salendo a piedi in abiti primaverili o mascherati da ciclisti della domenica su costose biciclette da montagna.
Dopopranzo, visitate le toilettes pretenziose del bar “L’eglise” (sic) in stile giovanilistico-barocco, siamo entrati anche nella chiesa pseudo-gotica di fine ottocento, caratterizzata da enormi colonne, del tutto sproporzionate al compito di sorreggere gli archi acuti delle tre navate, di normali proporzioni paesane.
Tuttavia, la cosa più notevole dell’interno non sono le colonne gigantesche, ma il manifesto affisso bene in vista vicino al portone centrale che aiuta il visitatore a calarsi nell’autentica atmosfera del luogo.

Clicca qui per vedere alcune mie foto di Castelvetro e dintorni.



30 aprile 2014

Trame celesti

Con segni e disegni trasformava i sogni in trasparenti trame celesti

Sogno di S.Romualdo

Pinacoteca nazionale di Bologna
"Sogno di San Romualdo" di Pseudo Jacopino
liberamente adattato al testo
Clicca la foto per vedere l'originale

07 aprile 2014

Affreschi nella Pinacoteca Nazionale di Bologna



Fra i tanti impareggiabili vantaggi della vecchiaia c'è anche quella di entrare gratuitamente nei musei nazionali; tra questi c'è anche la pinacoteca nazionale di Bologna che si trova in zona universitaria ed è molto comoda da raggiungere e frequentare.
Ieri, subito dopo pranzo, ci siamo tornati per rivedere solo alcune delle cose più amate e anche per fotografare qualche pezzo fra i più gradevoli e meno rappresentati in rete; in particolare alcuni affreschi staccati da palazzi bolognesi e la bella collezione di tavole trecentesche.
Le riprese fotografiche si sono svolte senza difficoltà o disturbo alcuno, infatti si può liberamente fotografare senza essere disturbati dai custodi ed anche la presenza del pubblico dei visitatori, ieri, non era minimamente fastidiosa.

affresco

Dopo cena, ho ripulito e inviato sul mio spazio di Flickr gli affreschi di Niccolò dell’Abate (Modena 1499 – Parigi 1571) staccati da palazzo Torfanini e raffiguranti scene tratte dal VII e da X canto dell’Orlando furioso di Ariosto. Lo stato di conservazione non è certo perfetto, tuttavia ci sono alcuni frammenti relativi agli episodi di Ruggero e Alcina molto gradevoli che ho inviato in rete nel loro insieme ed anche ingrandendo alcuni dei particolari più suggestivi.
Cliccando qui o sulla foto li potrai vedere fin d’ora; nei prossimi giorni il set d’immagini si arricchirà con quanto sarò riuscito a ripulire e impostare.


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